Gesรน aveva scelto, quale discorso programmatico inaugurale della sua predicazione del regno di Dio, di parlare innanzitutto della beatitudine, della felicitร , sapendo che questo รจ ciรฒ che lโuomo cerca. Una beatitudine paradossale, fatta di mancanza e non di pienezza: โBeati voi che siete poveri โฆ beati voi che siete affamati โฆ beati voi che piangete โฆ beati voi che siete odiati, disprezzati, calunniati โ (cf. Lc 6,20-23). E a chi lo ascoltava aveva indicato di non scappare da quella mancanza, di abitarla, ma tenendo lo sguardo ben rivolto al futuro, gravido di promessa, quale accesso alla felicitร presente: cittadini fin dโora del regno di Dio, fin dโora rallegratevi, perchรฉ โsarete saziati โฆ riderete โฆ avrete una grande ricompensaโ.
A queste quattro condizioni paradossali della felicitร , ora Gesรน ne aggiunge una quinta, che diviene come la chiave di accesso a quella beatitudine promessa: โBeati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!โ (v. 28). E a chi lo ascolta Gesรน ribadisce di tenere nuovamente lo sguardo ben rivolto al futuro, indicando dove sta la feconditร : non in una gravidanza passata, bensรฌ in una futura, quella della vita ri-generata da una Parola fecondante! Gesรน invita i presenti, brutalmente, a distogliere lo sguardo da lui e dalle sue origini โ โil grembo che lo ha portato e il seno che lo ha allattatoโ (cf. v. 27) โ e a rivolgerlo a un futuro che si costruisce giorno dopo giorno in un presente abitato da una fedeltร fattiva allโascolto della Parola.ย
- Pubblicitร -
La beatitudine, la felicitร , รจ per noi โ come รจ stato per Gesรน โ nientโaltro che un quotidiano cammino che dalla nostra origine, dal momento della nostra generazione, ci ri-genera passo dopo passo, in un processo di liberazione che matura grazie alla fedeltร quotidiana a una Parola di libertร , orientata alla nostra libertร : โChi fissa lo sguardo sulla โฆ legge della libertร e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverร la sua felicitร nel praticarlaโ (Gc 1,25). Condizione di tale ri-generazione, ci ricorda lโapostolo Giacomo, รจ il nostro sguardo: cosa teniamo davanti ai nostri occhi, ben fisso?
Solo se il nostro sguardo si distoglie dal nostro โioโ, dalle nostre parole, dai nostri discorsi, per aprirsi a una Parola altra, allora tutta la nostra vita si dilata, si fa ampia, si fa felice di quellโampia felicitร che chiamiamo โbeatitudineโ. E, insieme a ciรฒ, anche tutte le nostre relazioni cambiano di segno e diventano felici, perchรฉ anchโesse rigenerate da un decentramento portatore di vita, strappate allโautocentramento su noi stessi e sulle nostre origini e aperte a una comunione fondata sullo sguardo riorientato dalla Parola: โMia madre e i miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in praticaโ (Lc 8,21). Relazioni rese felici perchรฉ ri-generate dal dono di sรฉ, in obbedienza alla legge dellโamore-servizio: โSe io โฆ ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perchรฉ anche voi facciate come io ho fatto a voi โฆ Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in praticaโ (Gv 13,14-15.17).ย
fratel Matteo
Puoi ricevere il commento al Vangelo del Monastero di Bose quotidianamente cliccando qui
