Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 13 Novembre 2020 – Lc 17, 26-37

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Siamo giunti agli ultimi giorni dellโ€™anno liturgico e, come ogni anno, la Parola ci invita a riflettere sulย dopo, sullโ€™altrove.ย In altri tempi questa riflessione teologica veniva definita deiย novissimiย e serviva a guardare un poโ€™ al di lร  della punta del nostro naso.

Ribadito il concetto che il Regno รจ giร  iniziato, la Chiesa delle origini ha maturato lโ€™idea di un ritorno di Cristo risorto dopo lโ€™ascensione, ritorno pensato imminente, allโ€™inizio, poi posticipato alla fine della Storia.

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E di questa fine parla abbondantemente Gesรน utilizzando un linguaggio giร  impiegato nellโ€™Antico testamento: lo stile apocalittico, fatto di grandi immagini, di metafore, di visioni da non prendere alla lettera ma nel loro significato profondo.

Cosรฌ, oggi, il Signore ci ricorda di essere sempre pronti, di vigilare senza lasciare che la vita ci asfalti, ci intontisca, ci scoraggi. Il rischio รจ di fare come Lot che non ha avuto il coraggio di osare, di andare oltre, di staccarsi da Sodoma o come sua moglie, che ha continuato a guardare al passato.

Il Signore verrร , nella pienezza dei tempi, e sarร  una grande festa, soprattutto per noi che ci diciamo suoi discepoli.

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