Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 9 Maggio 2020

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Chi vede me vede il Padre, dice Gesรน ad uno stranito Filippo. Difficile da cogliere, questa cosa, ma ancora piรน difficile, per noi oggi, cogliere la ricchezza che la Chiesa ha scoperto dietro questa affermazione.

Dunque Gesรน รจ piรน di un rabbino, piรน di un profeta, piรน del Messia: รจ la manifestazione stessa del Padre, il Figlio di Dio. E nello stesso tempo si identifica con Dio per poi, dopo la Pentecoste, parlare dello Spirito come manifestazione di Dio. Un Padre, un Figlio, lo Spirito. Nelle prime comunitร  si abbozza la consapevolezza del mistero di un Dio che รจ unico, ma non solitario, che รจ comunione, che รจ comunicazione, relazione dโ€™amore.

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Un Dio che รจ Trinitร  e alla cui immagine siamo stati creati. Non sa, Filippo, che la sua domanda ottiene un risposta che ci lascia intravvedere il mistero sconcertante di Dio Trinitร . E Gesรน avverte i discepoli e noi: qualunque cosa chiediamo al Padre nel suo nome la otteniamo. Perciรฒ la Chiesa conclude ogni sua orazione ufficiale chiedendo โ€œper Cristo nostro Signoreโ€, in obbedienza a quanto il Signore ci ha chiesto.

Per Cristo ci rivolgiamo al Padre, diventati figli nel Figlio, concittadini dei santi e famigliari di Dio. Che meraviglia!

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