La folla continua a correre e a rincorrere. Al suo interno si discorre di quanto avvenuto e del suo significato. La folla ripercorre avvenimenti โ in particolare quello della moltiplicazione dei pani โ e arriva a conclusioni che rispecchiano quelle dei discepoli di Emmaus: noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele, noi vogliamo farlo re perchรฉ non si รจ mia visto nulla di simile, da che mondo รจ mondo non si รจ sentito parlare che uno abbiamo portato un cieco dalla nascita a vedere.
Che cosa trova la folla nel suo discorrere, nel suo correre qua e lร ? Che cosa troviamo noi nel discorrere continuamente su Gesรน e su Dio, sullโuomo e sul suo senso? Continuiamo anche noi a saltellare qua e lร ? O riusciamo a toccare il senso del problema, il senso del vivere? Di fronte ad una realtร anche bella, come reagiamo? Dopo la sorpresa rimaniamo delusi e ci accontentiamo di discorrere su quanto รจ avvenuto? Oppure ci arrabbiamo perchรฉ quello che avevamo trovato ci รจ sfuggito di mano? Rimaniamo delusi dal solito modo di agire dei capi che โnon capisconoโ โ chissร perchรฉ i capi non capiscono mai e continuiamo a cercarli -, e lasciamo perdere tutto?
Dalla folla corrente e rincorrente nasce ad un certo punto una domanda: โRabbรฌ, quando sei venuto qua?โ. Una domanda banale e alquanto imbarazzante. Una domanda che vuole nascondere qualcosa. Sembra la domanda che continuamente noi ci facciamo al telefono: dove sei? Cosa fai? Che tempo cโรจ? ร un tentativo di contatto che puรฒ essere buono e puรฒ essere maldestro. Dipende dal contenuto. Vale a dire: dipende dal cuore che ci mettiamo dentro oppure no.
Il nostro cuore evoca degli avvenimenti per dire che tutto รจ stato vano? Oppure li evoca per celebrare il memoriale? Cioรจ la Messa? Riusciamo a comprendere il senso di quello che viviamo, di quello che abbiamo vissuto, di Colui che abbiamo davanti e celebriamo come risorto? Oppure siamo cosรฌ brachicardici da non capire nulla e di trovare in noi spazio solo per una domanda che fa un poโ infuriare il Signore: โQuando sei venuto qua?โ.
La risposta di Gesรน vuole aprirci ad una presenza, alla sua presenza. Per fare questo dobbiamo spezzare la spirale di un discorrere che non arriva mai al dunque. ร il senso di un camminare e di un correre per trovarci sempre davanti ad un muro, ad un vicolo cieco, ad una realtร senza speranza, ad una tomba anzichรฉ ad un Risorto.
Il Risorto, ancora sconosciuto perchรฉ semplicemente moltiplicatore di pani, operatore di miracoli, ci pone una domanda perchรฉ il nostro cuore esca da quel mare di sciocchezza in cui sembra navigare. Ci pone una domanda perchรฉ possiamo essere riportati al cammino vero lasciando il girare a vuoto. Ci pone una domanda affermativa che ci spiazza, da un lato, ma che, dallโaltro ci riporta a veritร : โIn veritร , in veritร io vi dico: voi mi cercate non perchรฉ avete visto dei segni โ che sono sempre simbolo di una presenza e richiamano a qualcosa di piรน grande -, ma perchรฉ avete mangiato di quei pani e vi siete saziatiโ. Svegliatevi perchรฉ diversamente ogni eucaristia, ogni ascolto della parola, ogni sacramento puรฒ diventare rito magico fatto il quale ci sentiamo a posto. Svegliatevi e guardatevi dentro in veritร : perchรฉ mi cercate? Perchรฉ mi amate oppure perchรฉ trovate convenienza e volete ricevere qualcosa e dare qualcosa che tranquillizzi le vostre coscienze? Volete continuare ad usarmi come un tranquillante o un antidolorifico o volete accettare la sfida di una vita nuova, di una vita piรน vera e piรน umana. Volete continuare a rincorrere con ritmi disumanizzanti, un fantasma che non si fa mai raggiungere, , o volete incontrarmi?
Volete questo? โChe cosa dobbiamo compiere?โ, รจ la domanda che finalmente sorge dalla folla. โQuesta รจ lโopera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandatoโ. Niente piรน che una fede viva dove il rapporto con Gesรน risorto che si rispecchia sul volto del fratello sia al centro di ogni nostra scelta e di ogni passo di cammino.
Alziamoci, non rimaniamo seduti ai bordi della strada e riconosciamolo mentre spezza il pane non per saziare la mia fame, ma per saziare la nostra fame di fratellanza e di condivisione.
AUTORE: p. Giovanni Nicoli
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