Gesรน, nel suo camminare per i villaggi della Galilea e della Giudea, posava il suo sguardo sulla natura che lo circondava. Gesรน amava molto guardare le greggi, spesso ci parla di pecore, di pastori, e anche nel primo versetto di oggi ci richiama a essere pecore, anche se nel contesto in cui si pascola ci possono essere dei lupi: bisogna continuare a essere pecore, sempre!
Ci esorta poi alla prudenza dei serpenti e alla semplicitร delle colombe. Sorella Maria di Campello invita ad accrescere la comunione con la natura e con tutte le creature: โDilatate il vostro cuore. Anche fisicamente avete bisogno dellโaria libera, della bellezza che รจ attorno โฆ io tengo andiate allโaperto โฆ se io sapessi che una passa quella mezzโora contemplando lโazzurro del mare o osservando una fogliolina o una farfalla mi basterebbe perchรฉ siete in silenzio, siamo insieme e abbiamo attorno la vita, che cโรจ di piรน sacro?โ.
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Lโinvito a essere come pecore รจ perchรฉ Gesรน sa che nel cammino si incontrano avversitร e inimicizia, che si dovrร rendere conto della propria fede; e anche qui lโesortazione รจ a non preoccuparsi di โcomeโ e di โcosaโ dire, perchรฉ lo Spirito santo ci donerร intelligenza e parole โin quellโoraโ, al momento opportuno. Avversitร e inimicizia non arrivano solo dal contesto sociale, dalle autoritร civili e religiose, ma anche da quelli della propria casa: fratello e padre, figli e genitori. Gesรน mette in guardia il suo discepolo sulle asperitร della sequela: รจ inevitabile, รจ intrinseco nel cammino incontrarle. Contraddizioni, incomprensioni, visioni diverse, contrapposizioni, fino a persecuzioni devono essere messe in conto dal discepolo che deve perseverare fino alla fine. Nulla deve distogliere dallโessenziale, dal nucleo della nostra fede e della nostra sequela: il Signore Gesรน, morto e risorto, il Pastore grande delle pecore.
Il Signore non ci risparmia dal dolore e dalla sofferenza; in quei momenti una domanda deve abitarci: โQuesto dolore che vivo mi fa male o mi fa bene?โ. Il dolore fa bene quando รจ un dolore che non ci rende piรน cattivi, che non alimenta il rancore e ci fa reagire con rabbia; bensรฌ รจ un dolore che apre a una comprensione piรน grande, a una comunione piรน vera e ci rende piรน solidali nel peccato e nella sofferenza. ร sempre il โcomeโ che fa la differenza nel vissuto e che trasforma quello che ci raggiunge, anche di male e di dolore; siamo chiamati a vivere in obbedienza anche quando ciรฒ che viviamo non รจ facile da accogliere e accettare.
โTante cose belle e tante cose difficili, e quelle difficili si sono trasformate in belle ogni volta che ero disposta a sopportarle. Ho imparato che un peso puรฒ essere convertito in bene se lo si sopportaโ (Etty Hillesum).
โDove cโรจ speranza, non cโรจ sconfitta anche se cโรจ grande fragilitร , grande miseria e desolazione, grande clamore pieno di paura; la vittoria รจ giร percepibile. Questo รจ il mistero della sofferenza nella chiesa e nella vita cristiana: รจ proprio il portale con la scritta โabbandona la speranzaโ, il portale della sofferenza, della catastrofe e della morte, che si trasforma per noi nel portale della gloria e dello splendoreโ (D. Bonhoeffer).
sorella Roberta
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