La malattia della perfezione
ร sempre piรน diffuso tra i giovani, e non solo, lโossessione per la propria immagine, che si traduce in unโillusoria ricerca della perfezione. Le persone che hanno una certa fragilitร nella propria auto-percezione, perchรฉ si vedono inadeguati, brutti, difettosi, possono soffrire di quella che viene chiamata dismorfofobia: una percezione alterata di sรฉ in senso negativo. La conseguenza รจ la ricerca malata di una perfezione inesistente: molti diventano competitivi, vivono di confronto, sperimentano la frustrazione, fino ad arrivare talvolta alla depressione. Lโuso compulsivo e continuo dei filtri per postare le proprie immagini sui social denuncia probabilmente una difficoltร seria nellโaccettazione della propria immagine.
Anche se non abbiamo questo rapporto con i social, la dismorfofobia puรฒ manifestarsi in tanti altri modi. In forme meno significative, possiamo preoccuparci anche noi di voler mostrare unโimmagine perfetta di noi stessi, non necessariamente a livello estetico, ma magari nelle nostre competenze, nel nostro modo di vivere, nella capacitร di gestire le situazioni.
Siamo tutti imperfetti
Le letture di questa domenica possono essere al contrario un invito a riconoscere il nostro valore e le nostre potenzialitร anche quando non siamo perfetti, quando ci rendiamo conto che abbiamo dei limiti e che possiamo ancora crescere su alcuni aspetti. Sia nel testo degli Atti degli Apostoli che nei versetti del Vangelo di Matteo ci viene infatti consegnata lโimmagine di Dio che si fida di noi cosรฌ come siamo, anche con le nostre imperfezioni.
Traballanti
La prima immagine di imperfezione รจ resa dal testo del Vangelo di Matteo con un numero: i discepoli sono undici, manca un pezzo, non cโรจ piรน quel numero simmetrico e cosรฌ significativo per la vita di Israele che รจ il numero dodici. La scena fotografa un gruppo che ha vissuto una defezione, un gruppo che ha fatto lโesperienza del proprio limite. Nonostante questo, i discepoli non usano un filtro per fingere di essere sempre dodici. No, qualcosa รจ avvenuto, modificando lโimmagine della prima comunitร . Non a caso, il testo degli Atti degli Apostoli registra un tentativo di aggiustamento da parte dei discepoli: chiedono infatti a Gesรน se sia quello il tempo in cui ricostruirร il Regno di Israele. Si rendono conto infatti che quel numero undici non รจ piรน adatto ai loro sogni di gloria, sperano in un intervento della provvidenza per risistemare quello che รจ andato storto.
Ambigui e indecisi
La seconda immagine di imperfezione รจ resa dal Vangelo attraverso lโaccostamento di due verbi che descrivono lโatteggiamento dei discepoli: prima si prostrano, poi dubitano (Mt 28,17). Siamo noi, con i nostri cammini imperfetti. Ci prostriamo, un poโ perchรฉ siamo convinti, un poโ perchรฉ lo fanno gli altri, un poโ perchรฉ lo sentiamo. Ma mentre ci prostriamo, stiamo giร dubitando. Non ci fidiamo di noi stessi, non ci fidiamo di Dio. Nella nostra vita ci sono sempre tratti di ipocrisia, non siamo mai definitivamente coerenti con noi stessi.
Uno spazio per lo Spirito
Nonostante questi evidenti tratti di imperfezione, ciรฒ che colpisce รจ che il Signore affidi comunque a questa comunitร traballante, incredula, diffidente, la missione di annunciare il Regno di Dio. Lโimperfezione diventa il vuoto che lo Spirito santo riempie. Quando ci riteniamo perfetti, ci illudiamo di bastare a noi stessi, il nostro io pervade ogni spazio, non cโรจ posto per lo Spirito. Quando ci riconosciamo limitati, inadeguati e incapaci, il cuore si apre ad accogliere la forza che viene da Dio. Ciรฒ che importa dunque รจ evitare di coprire lโimperfezione con i filtri della rassegnazione o, al contrario, con lo strenuo tentativo di fare tutto da soli. Lโimperfezione si affronta lasciandosi riempire dallo Spirito.
Lasciarsi accompagnare
Se fossimo perfetti e autosufficienti non avremmo bisogno di essere accompagnati da Gesรน. Con noi il Signore non avrebbe nulla da fare. E invece รจ proprio la nostra inadeguatezza che fa pronunciare a Gesรน parole rassicuranti: ยซIo sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondoยป (Mt 28,20). Egli รจ lโEmmanuele, colui che non ci lascia mai, come una mamma che accompagna la mano del figlio, perchรฉ sa che, qualora togliesse quella mano, il figlio farebbe solo scarabocchi. A volte infatti ci permette anche di farli questi scarabocchi, forse proprio quando rischiamo di pensare di non avere bisogno di lui.
Inviati
Ora i discepoli possono andare ad annunciare, perchรฉ sono diventati consapevoli della loro imperfezione. Andranno a raccontare come il Signore ha operato nelle loro vite storte e traballanti. Non annunciano se stessi e i propri meriti o le proprie capacitร , ma testimoniano la grandezza di Dio, che sarร tanto piรน evidente quanto piรน povere saranno state le loro vite. Questa dovrebbe essere la consapevolezza della Chiesa: inviati con i nostri limiti, affidati per sempre a Colui che cammina con noi!
Leggersi dentro
- Come vivi il rapporto con la tua imperfezione?
- Che cosa testimoni con la tua vita?

per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte



