La Settimana santa inizia pochi chilometri da Gerusalemme, in un villaggio chiamato Betania, nella casa di una famiglia molto cara a Gesù: Marta, Maria e Lazzaro. Pochi giorni ancora e Gesù entrerà nel buio delle ore della Passione.
Forse per prendere le energie necessarie va a cercare questi amici. In fondo gli amici sono il coraggio che Dio ci dona per affrontare la vita. Senza amici non si va molto lontano. Gesù si è fatto sempre bisognoso di amici. Questi tre in particolare rappresentano tre sfaccettature interessanti dell’animo umano. Marta rappresenta il fare.
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Lazzaro il bisogno di trovare un posto nel mondo. Maria la capacità di interiorità e ascolto. In questa cena sono tutti e tre convertiti nella loro caratteristica principale. Marta non è più perduta nel suo fare compulsivo. Il suo fare è divenuto servizio, ha il suo punto focale in Gesù. Lazzaro non è più “assente”, malato, morto, non protagonista.
È seduto a tavola. Ma la grande rivoluzione di questa cena è Maria: <<Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento>>. Il gesto è di una potenza simbolica immensa. È amore tradotto in gesto.
Ma è proprio perché è così significativo che immediatamente la mediocre logica umana dell’utile prende il sopravvento: <<Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro>>.
Non si può capire nulla del messaggio di Gesù se si continua a ragionare solo nell’ottica dell’utile. L’amore per sua natura è “inutile” cioè “gratuito”. Se non fosse tale non servirebbe a nulla se non ad essere un ennesimo commercio nelle relazioni.
L’amore vero sembra sempre uno spreco, una perdita. Ma il suo guadagno non è in un profitto misurabile ma in un’intima gioia. Chi ama è felice di amare anche se non guadagna nulla secondo la logica del mondo.
Commento di don Luigi Maria Epicoco al Vangelo di Gv 12, 1-11
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