p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Giugno 2021

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La fede è fondamentalmente domanda. È nella domanda che sorge dal cuore dell’uomo che si apre la via per l’incontro con Dio. L’annuncio che il Regno di Dio è vicino per cui siamo chiamati alla conversione, è provocazione di una domanda.

Noi siamo abituati a ritenere la fede una questione di risposta. Ad ogni questione vi è una risposta. E quando risposta non c’è, ci affrettiamo a confezionarne una, magari rifacendoci al vangelo con un atteggiamento retroattivo. E quando risposta non c’è, ci sentiamo a disagio perché sembra che qualche cosa sia fuori posto e ci sia qualcosa che non va. E quando qualche domanda sembra vada fuori dal seminato, anziché accettare la ricerca noi ci affrettiamo a fare rientrare nei ranghi quella domanda che ci infastidisce.

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Gesù domanda ai suoi discepoli chi Lui sia. Non si preoccupa della risposta, si preoccupa della domanda. Sì, perché l’unica risposta vera è quella che nasce dal cuore, è quella che ci suggerisce il Padre. Noi siamo beati se una risposta ci viene donata e nasce da un cuore che si domanda, come è stato il cuore di Pietro.

Le nostre risposte, il nostro bisogno di risposta, serve solo alla nostra insicurezza, non alla fede.

Per noi l’annuncio è dire chi Gesù è. Per Gesù l’annuncio è suscitare una domanda. Domanda a tutto campo. Domanda su sé stessi, domanda su Dio, domanda sul futuro, domanda sul presente. La domanda è l’unica che può smuovere un cuore addormentato e creare del buono.

La risposta assopisce e non smuove nulla. Tutte le chiarezze teologiche, tutti i documenti della chiesa ben scritti, tutte le risposte del catechismo ben confezionate, non hanno mai smosso nessuno.

E la tentazione è sempre quella, quella di usare il vangelo per confermare un nostro pensiero, un fare della dietrologia. E il rischio è proprio questo: usare il vangelo di oggi per giustificare la struttura gerarchica della chiesa di oggi, struttura che è frutto della storia non del vangelo; struttura che troppo spesso è diventata ed è fonte di potere e di peccato.

No, il vangelo di oggi, come la figura di Pietro, come la figura del Papa, hanno senso nella misura in cui suscitano una domanda. Perché laddove c’è domanda c’è desiderio e laddove c’è desiderio c’è apertura e ricerca. E laddove c’è ricerca un cuore desidera e si apre ad una risposta che nessuno se non il Padre gli può suggerire.

Anche le risposte dei discepoli, a ben guardare, possono essere ambigue. Sembrano più orientate a giustificare una sorta di reincarnazione miracolistica che possa ripetere il passato, più che aperte ad un annuncio.

E qui noi ritroviamo il nostro peccato ecclesiale di oggi, il mio peccato: credere che annunciare significhi insegnare, andare a fare vedere come si fa a vivere. Abbiamo schiavizzato il vangelo al pensiero razionalista occidentale e l’abbiamo scambiato per vangelo. E i guai arrecati sono sotto i nostri occhi ogni giorno.

La fede, dunque, è domanda. Le risposte, se non precedute dalla domanda, sono cose vuote che non stimolano un cammino, non creano né desiderio e neppure coinvolgimento. Un cuore comunica con Dio se quel cuore è in ricerca, se evidenzia un bisogno di Dio che non sempre si evidenzia.

Cristo non è una risposta da insegnare, che manifesta una verità di cui io sono detentore.

Cristo è sempre una domanda: “Ma, voi chi dite che io sia?”.

E il messaggio che ribadiamo è lo stesso: non ci interessa la risposta, ci interessa che la domanda tocchi il cuore, il centro di quello che noi siamo. Tutto il resto ci sarà dato in più.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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