La nuova Eva
La colpa รจ sempre degli altri, ovvio.
Perchรฉ una vita bella io la volevo sul serio. Ma ho dovuto fare i conti con mille difficoltร .
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Il mio carattere,ย in primis, troppo timido o troppo irruento, troppo ingenuo o troppo vendicativo.
E la salute. E le opportunitร della vita, ingenerosa nei miei confronti. E il paese allo sfascio in cui mi trovo a vivere. E non parliamo dei politici, tutti ladri o incompetenti. E anche la Chiesa, ormai ridotta a sopravvivere alla modernitร .
Vivo male, sono a disagio, sono pieno di rabbia repressa. E mi lamento. E mi sento a credito con la vita, con i miei famigliari, con Dio, finanche.
E se anche ho una parte di responsabilitร in ciรฒ che (mi) accade รจ nulla rispetto alle gravi responsabilitร di chi ho intorno, o di chi mi ha preceduto.
I miei fratelli, ad esempio, con cui non ho mai veramente legato e che, da adulti, non mancano di rinfacciarmi questo o quellโepisodio del passato.
Per non parlare dei miei genitori, inadeguati quando non dannosi.
E poi prima di loro.
Sfortune o madornali errori commessi nella mia famiglia, fra i miei ascendenti.
Su su, ripercorrendo in passato a ritroso, una somma di disgrazie infinite. E colpe inconfessabili.
Su, su, fino a ritrovarmi ad Adamo ed Eva.
Letteralmente.
In origine
La colpa รจ della donna cheย tuย hai messo accanto, dice Adamo (insomma la colpa รจ anche un poโ tua, Dio imprevidente, sai come sono le femmineโฆ).
La colpa รจ del serpente, dice Eva.
Insomma, la colpa รจ di qualcun altro, sempre.ย
Dove sei?, chiede Dio a ciascuno di noi.ย
Dove sei?, mi chiede in questo avvento.
Tutti intenti ad accusare gli altri. A trovare qualcuno su cui scaricare le responsabilitร , per indossare i panni delle vittime, per nasconderci a noi stessi. E poi, insomma, forse รจ Dio stesso che ha sbagliato a crearci liberi. Cosรฌย tantoย liberi. Insopportabilmente liberi. Condannati ad essere liberi.
Dโaltronde lโalbero della conoscenza del bene e del male, lโalbero che ci rende come Dio, che ci dona sapienza assoluta, รจ cosรฌ allettante. Invece di guardare tutti gli altri alberi del giardino โ tutti! โ siamo attratti dalla vertigine della possibilitร (falsa) di diventare bastanti a noi stessi, senza limiti, infiniti. Non ci basta lโEden, vogliamo strafare.
Di Dio siamo immagine, la somiglianza la dobbiamo creare noi.
Intessendo relazioni, assumendoci la gioia di diventare i giardinieri del Creato.
Si, figurati.
Forse anche Dio, per un istante, ha avuto un dubbio (mi perdonino i teologi seri).
Ma lo ha scacciato subito.ย
La prima volta รจ andata male, decisamente. Questa coppia che nella parabola della Genesi avrebbe dovuto esprimere la genialitร del progetto divino sulla Creazione deve ancora imparare tanto.
Dio, perรฒ, pensa che lโumanitร che da loro discenderร avrร in sรฉ la forza di trovare lo spazio perfetto in tutto questo.ย
Esatto.
Quindi
Sono passati gli anni, le generazioni, le promesse, le alleanze.
ร ostinato Dio. Cocciuto. Allora, nel sottile gioco della libertร e dellโamore, ha intessuto con un popolo, il piรน piccolo, il piรน disgraziato, una relazione dโamore, affidandogli il compito di raccontare allโumanitร in ricerca di senso il suo vero volto.
Ma non sono bastati gli eroi, i santi, i profeti, i padri nobili.
Non i richiami continui alla conversione.
Alla fine Dio ha deciso, forzando il suo progetto, cambiando la suaย mission.
Poichรฉ lโuomo, anche se consigliato, indirizzato, corteggiato, non riesce ad avere unโidea precisa di sรฉ e della Storia, non riesce ad evitare di rubare, ancora e ancora, il frutto della conoscenza del Tutto, non sa gestire il suo delirio di onnipotenza, non accetta il limite come spazio certo in cui abitare, Dio ha deciso di venire lui, in persona, a raccontarsi.
Ma, per farlo, come la prima volta, ha bisogno di una coppia. Di una casa. Di un corpo.
Di qualcuno con cui collaborare.
Di un uomo e di una donna.ย
Lโennesimo rischio.
Maria
ร spiazzato, il principe degli angeli.
Non capisce del tutto lโinguaribile ottimismo di Dio nei confronti di queste creature volubili e scostanti che sono gli esseri umani. Ma ha obbedito e assolto il suo ruolo.
Solo che quella ragazzina lo ha stupito.
Ha avuto paura inizialmente, come tutti coloro che incontrano lโepifania luminosa del divino.
Ma poi.
Ha chiesto, interrogato, argomentato.
Come avverrร , ha domandato, essendo illibata.
Gabriele sorride. Le ha appena comunicato che lโEterno le chiede ospitalitร nel suo piccolo utero. E lei si chiede come farร col suo amato promesso sposo. Tenera.
Invita alla fiducia, lโangelo. E attende una risposta.
Tu cosa avresti detto?
Ripassa. Devo confrontarmi col mio parroco, col mio terapeuta. Ho mangiato troppo, vedo angeli.
E se Maria avesse fatto come Adamo ed Eva, delegando ad altri la responsabilitร ?
Attende, lโUniverso. Pende dalle labbra di una acerba adolescente, il Creato.
Sรฌ, risponde.ย Si.
Per quelย sรฌย siamo qui, oggi.ย
A fare spazio a Dio, come Maria ha fatto spazio nel suo grembo, senza delegare, diventando partecipe della salvezza.ย
Per quelย siย siamo salvi. Sono salvo.
Ecco, dai, facciamo come Maria.
Facciamo della nostra vita unย si.
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