A volte ci capita di vivere una vita spezzettata, come se avessimo identità diverse a seconda della situazione o dell’ambito di vita in cui ci troviamo: lavoro, studio, relazioni, hobby, chiesa, etc. Indossiamo abiti e adottiamo comportamenti differenti e assumiamo un diverso metro di giudizio nelle varie occasioni. Gesù ci ricorda, però, che il Padre ci ha pensati tutti interi, senza dissociazioni corpo, anima, spirito.
Ricordarsi di questo è particolarmente importante nell’ambito delle relazioni. Se c’è qualcosa che non mi permette di vivere serenamente con l’altro e so di poterlo in qualche modo sistemare non posso far finta di niente. “Non uccidere” è un comandamento che Gesù allarga, chiarisce e puntualizza: l’altro ha una dignità da difendere. Il primo passo è sforzarsi di volgere il metro di giudizio in uno sguardo aperto, che vede la bontà e la bellezza dell’altro al di là di tutto, perché creatura amata dal Signore proprio come me. In questo modo probabilmente affronterò con più serenità anche le offese ricevute.
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Vivere il rapporto con Dio in pienezza significa, quindi, fare di tutta la propria vita una preghiera. Nella quotidianità, allora, siamo chiamati a svestirci di tutte le maschere e cercare di essere autentici, facendo di tutto per essere coerenti anzitutto con noi stessi.
Marco Ruggiero

Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato



