Commento al Vangelo del 3 Marzo 2019 – p. Roberto Mela scj

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Parole e tesori

Siracide, il poliedrico

Nella sua pregevole introduzione al โ€œPentateuco Sapienzialeโ€ (Pr, Gb, Qo, Sir, Sap), lo specialista Luca Mazzinghi (che ha collaborato criticamente alla nuova traduzione italiana del CEI 2008 e che in questa prima parte del nostro commento seguiamo da vicino, spesso letteralmente) ricorda che il libro del Siracide รจ probabilmente il primo libro โ€œfirmatoโ€ della Bibbia. Nellโ€™Epilogo (Sir 50,27, in greco) lโ€™autore si firma come ยซGesรน, figlio di Sira, figlio di Eleazaro, di Gerusalemme, che ha riversato come pioggia la sapienza del cuoreยป, mentre nel Prologo (testo non canonico con una numerazione di 35 versetti secondo lโ€™edizione del testo greco curata da A. Rahlfs) il traduttore (che รจ poi il nipote dellโ€™autore) lo chiama ยซmio nonno Gesรนยป (v. 7). Il testo ebraico di Sir 50,27 recita invece ยซSimeone, figlio di Gesรน, figlio di Eleร zaro, figlio di Siraยป (cf. anche il testo ebraico di Sir 51,30 nella nota della Bibbia di Gerusalemme).

I codici greci titolano il libro con โ€œSapienza di Sirachโ€ oppure โ€œSapienza di Gesรน figlio di Sirachโ€. I moderni preferiscono la dizione ebraica di โ€œLibro di Ben Sira (figlio di Sira)โ€ oppure di โ€œSiracideโ€ (cosรฌ CEI 2008). Girolamo lo traduce dandogli il titolo di Ecclesiasticus (liber) e cosรฌ il libro รจ spesso chiamato ancora Ecclesiastico. Rufino (Iulia Concordia, 345 circa โ€“ Sicilia, 411), afferma che tale dizione รจ dovuta al fatto che il Siracide, pur essendo usato nella Chiesa, non รจ canonico, ma comunque โ€œecclesiasticoโ€, a motivo del suo uso didattico nella predicazione cristiana. Naturalmente oggi, a partire dal concilio di Trento e a differenza di quello che afferma Rufino, il testo รจ riconosciuto come canonico, cioรจ appartenente alla lista dei libri normativi e approvati dalla Chiesa.

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Il testo ebraico fu composto probabilmente a Gerusalemme intorno allโ€™anno 185 a.C., negli anni tranquilli di Seleuco Filopatore (187-175 a.C.), succeduto ad Antioco III (il Grande (223-187 a.C.) e predecessore del terribile Antioco IV (175-164 a.C.) persecutore degli ebrei. Lโ€™autore dichiara apertamente di essere un saggio ebreo molto conosciuto, colto, viaggiatore, aperto alla cultura ellenistica.

Il nipote di Ben Sira, giunto ad Alessandria dโ€™Egitto ne curรฒ la traduzione in greco nel 132 a.C., come afferma nel Prologo (v. 28). Permise in tal modo alla profonda cultura religiosa ebraica di essere divulgata nel vasto mondo di quella greco-ellenistica, a testimonianza dei grandi traguardi da essa raggiunti, non inferiori a quelli della cultura coeva dominante.

Conosciamo un testo greco lungo e un testo greco breve. Quello breve รจ considerato dagli studiosi il piรน autorevole e seguito dalla traduzione CEI 1974 e 1978. La traduzione CEI 2008 segue, invece, il testo greco lungo (nellโ€™edizione critica curata da J. Ziegler), mettendo in carattere tondo il testo breve e in corsivo le aggiunte del testo lungo.

Lโ€™ottima Bibbia di Gerusalemme (ed. Dehoniane Bologna, che si avvale del lavoro dei padri domenicani dellโ€™ร‰cole Biblique, situata nel Convento di Santo Stefano a Gerusalemme) riporta in corsivo nelle preziose note a piรจ di pagina le varianti presenti nelle parti del testo latino della Neovolgata e del testo ebraico rinvenuto. Tra il 1896 e il 1965 sono stati scoperti infatti quattordici manoscritti al Cairo, a Qumran e a Masada, che hanno restituito circa 1.098 versetti su un totale di 1.616 (67,94%). Mancano i testi di Sir 1โ€“2 e della sezione di Sir 17โ€“29. Siamo in presenza del testo ebraico originale, e non di una retroversione. Purtroppo, anche qui abbiamo un testo ebraico in due recensioni diverse, Ebraico I ed Ebraico II (cf. ad es., la lunga inserzione di Ebr II dopo Sir 51,12: un salmo di lode analogo al Sal 136). Del testo ebraico manca ancora lโ€™edizione critica.

La tradizione sapienziale

La tradizione ebraica piรน antica si era incanalata in modo equilibrato fra la teologia deuteronomistica (Dt/dtr) che si fondava sulle possibilitร  dellโ€™uomo di osservare la Legge e la traduzione sacerdotale (P), fondata piรน sulla promessa e quindi sul culto. La tradizione apocalittica rimandava invece tutto ad un intervento radicale, futuro, di Dio. Giobbe e Qohelet contestano le due prospettive teologiche tradizionali, rifiutando perรฒ anche quella dellโ€™apocalittica.

Siracide non nega la fiducia nellโ€™intervento divino e non minimizza il valore del culto. Recupera tuttavia la libertร  dellโ€™uomo e quindi anche il grande tema dellโ€™osservanza della legge di Dio, senza perรฒ appiattirsi su di essa. Siracide ci appare cosรฌ un felice tentativo di sintesi tra le prospettive tradizionali di Israele (il patto e la promessa) e, insieme, lโ€™approccio sapienziale alla realtร  (lโ€™esperienza della vita), senza prendere mai la via proposta dallโ€™apocalittica.

Struttura

Secondo Mazzinghi, la struttura letteraria del Siracide puรฒ essere cosรฌ definita a grandi linee:

โ€“ Inno introduttivo alla sapienza: Sir 1,1-10; tutto il resto di Sir 1,1โ€“2,18 รจ in realtร  dedicato alla sapienza;

โ€“ Prima Parte: Sir 3โ€“23: prima collezione sapienziale (temi sapienziali diversi); โ€“ Inno con la sapienza personificata come protagonista: Sir 24,1-29; in Sir 24.30-34 รจ il sapiente stesso che si presenta;

โ€“ Seconda parte: Sir 25,1โ€“42,14: nuova raccolta di temi sapienziali diversi; โ€“ Inno a Dio per la sua creazione: Sir 42,15โ€“43,33;

โ€“ Terza parte: Sir 44bโ€“50: lโ€™elogio dei padri;

โ€“ Inno conclusivo: Sir 51: salmo conclusivo sul dono della sapienza.

Nel pregevole commentario maggiore a Siracide curato da Maria Carmela Palmisano (ed. San Paolo, Cinisello B. [MI] 2016), sorella della comunitร  di Loyola e dottore in Esegesi al Pontificio Istituto Biblico con una tesi proprio su Siracide, si troverร  alle pp. 13-14 una struttura letteraria piรน ampia. Attualmente la studiosa lavora allโ€™edizione della Bibbia di Gerusalemme in lingua slovena.

Lโ€™uso della parola

Allโ€™interno dellโ€™ampia sezione di Sir 25,1โ€“42,14 (โ€œIstruzioni su varie situazioni di vita ed esempio offerto ai discepoliโ€), dopo la valutazione di varie situazioni e istruzioni sulla brava e cattiva moglie (25,1โ€“26,27), allโ€™interno della sottosezione di Sir 26,28โ€“28,26 viene riportato un trattato sugli errori nellโ€™attivitร  sociale (26,28โ€“27,3: tre situazioni di perversione; lโ€™attivitร  commerciale) e nellโ€™uso della lingua (27,4-29).

Lโ€™unitร  dedicata alle istruzioni sullโ€™uso della parola (27,4-29) รจ articolata in tre strofe: vv. 4-10 (โ€œIl parlare rivelatore dellโ€™uomoโ€); vv. 11-21 (โ€œIstruzione sullโ€™uso improprio della parolaโ€); vv. 22-29 (โ€œConseguenze del parlare falsoโ€).

รˆ questo il quadro generale in cui si inserisce la breve pericope proclamata nella liturgia odierna (Sir 27,5-8).

Il parlare rivela lโ€™uomo

Nella letteratura sapienziale non ci sono narrazioni riguardanti la storia della salvezza โ€“ anche se esistono belle riflessioni sapienziali su di essa โ€“, ma riflessioni sullโ€™arte del ben vivere, secondo la sapienza instillata da Dio nel creato e soprattutto nellโ€™uomo. Anche la riflessione della sapienza umana, con il suo procedere talvolta ondivago e non sempre progressivo, diventa strumento della rivelazione pedagogica e graduale di Dio al suo popolo e allโ€™umanitร  intera.

In Sir 27,4-7 lโ€™autore illustra con tre belle immagini come il parlare dellโ€™uomo riveli la sua natura, le sue caratteristiche, i suoi pregi e, purtroppo, anche i suoi difetti. La pericope proclamata nella liturgia (vv. 5-7) si limita alle ultime due immagini.

La fornace e la cottura

La fornace prova (dokimazei) gli oggetti del ceramista (cf. v. 5), li โ€œtestaโ€, li mette alla prova col fuoco, facendone emergere con la cottura la loro bellezza, ma anche i possibili difetti di fabbricazione, la povertร  del materiale di provenienza, le incrinature, la diversitร  di spessore, le smagliature, i buchi veri e propri, lโ€™inconsistenza di alcune partiโ€ฆ Nella cottura finale si manifesta esternamente la qualitร  del prodotto e della sua lavorazione.

Nella camera di combustione parallela a quella di cottura, e separata da essa normalmente da una parete, il calore diffuso uniformemente puรฒ andare dagli 800 gradi fino ai 1.400 gradi necessari per cuocere le porcellane artistiche dure. Una cottura a calore eccessivo puรฒ portare alla formazione di bolle e di rugositร  della superficie.

A partire da questa esperienza di vita constatabile da tutti, a prescindere dal loro tipo di cultura, religione, di differenza di livello culturale e socialeโ€ฆ, lโ€™autore afferma che allo stesso modo (kai) nel suo conversare (dialogismos) (รจ presente) la prova/il banco di prova (peirasmos) dellโ€™uomo (v. 5b). Il modo di ragionare e di esprimersi di una persona rivela allโ€™esterno, conferma, rende incontrovertibile, โ€œrassodaโ€, โ€œsigillaโ€ il suo essere come uomo, la sua โ€œumanitร โ€ (o menoโ€ฆ) interiore.

Il ragionamento fatto da una persona, lโ€™eloquio mostrato nella scelta delle parole, nel tono usato, nel quadro culturale a cui si fa riferimento implicito (il patto linguistico comune, la โ€œlinguaโ€) rivela allโ€™esterno le qualitร  interne, invisibili dellโ€™uomo.

Certamente verba volant scripta manent, questo lo sapeva forse giร  anche il saggio Gesรน Ben Sira. Nellโ€™epoca dei mass media e dei social odierna neppure questo รจ sicuro, in quanto si arriva a negare spudoratamente persino lโ€™evidenza ripresa in video e fonicamente, avanzando sempre come scusa un mostruoso fraintendimento, lโ€™estrapolazione dolosa dal contestoโ€ฆ, che fa passare per stupidi milioni di ascoltatori o telespettatori. E la menzogna, ripetuta ossessivamente in TV, diventa veritร , con grave manipolazione dellโ€™opinione pubblica. Anche i verba che dovrebbero โ€œrimanereโ€ possono esser manipolati al computer, i verbali possono esser fatti sparire, sbianchettati, anneritiโ€ฆ Tantโ€™รจ, mala tempora currunt.

Siracide, modernissimo, invita saggiamente alla vigilanza e a non portare la testa allโ€™ammasso, trattenendosi solo la โ€œpanciaโ€ come sede unica dei ragionamenti.

Molto moderno il Siracideโ€ฆ

Il frutto dellโ€™albero e la coltivazione

Il frutto dellโ€™albero rivela come รจ coltivato lโ€™albero. Letteralmente: ยซ(La) coltivazione/ de(llโ€™) albero (geลrgion xylou, oggetto) manifesta (ekphainei) il suo frutto (ho karpos autou, soggetto)ยป (v. 6). I frutti di una piantagione manifestano la qualitร  con la quale essa รจ stata coltivata, i processi messi in opera e i tempi programmati per la produzione, i prodotti usati per favorire la crescita e quelli impiegati per debellare malattie e infestazioni varie.

Lโ€™uomo di oggi รจ ipersensibile alla trasparenza della filiera produttiva e alla genuinitร  del prodotto, con una ricerca a volte ossessiva del โ€œbiologicoโ€ e dei prodotti a โ€œchilometro zeroโ€. Si รจ attenti a consultare lโ€™etichetta che indica il paese di provenienza, i componenti presenti nel prodotto finale. Il prodotto finale attesta la qualitร  inerente al prodotto ed, eventualmente, anche le manipolazioni subite in precedenza, tramite sbiancamento, falso โ€œrinfrescamentoโ€, colorazione artificiale, ceratura, lucidaturaโ€ฆ

ยซAllo stesso modo (houtลs) la parola (ho logos) (rivela, verbo qui seguito dal caso genitivo) il pensiero del cuore dellโ€™uomoยป. La parola pronunciata pubblicamente, allโ€™esterno dallโ€™uomo manifesta la qualitร  del ragionamento, del pensiero, delle idee, del metodo logico seguito dal locutore che manifesta in tal modo ciรฒ che sta nel suo โ€œcuoreโ€, ciรฒ che precede il suo dire.

Nella Bibbia il โ€œcuoreโ€ รจ la sede dellโ€™intelligenza, della coscienza, della volontร , dellโ€™intenzionalitร , della qualitร  morale delle scelte compiute nella vita personale e sociale. La parola e i discorsi di una persona manifestano le sue idee interiori, la sue scelte morali, le manipolazioni subite o i troppi fitofarmaci assimilati, le strumentalizzazioni che in modo anche involontario puรฒ produrre, la qualitร  del โ€œnutrimentoโ€ che nel desiderio intende portare allโ€™interlocutore e alla societร  nel suo insieme.

Non cโ€™รจ chi non veda come lโ€™opacitร  dei processi produttivi delle idee imposte ossessivamente allโ€™opinione pubblica, anche a livello subliminale da โ€œpiattaformeโ€ piรน o meno democratiche e controllabili, possa contaminare il tessuto connettivo dellโ€™interlocuzione umana, avvelenando i pozzi della comunicazione vera, costruttiva, documentata, non manipolata e non strumentalizzatrice.

ยซPrima (di aver sentito) del ragionamento (logismou) non elogiare (mฤ“ epainesฤ“iis) un uomo, questo infatti (รจ la) verifica (pierasmos) de(gli) uominiยป (v. 7)

Tornano gli elementi fondamentali presenti nel v. 5 (peirasmos, dialogismos), producendo una bella inclusione. In precedenza si constatava che la parola, il ragionamento rivelano, portano a giusta cotturaโ€, โ€œtestanoโ€ le qualitร  di un uomo (cf. v. 5). Ora si invita a non procedere oltre, a non elogiare e a non inneggiare in modo intempestivo un uomo, prima cioรจ di averlo sentito esporre concretamente i suoi ragionamenti.

La parola rivela lโ€™uomo. Il problema รจ che oggi la parola, la comunicazione, i codici verbali, gli strumenti massmediali sono impostati in modo tale da far leva solo sulla parola, senza dare la possibilitร  di comprendere se lโ€™uomo che la pronuncia pensi effettivamente quello che dice oppure si serva in modo surrettizio delle parole, dei suoi strumenti e dei suoi effetti per ingannare lโ€™interlocutore in vista solo di carpirgli consenso sociale, voti politici, supporto finanziarioโ€ฆ

Tante cose si possono evidentemente capire giร  da come uno parla, e spesso questo รจ piรน che sufficiente per eliminarlo (non fisicamente!) dalla propria vista per pura igiene mentale e salvaguardia della salute del proprio fegato. Il discorso per slogan, i ragionamenti semplificati e gridati, le urla โ€œsgarbateโ€, le analisi approfondite bypassate fanno correre perรฒ oggi il pericolo di credere troppo presto alle parole โ€“ e solo a quelle โ€“, alle false promesse che non possono essere mantenute, alla demonizzazione dellโ€™avversario, allโ€™incapacitร  e alla non volontร  dellโ€™ascolto e del dialogoโ€ฆ Oggi รจ necessaria lโ€™attenzione alla parola, alla modalitร  della sua elaborazione e diffusione, alla corrispondenza con il reale pensiero interno complessivo del locutore, alle finalitร  ultime dei suoi ragionamenti e dei suoi progetti, allโ€™adeguazione successiva dei fatti alle idee esposte in precedenzaโ€ฆ

Si tratta di sapienza puramente umana, ma al giorno dโ€™oggi il problema รจ proprio quello di rimanere almeno umani.

Molto moderno il Siracide, ma evidentemente da aggiornareโ€ฆ

Guide cieche?

Gesรน prosegue nel suo discorso โ€œpianeggianteโ€ (Lc 6,17-49), ma non troppoโ€ฆ I suoi ragionamenti dai tratti sapienziali, oltrechรฉ biblici, sfruttano la ricchezza del tesoro della sapienza di Israele โ€“ racchiusa anche nel libro del Siracide โ€“, cosรฌ come quella della sapienza umana ricavabile da unโ€™attenta valutazione della realtร , in collegamento vitale con la sapienza delle generazioni precedenti che hanno giร  prodotto una mole imponente di osservazioni che aiutano muoversi nel mondo in modo soddisfacente e โ€œproduttivoโ€ nella vita, illuminati anche da unโ€™โ€œarte del buon vivereโ€ quale vuole essere la sapienza biblica.

La prima lettura insisteva sulla parola e sul ragionamento, sul loro buon uso e su una loro retta valutazione.

Nella pericope evangelica Gesรน insiste su un organo e una facoltร  umana integrabile con la parola: gli occhi e la vista.

La brevissima parabola dei due ciechi illustra chiaramente lโ€™impossibilitร  per un cieco di guidarne un altro per le strade pericolose della Palestina di allora e di quelle impossibili del nostro tempo. Se per assurdo accadesse, tutti e due cadrebbero nel fosso. Questo non toglie che un cieco possa โ€œguidareโ€ sapienzialmente molte altre persone proprio anche per la sua esaltata sensibilitร  per i suoni, la musica, il silenzio, la contemplazione, la riflessione, la capacitร  di ascoltoโ€ฆ

Questo รจ applicabile al rapporto discepolo-maestro. Ognuno, ben preparato, puรฒ superare il proprio maestro delle elementari, delle medie inferiori e superiori, anche del proprio professore con cui si รจ discussa la tesi di dottorato e di post-dottorato. Ma non lo puรฒ diventare tutto di un colpo, bruciando le tappe, senza elaborare a fondo il pensiero di coloro che lo hanno preceduto. Non si puรฒ arrivare a una meta senza che nessuno ti abbia in precedenza acceso una scintilla, instillato la passione, fatto intravedere una meta, fatto sognare un sogno, insegnato un metodo di studioโ€ฆ La vita รจ sapienza, e non solo quella fatta di conoscenze libresche. E la sapienza della vita non la si puรฒ acquisire autonomamente, da autodidatti. Quello che si รจ, lo si รจ per le relazioni intessute, le frequentazioni avute, le amicizie condivise, gli insegnamenti ricevuti, gli smacchi elaborati con lโ€™aiuto di altriโ€ฆ Cosรฌ รจ della vita spirituale.

Pagliuzze e travi

Lโ€™occhio e la vista concorrono nel poter camminare nella vita e, talvolta, anche a guidare altri nel cammino dei loro giorni. Indicare con umiltร  e serenitร  la via ad altri, aiutare le persone con valutazioni e buoni consigli implica perรฒ conoscere con una giusta autovalutazione se stessi e coltivare un rapporto di veritร  misericordiosa verso gli altri.

Nella vita, anche in quella spiritale, molte volte รจ indispensabile il discernimento per intravedere il meglio possibile da compiere in una situazione ben concreta, in vista di proseguire un percorso positivo giร  iniziato verso una giusta (e per i credenti, evangelica) autorealizzazione. Il discernimento e la correzione fraterna, in ambito familiare, amicale, di comunitร  religiosa e parrocchiale richiede fra gli altri elementi un amore di fondo (o anche del suo grado minore, lโ€™empatia), la condivisione del cammino e della sua meta, lโ€™assenza di pregiudizi o di giudizi tranciantiโ€ฆ

Il giudizio blocca una parola definitiva sullโ€™interno dellโ€™uomo, sul suo โ€œcuoreโ€, identificando il valore della sua persona con le sue eventuali mancanze commesse, finendo per appiattirla su di esse. Il giudizio come tale spetta solo a Dio, che conosce il cuore dellโ€™uomo e le sue intenzioni profonde.

Il discernimento invece non giudica, ma valuta comportamenti, parole, risultati confrontandoli col desiderio di felicitร  che alberga profonda nel cuore dellโ€™uomo, col suo progetto esistenziale di fondo e aiuta a fare veritร  fra i propri desideri di felicitร  e le vie intraprese, le scelte compiute, gli atteggiamenti coltivati, alcuni risultati parziali piรน o meno raggiuntiโ€ฆ

Chi vuole aiutare nel discernimento o chi vuole porsi in un atteggiamento di correzione fraterna deve evidentemente essere dapprima in pace con se stesso, nella veritร  del proprio cammino, nellโ€™accoglienza di fondo dellโ€™interlocutoreโ€ฆ Tutti hanno almeno qualche pagliuzza nel proprio occhio, vizi e comportamenti sbagliati, scelte immature e inappropriate, bersagli mancati (in linguaggio biblico questi sono i โ€œpeccatiโ€).

Per aiutarsi veramente nella correzione fraterna, molto difficile persino in ambienti ben predisposti, occorre essere consapevoli della propria fragilitร  personale, aver un cuore grande e misericordioso, un rispetto e una stima di fondo delle persone, delle quale si vuole unicamente il loro bene. Medicati dal vangelo, dalla preghiera, dalla vita fraterna, gli occhi del credente sono consapevoli delle proprie travi e delle proprie pagliuzze, ma troveranno la modalitร  concreta di una fede che si rende dinamica nella caritร  (Gal 5,6), di ยซuna veritร  che si realizza nella caritร ยป (cf. Ef 4,15) per poter aiutare gli altri a proseguire e a crescere nel proprio cammino.

Nessuno puรฒ crescere bene โ€“ cioรจ nella veritร , nella bontร  e nella bellezza โ€“ senza lโ€™aiuto del discernimento fraterno attuato da amici veri.

Alberi e frutti

Con degli esempi parabolici, che non contengono una vera e propria storia e la richiesta di un giudizio su di essa da applicare successivamente alla propria vita, Gesรน riprende gli esempi sapienziali conosciuti nella sua cultura e in quella universale.

Non ci sono che alberi โ€œbuoni (kalon)โ€ e โ€œcattiviโ€ (sapron, โ€œmarcio/putrido/inutilizzabile/cattivo), con i loro corrispettivi frutti. Lโ€™esempio ha di mira lโ€™uomo e le conseguenze delle sue scelte, delle sue azioni, dei valori/disvalori che guidano le sue vie. Cโ€™รจ una corrispondenza sequenziale innegabile, comunque, tra albero โ€œbuonoโ€ e frutto โ€œbuonoโ€, cosรฌ come per lโ€™albero โ€œcattivoโ€. In ordine inverso, cโ€™รจ corrispondenza incontrovertibile, a livello sapienziale, tra un frutto โ€œbuonoโ€ e la โ€œbontร โ€ dellโ€™albero da cui รจ stato prodotto. La natura di ogni albero/uomo la si puรฒ riconoscere dai frutti che genera.

Gesรน dimostra le proprie affermazioni con la negazione del suo contrario. Propone due esempi di consequenzialitร  impossibile: รจ impossibile che i fichi siano prodotti dalle spine e che si vendemmi uva dai rovi. Le diavolerie dellโ€™ingegneria genetica applicate alla botanica e allโ€™agricoltura riserveranno delle sorprese in futuro, certamente, ma si dovranno poi cercare gli acquirenti di simile prodotti โ€œdi plastica da laboratorioโ€โ€ฆ

Sono โ€œlโ€™uomo buonoโ€ (ho agathos antrลpos) e โ€œil cattivoโ€ (ho ponฤ“ros, colui che si identifica completamente col suo โ€œmaleโ€) quelli che Gesรน ha di mira con i suoi esempi parabolici.

Dal tesoro del loro cuore โ€“ cioรจ dalla loro mente, intelligenza, volontร  e coscienza โ€“ essi producono (propherei) โ€œil beneโ€ o โ€œil maleโ€. Questo perchรฉ il loro โ€œcuoreโ€ รจ un caveau, un deposito prezioso, uno scrigno, la parte piรน intima e profonda da dove una persona รจ diretta nelle sue scelte e nei propri atteggiamenti. Cโ€™รจ una linea diretta che collega lโ€™intimo con lโ€™esterno, il pensiero con la parola, le scelte morali con le azioni corrispondenti a valori e disvaloriโ€ฆ

Gesรน conclude le sue osservazioni sapienziali ricollegandosi a quelle presenti nel brano del Siracide, insistendo sulla parola. Essa รจ lo strumento principe, nobile, insuperabile a disposizione dellโ€™uomo per potersi ex-premere, premere cioรจ sul proprio intimo per far uscire la ricchezza dellโ€™interioritร , di ciรฒ che lo muove nel profondo, di ciรฒ che lo emoziona e lo affascina, di ciรฒ che lo impaurisce e che lo blocca.

Coltiva bio

La bocca parla dellโ€™abbondanza di ciรฒ che cโ€™รจ nel cuore. La parola deve essere sempre collegata โ€“ nel sentire biblico โ€“ alla sede dellโ€™intelligenza, della coscienza e della volontร , e mai solamente alle passioni, alle emozioni pure, men che meno alle nude pulsioni del momento, piรน o meno solleticate e sovrastimolate da agenti esterni.

Lโ€™uomo รจ anche sentimento, certamente, e la Bibbia onora e loda lโ€™amore paterno e materno di Dio, sorgente e modello di quello dellโ€™uomo e della donna. Ma intriga certamente sottolineare come nellโ€™universo biblico la parola sia collegata principalmente con la sede che guida coscientemente e volontariamente lโ€™uomo, nel bene e, purtroppo, anche nel male.

Tenerlo presente in tempi calamitosi di slogan urlati nei social, di urla sorde e monodirezionali dei talk show, di spettacoli penosi esibiti nei parlamenti di democrazie di lunga data (se non proprio bimillenarieโ€ฆ) รจ igiene mentale che non puรฒ far che bene.

Si cerca quasi da maniaci i pasti vegetariani, vegani, i prodotti biologici, e poi ci si avvelena il fegato con quel che si sente e si dice. Si sviluppa lโ€™intelligenza artificiale, mentre ancora si razzola a livello di abbaiamenti e grugniti animaleschi. Cโ€™รจ poi chi, per distinguersi, trimbula come il coccodrillo, landisce come la giraffa, gruga come il piccione, pulpa come un avvoltoio, guaiola come la volpe, polpotta come il furetto, gloglotta come il tacchino, bomba come il bombo, ziga come il coniglio, crocida e gracchia come una cornacchia, zirla come un tordo, ciarla come il codirosso, garrisce come la rondine o addirittura paupula come il pavone sperando di farsi notare per lโ€™elevatezza dellโ€™eloquioโ€ฆ

Coltiva bio, pensa bio, parla bio.

Tutta igiene mentale.

Ne guadagneremo tutti.

Commento a cura di padre Roberto Mela scj
Fonte del commento: Settimana News

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