p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 22 Gennaio 2023

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Il rischio della relazione

In una relazione ci si gioca, occorre viverla, bisogna buttarsi. Fin quando rimaniamo a fare congetture, a cullare delle ipotesi, non vivremo mai quella relazione, non sapremmo mai come sarebbe andata. รˆ la dinamica dellโ€™amore, che chiede sempre un rischio. La parola dellโ€™altro รจ una promessa: ogni relazione allโ€™inizio รจ una promessa. E ciascuno si impegna di fatto a realizzarla con la vita.

Cosรฌ รจ anche con Dio, cโ€™รจ una relazione e cโ€™รจ una promessa. Possiamo fare tutte le teorie che vogliamo, possiamo proporre tutte le norme, i criteri, le regole che vogliamo, ma faremo esperienza di Dio solo quando accetteremo di rischiare e di buttarci nellโ€™amore. Forse anche come Chiesa siamo chiamati a ripetere quel gesto che sta allโ€™inizio del Vangelo: un parola che chiama a camminare insieme!

La profezia che si compie

Nel passo del Vangelo di Matteo che la liturgia ci propone in questa domenica, cโ€™รจ anzitutto il compimento di una promessa: in Cristo, Dio dimostra che ha mantenuto la parola. La profezia di Isaia si compie in Gesรน. Quellโ€™oracolo (Is 8,23b-9,6) fa parte del cosiddetto libretto dellโ€™Emmanuele (sono i capitoli 7-11 di Isaia). Nelle sofferenze che il Regno di Giuda sta attraversando, a causa della minaccia dellโ€™Impero assiro, Dio invita ad avere speranza, non perchรฉ quelle sofferenze non ci saranno, ma perchรฉ Egli promette di attraversarle insieme a noi: รจ lโ€™Emmanuele, il Dio con noi.

Egli รจ come la luce che entra nelle tenebre della nostra vita, quella luce che ci permette di riconoscere e dare un nome a quello che ci ha fatto male (il giogo, la sbarra, il bastone). La profezia non fa perรฒ riferimento a chi ha usato quegli strumenti. Dio infatti ci libera non per trasformaci in aguzzini, non cโ€™รจ uno scambio tra persecutori e perseguitati, non cโ€™รจ una vendetta da compiere.

Cambiare modo di pensare

In una relazione, lo sappiamo bene, bisogna accogliersi reciprocamente: Dio mi dice una parola di tenerezza, รจ con me, ma oggi Cristo ci dice come io posso essere con lui!

Il primo passo รจ convertirci, cambiare, anzi, piรน precisamente, cambiare il nostro modo di pensare. Sappiamo bene infatti che se continuiamo a ragionare mettendo al centro noi stessi, nella convinzione che lโ€™unico modo giusto di guardare le cose sia il nostro, non arriveremo mai ad accogliere lโ€™altro nella nostra vita. Metanoeite, allora, cambiate modo di pensare! Non essere diffidente, ma buttati e lascia entrare Dio nella tua vita.

In qualunque momento della vita

Gesรน ci chiama a stare con lui qualunque sia il momento della nostra vita, qualunque sia la situazione che stiamo vivendo. Matteo ci presenta infatti Gesรน che chiama i suoi discepoli mentre cammina lungo il mare. Le acque, il lago, il mare sono immagini che richiamano la morte, il pericolo, le situazioni della vita che possono travolgerci. Chiama Pietro e Andrea, mentre stanno pescando, quindi presumibilmente di sera, li chiama dalla riva, non si sono allontanati troppo, non hanno preso il largo. Il Signore ci chiama in unโ€™ordinarietร , nella quale forse non stiamo osando tanto, una quotidianitร  nella quale siamo rimasti in superficie.

Poi perรฒ Gesรน chiama anche Giovanni e Giacomo mentre stanno sistemando le reti, quindi presumibilmente di giorno. Sono persone che cercano di aggiustare, come meglio possono, quello che si รจ rotto. Potrebbe essere unโ€™immagine delle nostre relazioni o delle situazioni della nostra vita che non abbiamo mai il coraggio di mettere definitivamente da parte, e ci ritorniamo sopra cercando di rammendarle. Gesรน li invita a lasciare quelle reti, perchรฉ forse si puรฒ cominciare a vivere qualcosa di diverso.

รˆ chiaro quindi che Gesรน รจ rimasto sulla riva del lago dalla sera al mattino: nella notte dellโ€™umanitร  non ha mai smesso di continuare a chiamarci per seguirlo, per trasformare la vita. รˆ arrivato come la luce nelle nostre tenebre. Tra quella sera e quella mattina, in quella notte, ci sono tutte le nostre vicende, tutti i momenti della nostra vita, nei quali Gesรน fa risuonare la sua voce.

Diventare fratelli

Non รจ irrilevante che allโ€™inizio del Vangelo, Gesรน abbia chiamato prima di tutto coppie di fratelli. Anche allโ€™inizio della Bibbia, nella Genesi, si parlava spesso di fratelli, ma quasi sempre erano fratelli che non riuscivano a stare insieme, fratelli che si ammazzano, che si vendono, fratelli che ingannanoโ€ฆ questa รจ lโ€™umanitร , รจ la fatica di diventare fratelli.

La Parola di Gesรน รจ dunque una parola che guarisce innanzitutto le relazioni. Non solo le guarisce, ma fa delle relazioni, della fratellanza, il luogo dellโ€™annuncio. I discepoli di Gesรน si faranno riconoscere prima di tutto da come vivono insieme, da come si perdonano, da come si rispettano e si vogliono bene, perchรฉ, come diceva san Francesco ai suoi frati, dobbiamo annunciare il Vangelo prima di tutto con la vita, poi, se serve, anche con la parola. La prima parola evangelica รจ la nostra vita! Anche Paolo, nel passo della Prima lettera ai Corinzi che ascoltiamo in questa domenica รจ preoccupato delle discordie che ci sono tra i primi cristiani: a cosa serve predicare il Vangelo se poi siamo divisi tra noi?

Camminare stando dietro

Se vogliamo trasformare la nostra vita, se vogliamo portare il Vangelo piuttosto che noi stessi, allora ci dobbiamo mettere dietro al maestro. Questa รจ la preposizione del discepolo, questo รจ lโ€™atteggiamento che cambia la nostra vita. Il discepolo si mette dietro al maestro perchรฉ solo in questo modo puรฒ vedere e imparare dove si inoltra il maestro e solo cosรฌ puรฒ imparare lo stile del maestro. Altrimenti percorriamo strade nostre dove non necessariamente impariamo lo stile di Cristo. Per imparare dal maestro bisogna camminare a lungo dietro a lui. Un giorno poi saremo capaci di rispondere a questa domanda: in questa situazione della vita, Cristo dove metterebbe i suoi piedi?

Presente e futuro

Il Signore vuole valorizzare la nostra vita, non distruggerla. Per questo ai primi discepoli propone di diventare pescatori di uomini. Espressione enigmatica, difficile da capire allโ€™inizio di quellโ€™esperienza. Ma a ben guardare in quellโ€™invito cโ€™รจ qualcosa che รจ giร  presente e qualcosa di nuovo: i primi discepoli sono giร  pescatori, quella รจ la loro identitร , e Gesรน non vuole cancellarla, non dice che non vanno bene cosรฌ come sono. Gesรน aggiunge perรฒ qualcosa di nuovo alla loro vita: vuole valorizzare quello che sono, mettendo la loro vita a servizio del Regno. Questo รจ il cuore di ogni vocazione: il Signore ci chiama non per sacrificare o negare quello che siamo, ma per farlo fiorire, piantando la nostra vita nel giardino del suo Regno.

Urgenza e libertร 

Quando ci si trova davanti a una parola che interpella, quando intuiamo che si apre davanti a noi una strada di libertร , ci rendiamo conto dellโ€™urgenza: i discepoli lasciarono subito le reti! Forse non per loro capacitร , ma per la potenza della parola di Gesรน. Per trasformare la propria vita, bisogna perรฒ lasciar andare quello che ce lo impedisce: le reti da strumento di sopravvivenza erano forse diventate quello che irretisce, quello che impedisce di camminare. I discepoli devono lasciare le reti per seguire Gesรน. E cosรฌ finalmente possono cominciare a vivere una vita nuova, ma soprattutto una vita piena.

Leggersi dentro

  • Che cosa ti impedisce oggi di seguire pienamente il Signore?
  • Il modo in cui vivi ti aiuta ad annunciare il Vangelo?

per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte