Commento al Vangelo del 10 giugno 2012 – mons. Andrea Caniato

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Con la festa del Corpus Domini — il Corpo e il Sangue del Signore — la Liturgia domeni-cale ci riporta al cenacolo e offre alla nostra meditazione il racconto dell’Ultima Cena di Gesรน con gli apostoli, nella versione dell’evangelista Marco.
“Questo รจ il mio corpo”; “Questo รจ il mio sangue dell’alleanza”: sono le parole cen-trali che il Signore pronuncia mentre porge ai discepoli il pane spezzato e il calice del vino.
L’evangelista evidenzia il contesto pasqua-le di quel nuovo rito, compiuto da Gesรน, all’interno della cena dell’agnello mosaico: “Era il primo giorno degli Azzimi, quello nel quale si immolava la Pasqua”.
Gli agnelli cioรจ — secondo la Legge mosaica — venivano portati nell’area sacra del Tem-pio di Gerusalemme, dove venivano immo-lati per ogni famiglia o gruppo di famiglie, in modo che presso ciascuna si potesse compiere la cena rituale, nella quale si ren-deva presente il prodigioso intervento di liberazione, con il quale Dio aveva salvato Israele dalla schiavitรน dell’Egitto.
“Alleanza” รจ la parola chiave, presente an-che nelle parole di Gesรน: Dio stabilisce un patto con il suo popolo; ma ora si tratta di un patto nuovo, cioรจ definitivo, siglato con il sangue del Figlio di Dio, con la sua vita donata fino in fondo e per sempre.
Ma che cosa accadde agli apostoli, quando mangiarono di quel pane e bevettero di quel vino?
Accadde qualcosa di assolutamente nuovo: gli apostoli parteciparono realmente alla passione, morte e risurrezione di Cristo, prima ancora che essa fosse cronologica-mente accaduta.ย 
L’Eucaristia, infatti, ha proprio questa for-za, di spezzare la barriera della cronologia, la barriera del passato e del futuro, ren-dendo attuale ed efficace qui e ora il dono totale che Cristo fece di se stesso.
Esattamente come accade a noi, quando ce-lebriamo l’Eucaristia: la Pasqua del Signore — la passione, morte e risurrezione del Si-gnore, l’effusione del suo Spirito — si rende presente ed efficace “qui e ora” per noi, ci raggiunge con la sua forza di salvezza, di purificazione e di vita.
Non รจ una rievocazione, non รจ il brivido di un’emozione: รจ la partecipazione misterio-sa ma reale al dono supremo di Cristo.
La Messa non รจ dunque la rievocazione dell’Ultima Cena, come a volte si sente dire; l’altare non รจ tanto un rimando alla tavola del Cenacolo: รจ piuttosto il segno della Cro-ce sul Golgota e del Sepolcro della risurre-zione, anzi รจ il “qui e ora” di tutto il mistero di Cristo, nato a Betlemme, che passรฒ in mezzo a noi sanando e beneficando, e of-frendo se stesso per la nostra salvezza. Questo รจ il senso delle parole “Corpo dona-to”, “Sangue versato”.
Cristo dunque non resta prigioniero del passato, ma abita il presente in cui viviamo.
โ€ข Prese il pane
โ€ข Recitรฒ la benedizione
โ€ข Spezzรฒ il pane
โ€ข Lo diede agli apostoli
โ€ข Dicendo: “รˆ il mio Corpo” e cosรฌ pure il “Sangue”
Questi sono gli elementi fondamentali del rito istituito da Gesรน, che la Chiesa non ha mai trascurato di celebrare, per mezzo dei suoi ministri:ย 
โ€ข nell’offertorio il pane viene “preso”, separato dagli alimenti comuni,ย 
โ€ข poi si recita la grande preghiera di “benedizione”, il rendimento di grazie al Padre per quanto il suo Figlio ha fat-to per noi (รจ quella preghiera che noi conosciamo come “consacrazione”),
โ€ข il pane viene poi “spezzato”: รจ il segno del dono totale di Cristo
โ€ข poi viene “dato”, ripetendo ancora la parola di Gesรน, alla quale crediamo con fede certa: “Il Corpo di Cristo”.
La festa del Corpus Domini, risvegli in noi la fede e la comprensione di questo dono immenso, e ci doni la grazia di viverlo con la coscienza che non possediamo tesoro piรน prezioso di questo.ย 
Dopo l’Eucaristia, non abbiamo piรน nulla di piรน grande.