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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 19 Aprile 2019 – Gv 18, 1-19, 42

Silenzio. La Chiesa tace, riunita attorno alla collina del Golgota. Silenzio assoluto, tutto tace, le nostre chiese sono vuote, spoglie, disadorne. Tolti i fiori, tolte le candele, tolta anche la custodia eucaristica.

Nessun suono d’organo anima la nostra preghiera, solo l’asciuttezza del silenzio attonito e adorante. Oggi nella Chiesa nessuno celebra l’eucarestia, per guardare all’unica eucarestia che Dio celebra dalla croce. Croce di mistero, croce di strazio, croce di infamia.

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Ma anche croce gloriosa, croce piena di speranza, croce che rivela, infine, chi è veramente Dio. Silenzio. Entriamo nelle nostre chiese spoglie cercando con lo sguardo l’immagine dell’appeso, che solennemente viene portata in processione e adorata.

Ecco Dio, eccolo, veramente. Così distante il vero Dio dall’immagine piccina che di lui ci siamo fatti e continuiamo a farci. Dio ha dato tutto, è osteso, donato, mostrato. Un Dio che ama fino a morirne, un Dio che si lascia consegnare e appendere per mostrare a tutti che il suo amore è autentico, senza condizioni, senza rimpianti.

Davanti alla croce, misura dell’amore e della serietà di Dio, anche noi proclamiamo: Dio grande, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi.

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