Commento al Vangelo del 12 settembre 2010 – Paolo Curtaz

Data:

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Ventiquattresima domenica durante l’anno
Es 32,7-11.13-14/ 1Tm 1,12-17/ Lc 15,1-32

Da dio a Dio

Fatevi bene i conti in tasca, amici, Gesรน pretende di essere piรน grande della piรน grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare. Cosรฌ, al discepolo che, ascoltando lโ€™immensa sete di infinto che pulsa nel cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesรน propone un cammino verso una scoperta inattesa: il vero volto di Dio.

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Il nostro piccolo dio
Tutti abbiamo unโ€™idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo. Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di religiositร  connaturale nel nostro imprinting.
Unโ€™idea di Dio in cui credere. O non credere.
Mediamente, perรฒ, lโ€™idea di Dio che abbiamo รจ approssimativa, e neppure troppo simpatica. Dio esiste, certo, per caritร , รจ anche potente, ma incomprensibile nelle sue discutibili scelte.
Andiamo, amici, siate onesti: non avete mai pensato di fronte allโ€™idiozia degli uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo? Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre? Proteggere i deboli? Che quella madre di famiglia divorata dal cancro รจ una clamorosa stupidaggine divina? Che, insomma, se Dio cโ€™รจ perlomeno รจ pigro o incomprensibile?
Quanta strada lโ€™uomo ha fatto per convertire il proprio cuore!
La storia di Israele รจ la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia, il cuore stesso di Dio.
Nella splendida pagina dellโ€™Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di rinunciare e di ricominciare. Mosรจ lo sfida e rifiuta di seguirlo: tra Dio e il popolo Mosรจ sceglie il popolo. E Dio si stupisce a cambia idea. Giร  il primo testamento intuisce ed elabora lโ€™inaudito: Dio si confronta con gli uomini, cambia idea, impara qualcosa dallโ€™esperienza.
(Lo so, sono concetti teologicamente inesatti e fragili, ma che provengono direttamente dalla Bibbia e rivelano la potenza del Dio di Israele.)
Ma, alla fine del percorso di Israele, nonostante tutto, lโ€™uomo โ€“ ahimรจ โ€“ ancora non capisce.
E Dio decide di venire a spiegarsi. Definitivamente.
Il Dio di Luca
Luca, dei quattro evangelisti, รจ quello che maggiormente ha dovuto fare un balzo dalla propria visione di Dio a quella di Gesรน.
Lui, greco di Antiochia, รจ abituato ad una religiositร  legata a dรจi capricciosi e simili in tutto a noi uomini. Quale tuffo nel cuore deve avere provato quando ha sentito quel tale di Tarso parlare di Dio in maniera assolutamente innovativa! Dio, diceva Paolo, รจ un Padre pieno di ogni tenerezza, lontano anni luce dalle nostre fobie e dai nostri timori.
Luca ha creduto al Dio di Paolo, ha ricevuto il Battesimo e si รจ messo alla sequela del Maestro Gesรน, lโ€™ebreo. Poi, dopo molti viaggi, dopo molta gioia, dopo una vita passata a informarsi, ci restituisce, in tre parabole che sono come tre perle preziose, la sintesi del volto di Dio.
Il Dio di Gesรน
Dio รจ misericordia dice Luca; Dio รจ misericordia anticipa il suo maestro Paolo nella seconda lettura. La misericordia esprime lโ€™onnipotenza di Dio, lโ€™amore infinito, tenero ed adulto, carezzevole ed esigente, รจ il volto di Dio.
Ma allora perchรฉ continuiamo a pensare a Dio come a un vigile, un giudice, un severo preside? Perchรฉ ci ostiniamo a tenerlo ben lontano dalle nostre vite relegandolo nelle chiese e nei ritagli di tempo che dedichiamo alla religione?
La nostra triste fede pensa alla vita in Cristo come ad un pegno da pagare allโ€™onnipotenza di Dio, non come ad un incontro di pienezza e di festa! Occorre convertirci alla tenerezza di Dio, occorre osare e pensare ciรฒ che Lui รจ venuto a testimoniarci.
Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio. Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita di Dio e questo significa fare come Lui.
Noi diciamo: โ€œTi amo perchรฉ sei amabile, te lo meriti, perchรฉ sei buonoโ€.
Dio dice: โ€œTi amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perchรฉ so che il mio amore ti renderร  buonoโ€.
C’รจ una bella differenza! In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti. Nessuno si merita l’amore di Dio. Il suo amore รจ assolutamente gratuito, libero, pieno. Dio non ci ama perchรฉ siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende buoni, aprendoci alla speranza. La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana รจ il segno di questo amore di Dio per chi sperimenta di essersi “perso”.
Felice colpa!
L’esperienza del peccato, che รจ questo “perdersi”, diventa occasione per un incontro piรน duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita con il suo amore.
Ben lontano dallโ€™avere una visione poetica o approssimativa del peccato, Luca sa che lโ€™esperienza di sofferenza interiore che รจ il peccato, questo smarrimento, questa lontananza da Dio e da noi stessi, puรฒ diventare un incontro che salva, che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticitร  e coraggio.
La nostra fede non si fonda sulle nostre capacitร , sulle nostre devozioni, sui nostri sforzi, ma sullโ€™ostinazione di Dio che ci cerca.
Prendere coscienza di questo significa aprirsi alla festa, partecipare, come la donna che ritrova la moneta perduta, alla festa che Dio fa per chi si lascia incontrare.
I giusti, quelli che si sentono a posto, col notes dei meriti completo, non potranno mai, purtroppo, sperimentare la gioia di essere caricati sulle spalle del Pastore. Come il figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo “non entrano” in questa prospettiva, in questa mentalitร .
Chiusi nelle loro poche certezze, non possono allargare il cuore nella gioia del Padre.
Quando, finalmente, le nostre comunitร  capiranno il Vangelo della misericordia e, con semplicitร , lo faranno diventare metro di giudizio del loro agire, la Chiesa tornerร  a diventare faro che illumina il cammino degli uomini.
Che il Dio della misericordia ci aiuti!

Paolo Curtaz

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