Da qui non si scappa! Qui dobbiamo giocare la nostra libertร in un senso o nellโaltro.ย O ci giochiamo nella relazione o ci giochiamo nel possesso.
Se ci giochiamo nella relazione il fratello e Dio sono centrali in ogni scelta. Se ci giochiamo nelle cose, centrale diventa il possesso. Se ci giochiamo nella relazione tutto sarร vissuto con questa attenzione. Se ci giochiamo nel possesso tutto sarร letto alla luce del possesso.
Se centrale รจ il possesso delle cose, tale atteggiamento pervaderร anche la nostra โrelazioneโ con le persone. E sarร non piรน relazione ma possesso delle stesse. Quando non ci sarร possesso ci sarร delusione, crisi, spaccatura fino a pensare, o a fare, di uccidere lโaltro perchรฉ non รจ piรน mio, perchรฉ si rifiuta di essere ancora mio/a.
O il nostro tesoro รจ Dio e noi ci riconosciamo figli e dunque le cose e le persone e gli animali non sono feticci da adorare ma doni del suo amore da condividere, oppure tutto diventa feticcio. Le nostre relazioni con le persone, con le cose, con gli animali perdono la loro reale dimensione e diventano luogo per un morboso attaccamento dove il mondo non esiste, esiste solo ciรฒ che entra nello schemino del mio cervello e solo ciรฒ che serve a confermare lo schemino che il mio cervello applica alla realtร .
Lโappartenenza a qualcuno รจ cosa bella. Ma lโappartenenza io la posso vivere o come possesso o come relazione.ย Se รจ come possesso le cose, Mammona, lโaltro, diventano il mio idolo a cui io immolo la mia libertร , ne diventiamo schiavi; se รจ come relazione noi ci riconosciamo figli di Dio e fratelli fra di noi. La paternitร di Dio e la fraternitร con lโaltro diventano la luce del mio occhio, la luce a partire dalla quale io leggo e decido come essere e come fare, piรน che cosa essere e cosa fare.
La paternitร di Dio รจ spinta a vivere il rapporto con le cose come libertร dallโaccumulo quando le cose ci sono e libertร dallโansia quando le cose non ci sono. Da qui scaturisce una libertร di rapporto dove le persone diventano motivo di accoglienza e di amore fraterno.
Avere un cuore da figli ci rende liberi dalle opere. Dalle opere religiose prima โ preghiera, digiuno e elemosina โ e dalle cose e dalle persone poi.
Noi continuiamo a trasferire nei nostri rapporti, anche familiari, la nostra smania di possesso che viviamo nel campo economico e nel campo politico-sociale. Dovremmo mettere al centro di tutto la nostra relazione bella con le persone con cui informare anche il nostro rapporto con le cose e con gli affari. Noi invece continuiamo a fare il rovescio, rovinandoci il fegato negli affari e il cuore negli affetti.
Vivere da figli non รจ orientato a diventare esportatori di capitali allโestero perchรฉ accumuliamo tesori nel cielo. Vivere da figli significa vivere da persone libere, e non schiave, perchรฉ il nostro cuore si arricchisca di vita, vita di oggi che รจ giร vita eterna, vita in Dio oggi che รจ giร vita in Dio per sempre.
Siamo chiamati ad orientare la nostra esistenza o al possesso o alla relazione disfandoci, noi comunitร cristiana per prima, di tutto per essere liberi. Disfarci con gioia perchรจ tutto diventi dono ricevuto dal Padre e condiviso coi fratelli: questa รจ la vera eucaristia, questa รจ la nostra messa quotidiana.
AUTORE: p. Giovanni Nicoli
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