Parole e tesori
Siracide, il poliedrico
Nella sua pregevole introduzione al โPentateuco Sapienzialeโ (Pr, Gb, Qo, Sir, Sap), lo specialista Luca Mazzinghi (che ha collaborato criticamente alla nuova traduzione italiana del CEI 2008 e che in questa prima parte del nostro commento seguiamo da vicino, spesso letteralmente) ricorda che il libro del Siracide รจ probabilmente il primo libro โfirmatoโ della Bibbia. NellโEpilogo (Sir 50,27, in greco) lโautore si firma come ยซGesรน, figlio di Sira, figlio di Eleazaro, di Gerusalemme, che ha riversato come pioggia la sapienza del cuoreยป, mentre nel Prologo (testo non canonico con una numerazione di 35 versetti secondo lโedizione del testo greco curata da A. Rahlfs) il traduttore (che รจ poi il nipote dellโautore) lo chiama ยซmio nonno Gesรนยป (v. 7). Il testo ebraico di Sir 50,27 recita invece ยซSimeone, figlio di Gesรน, figlio di Eleร zaro, figlio di Siraยป (cf. anche il testo ebraico di Sir 51,30 nella nota della Bibbia di Gerusalemme).
I codici greci titolano il libro con โSapienza di Sirachโ oppure โSapienza di Gesรน figlio di Sirachโ. I moderni preferiscono la dizione ebraica di โLibro di Ben Sira (figlio di Sira)โ oppure di โSiracideโ (cosรฌ CEI 2008). Girolamo lo traduce dandogli il titolo di Ecclesiasticus (liber) e cosรฌ il libro รจ spesso chiamato ancora Ecclesiastico. Rufino (Iulia Concordia, 345 circa โ Sicilia, 411), afferma che tale dizione รจ dovuta al fatto che il Siracide, pur essendo usato nella Chiesa, non รจ canonico, ma comunque โecclesiasticoโ, a motivo del suo uso didattico nella predicazione cristiana. Naturalmente oggi, a partire dal concilio di Trento e a differenza di quello che afferma Rufino, il testo รจ riconosciuto come canonico, cioรจ appartenente alla lista dei libri normativi e approvati dalla Chiesa.
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Il testo ebraico fu composto probabilmente a Gerusalemme intorno allโanno 185 a.C., negli anni tranquilli di Seleuco Filopatore (187-175 a.C.), succeduto ad Antioco III (il Grande (223-187 a.C.) e predecessore del terribile Antioco IV (175-164 a.C.) persecutore degli ebrei. Lโautore dichiara apertamente di essere un saggio ebreo molto conosciuto, colto, viaggiatore, aperto alla cultura ellenistica.
Il nipote di Ben Sira, giunto ad Alessandria dโEgitto ne curรฒ la traduzione in greco nel 132 a.C., come afferma nel Prologo (v. 28). Permise in tal modo alla profonda cultura religiosa ebraica di essere divulgata nel vasto mondo di quella greco-ellenistica, a testimonianza dei grandi traguardi da essa raggiunti, non inferiori a quelli della cultura coeva dominante.
Conosciamo un testo greco lungo e un testo greco breve. Quello breve รจ considerato dagli studiosi il piรน autorevole e seguito dalla traduzione CEI 1974 e 1978. La traduzione CEI 2008 segue, invece, il testo greco lungo (nellโedizione critica curata da J. Ziegler), mettendo in carattere tondo il testo breve e in corsivo le aggiunte del testo lungo.
Lโottima Bibbia di Gerusalemme (ed. Dehoniane Bologna, che si avvale del lavoro dei padri domenicani dellโรcole Biblique, situata nel Convento di Santo Stefano a Gerusalemme) riporta in corsivo nelle preziose note a piรจ di pagina le varianti presenti nelle parti del testo latino della Neovolgata e del testo ebraico rinvenuto. Tra il 1896 e il 1965 sono stati scoperti infatti quattordici manoscritti al Cairo, a Qumran e a Masada, che hanno restituito circa 1.098 versetti su un totale di 1.616 (67,94%). Mancano i testi di Sir 1โ2 e della sezione di Sir 17โ29. Siamo in presenza del testo ebraico originale, e non di una retroversione. Purtroppo, anche qui abbiamo un testo ebraico in due recensioni diverse, Ebraico I ed Ebraico II (cf. ad es., la lunga inserzione di Ebr II dopo Sir 51,12: un salmo di lode analogo al Sal 136). Del testo ebraico manca ancora lโedizione critica.
La tradizione sapienziale
La tradizione ebraica piรน antica si era incanalata in modo equilibrato fra la teologia deuteronomistica (Dt/dtr) che si fondava sulle possibilitร dellโuomo di osservare la Legge e la traduzione sacerdotale (P), fondata piรน sulla promessa e quindi sul culto. La tradizione apocalittica rimandava invece tutto ad un intervento radicale, futuro, di Dio. Giobbe e Qohelet contestano le due prospettive teologiche tradizionali, rifiutando perรฒ anche quella dellโapocalittica.
Siracide non nega la fiducia nellโintervento divino e non minimizza il valore del culto. Recupera tuttavia la libertร dellโuomo e quindi anche il grande tema dellโosservanza della legge di Dio, senza perรฒ appiattirsi su di essa. Siracide ci appare cosรฌ un felice tentativo di sintesi tra le prospettive tradizionali di Israele (il patto e la promessa) e, insieme, lโapproccio sapienziale alla realtร (lโesperienza della vita), senza prendere mai la via proposta dallโapocalittica.
Struttura
Secondo Mazzinghi, la struttura letteraria del Siracide puรฒ essere cosรฌ definita a grandi linee:
โ Inno introduttivo alla sapienza: Sir 1,1-10; tutto il resto di Sir 1,1โ2,18 รจ in realtร dedicato alla sapienza;
โ Prima Parte: Sir 3โ23: prima collezione sapienziale (temi sapienziali diversi); โ Inno con la sapienza personificata come protagonista: Sir 24,1-29; in Sir 24.30-34 รจ il sapiente stesso che si presenta;
โ Seconda parte: Sir 25,1โ42,14: nuova raccolta di temi sapienziali diversi; โ Inno a Dio per la sua creazione: Sir 42,15โ43,33;
โ Terza parte: Sir 44bโ50: lโelogio dei padri;
โ Inno conclusivo: Sir 51: salmo conclusivo sul dono della sapienza.
Nel pregevole commentario maggiore a Siracide curato da Maria Carmela Palmisano (ed. San Paolo, Cinisello B. [MI] 2016), sorella della comunitร di Loyola e dottore in Esegesi al Pontificio Istituto Biblico con una tesi proprio su Siracide, si troverร alle pp. 13-14 una struttura letteraria piรน ampia. Attualmente la studiosa lavora allโedizione della Bibbia di Gerusalemme in lingua slovena.
Lโuso della parola
Allโinterno dellโampia sezione di Sir 25,1โ42,14 (โIstruzioni su varie situazioni di vita ed esempio offerto ai discepoliโ), dopo la valutazione di varie situazioni e istruzioni sulla brava e cattiva moglie (25,1โ26,27), allโinterno della sottosezione di Sir 26,28โ28,26 viene riportato un trattato sugli errori nellโattivitร sociale (26,28โ27,3: tre situazioni di perversione; lโattivitร commerciale) e nellโuso della lingua (27,4-29).
Lโunitร dedicata alle istruzioni sullโuso della parola (27,4-29) รจ articolata in tre strofe: vv. 4-10 (โIl parlare rivelatore dellโuomoโ); vv. 11-21 (โIstruzione sullโuso improprio della parolaโ); vv. 22-29 (โConseguenze del parlare falsoโ).
ร questo il quadro generale in cui si inserisce la breve pericope proclamata nella liturgia odierna (Sir 27,5-8).
Il parlare rivela lโuomo
Nella letteratura sapienziale non ci sono narrazioni riguardanti la storia della salvezza โ anche se esistono belle riflessioni sapienziali su di essa โ, ma riflessioni sullโarte del ben vivere, secondo la sapienza instillata da Dio nel creato e soprattutto nellโuomo. Anche la riflessione della sapienza umana, con il suo procedere talvolta ondivago e non sempre progressivo, diventa strumento della rivelazione pedagogica e graduale di Dio al suo popolo e allโumanitร intera.
In Sir 27,4-7 lโautore illustra con tre belle immagini come il parlare dellโuomo riveli la sua natura, le sue caratteristiche, i suoi pregi e, purtroppo, anche i suoi difetti. La pericope proclamata nella liturgia (vv. 5-7) si limita alle ultime due immagini.
La fornace e la cottura
La fornace prova (dokimazei) gli oggetti del ceramista (cf. v. 5), li โtestaโ, li mette alla prova col fuoco, facendone emergere con la cottura la loro bellezza, ma anche i possibili difetti di fabbricazione, la povertร del materiale di provenienza, le incrinature, la diversitร di spessore, le smagliature, i buchi veri e propri, lโinconsistenza di alcune partiโฆ Nella cottura finale si manifesta esternamente la qualitร del prodotto e della sua lavorazione.
Nella camera di combustione parallela a quella di cottura, e separata da essa normalmente da una parete, il calore diffuso uniformemente puรฒ andare dagli 800 gradi fino ai 1.400 gradi necessari per cuocere le porcellane artistiche dure. Una cottura a calore eccessivo puรฒ portare alla formazione di bolle e di rugositร della superficie.
A partire da questa esperienza di vita constatabile da tutti, a prescindere dal loro tipo di cultura, religione, di differenza di livello culturale e socialeโฆ, lโautore afferma che allo stesso modo (kai) nel suo conversare (dialogismos) (รจ presente) la prova/il banco di prova (peirasmos) dellโuomo (v. 5b). Il modo di ragionare e di esprimersi di una persona rivela allโesterno, conferma, rende incontrovertibile, โrassodaโ, โsigillaโ il suo essere come uomo, la sua โumanitร โ (o menoโฆ) interiore.
Il ragionamento fatto da una persona, lโeloquio mostrato nella scelta delle parole, nel tono usato, nel quadro culturale a cui si fa riferimento implicito (il patto linguistico comune, la โlinguaโ) rivela allโesterno le qualitร interne, invisibili dellโuomo.
Certamente verba volant scripta manent, questo lo sapeva forse giร anche il saggio Gesรน Ben Sira. Nellโepoca dei mass media e dei social odierna neppure questo รจ sicuro, in quanto si arriva a negare spudoratamente persino lโevidenza ripresa in video e fonicamente, avanzando sempre come scusa un mostruoso fraintendimento, lโestrapolazione dolosa dal contestoโฆ, che fa passare per stupidi milioni di ascoltatori o telespettatori. E la menzogna, ripetuta ossessivamente in TV, diventa veritร , con grave manipolazione dellโopinione pubblica. Anche i verba che dovrebbero โrimanereโ possono esser manipolati al computer, i verbali possono esser fatti sparire, sbianchettati, anneritiโฆ Tantโรจ, mala tempora currunt.
Siracide, modernissimo, invita saggiamente alla vigilanza e a non portare la testa allโammasso, trattenendosi solo la โpanciaโ come sede unica dei ragionamenti.
Molto moderno il Siracideโฆ
Il frutto dellโalbero e la coltivazione
Il frutto dellโalbero rivela come รจ coltivato lโalbero. Letteralmente: ยซ(La) coltivazione/ de(llโ) albero (geลrgion xylou, oggetto) manifesta (ekphainei) il suo frutto (ho karpos autou, soggetto)ยป (v. 6). I frutti di una piantagione manifestano la qualitร con la quale essa รจ stata coltivata, i processi messi in opera e i tempi programmati per la produzione, i prodotti usati per favorire la crescita e quelli impiegati per debellare malattie e infestazioni varie.
Lโuomo di oggi รจ ipersensibile alla trasparenza della filiera produttiva e alla genuinitร del prodotto, con una ricerca a volte ossessiva del โbiologicoโ e dei prodotti a โchilometro zeroโ. Si รจ attenti a consultare lโetichetta che indica il paese di provenienza, i componenti presenti nel prodotto finale. Il prodotto finale attesta la qualitร inerente al prodotto ed, eventualmente, anche le manipolazioni subite in precedenza, tramite sbiancamento, falso โrinfrescamentoโ, colorazione artificiale, ceratura, lucidaturaโฆ
ยซAllo stesso modo (houtลs) la parola (ho logos) (rivela, verbo qui seguito dal caso genitivo) il pensiero del cuore dellโuomoยป. La parola pronunciata pubblicamente, allโesterno dallโuomo manifesta la qualitร del ragionamento, del pensiero, delle idee, del metodo logico seguito dal locutore che manifesta in tal modo ciรฒ che sta nel suo โcuoreโ, ciรฒ che precede il suo dire.
Nella Bibbia il โcuoreโ รจ la sede dellโintelligenza, della coscienza, della volontร , dellโintenzionalitร , della qualitร morale delle scelte compiute nella vita personale e sociale. La parola e i discorsi di una persona manifestano le sue idee interiori, la sue scelte morali, le manipolazioni subite o i troppi fitofarmaci assimilati, le strumentalizzazioni che in modo anche involontario puรฒ produrre, la qualitร del โnutrimentoโ che nel desiderio intende portare allโinterlocutore e alla societร nel suo insieme.
Non cโรจ chi non veda come lโopacitร dei processi produttivi delle idee imposte ossessivamente allโopinione pubblica, anche a livello subliminale da โpiattaformeโ piรน o meno democratiche e controllabili, possa contaminare il tessuto connettivo dellโinterlocuzione umana, avvelenando i pozzi della comunicazione vera, costruttiva, documentata, non manipolata e non strumentalizzatrice.
ยซPrima (di aver sentito) del ragionamento (logismou) non elogiare (mฤ epainesฤiis) un uomo, questo infatti (รจ la) verifica (pierasmos) de(gli) uominiยป (v. 7)
Tornano gli elementi fondamentali presenti nel v. 5 (peirasmos, dialogismos), producendo una bella inclusione. In precedenza si constatava che la parola, il ragionamento rivelano, portano a giusta cotturaโ, โtestanoโ le qualitร di un uomo (cf. v. 5). Ora si invita a non procedere oltre, a non elogiare e a non inneggiare in modo intempestivo un uomo, prima cioรจ di averlo sentito esporre concretamente i suoi ragionamenti.
La parola rivela lโuomo. Il problema รจ che oggi la parola, la comunicazione, i codici verbali, gli strumenti massmediali sono impostati in modo tale da far leva solo sulla parola, senza dare la possibilitร di comprendere se lโuomo che la pronuncia pensi effettivamente quello che dice oppure si serva in modo surrettizio delle parole, dei suoi strumenti e dei suoi effetti per ingannare lโinterlocutore in vista solo di carpirgli consenso sociale, voti politici, supporto finanziarioโฆ
Tante cose si possono evidentemente capire giร da come uno parla, e spesso questo รจ piรน che sufficiente per eliminarlo (non fisicamente!) dalla propria vista per pura igiene mentale e salvaguardia della salute del proprio fegato. Il discorso per slogan, i ragionamenti semplificati e gridati, le urla โsgarbateโ, le analisi approfondite bypassate fanno correre perรฒ oggi il pericolo di credere troppo presto alle parole โ e solo a quelle โ, alle false promesse che non possono essere mantenute, alla demonizzazione dellโavversario, allโincapacitร e alla non volontร dellโascolto e del dialogoโฆ Oggi รจ necessaria lโattenzione alla parola, alla modalitร della sua elaborazione e diffusione, alla corrispondenza con il reale pensiero interno complessivo del locutore, alle finalitร ultime dei suoi ragionamenti e dei suoi progetti, allโadeguazione successiva dei fatti alle idee esposte in precedenzaโฆ
Si tratta di sapienza puramente umana, ma al giorno dโoggi il problema รจ proprio quello di rimanere almeno umani.
Molto moderno il Siracide, ma evidentemente da aggiornareโฆ
Guide cieche?
Gesรน prosegue nel suo discorso โpianeggianteโ (Lc 6,17-49), ma non troppoโฆ I suoi ragionamenti dai tratti sapienziali, oltrechรฉ biblici, sfruttano la ricchezza del tesoro della sapienza di Israele โ racchiusa anche nel libro del Siracide โ, cosรฌ come quella della sapienza umana ricavabile da unโattenta valutazione della realtร , in collegamento vitale con la sapienza delle generazioni precedenti che hanno giร prodotto una mole imponente di osservazioni che aiutano muoversi nel mondo in modo soddisfacente e โproduttivoโ nella vita, illuminati anche da unโโarte del buon vivereโ quale vuole essere la sapienza biblica.
La prima lettura insisteva sulla parola e sul ragionamento, sul loro buon uso e su una loro retta valutazione.
Nella pericope evangelica Gesรน insiste su un organo e una facoltร umana integrabile con la parola: gli occhi e la vista.
La brevissima parabola dei due ciechi illustra chiaramente lโimpossibilitร per un cieco di guidarne un altro per le strade pericolose della Palestina di allora e di quelle impossibili del nostro tempo. Se per assurdo accadesse, tutti e due cadrebbero nel fosso. Questo non toglie che un cieco possa โguidareโ sapienzialmente molte altre persone proprio anche per la sua esaltata sensibilitร per i suoni, la musica, il silenzio, la contemplazione, la riflessione, la capacitร di ascoltoโฆ
Questo รจ applicabile al rapporto discepolo-maestro. Ognuno, ben preparato, puรฒ superare il proprio maestro delle elementari, delle medie inferiori e superiori, anche del proprio professore con cui si รจ discussa la tesi di dottorato e di post-dottorato. Ma non lo puรฒ diventare tutto di un colpo, bruciando le tappe, senza elaborare a fondo il pensiero di coloro che lo hanno preceduto. Non si puรฒ arrivare a una meta senza che nessuno ti abbia in precedenza acceso una scintilla, instillato la passione, fatto intravedere una meta, fatto sognare un sogno, insegnato un metodo di studioโฆ La vita รจ sapienza, e non solo quella fatta di conoscenze libresche. E la sapienza della vita non la si puรฒ acquisire autonomamente, da autodidatti. Quello che si รจ, lo si รจ per le relazioni intessute, le frequentazioni avute, le amicizie condivise, gli insegnamenti ricevuti, gli smacchi elaborati con lโaiuto di altriโฆ Cosรฌ รจ della vita spirituale.
Pagliuzze e travi
Lโocchio e la vista concorrono nel poter camminare nella vita e, talvolta, anche a guidare altri nel cammino dei loro giorni. Indicare con umiltร e serenitร la via ad altri, aiutare le persone con valutazioni e buoni consigli implica perรฒ conoscere con una giusta autovalutazione se stessi e coltivare un rapporto di veritร misericordiosa verso gli altri.
Nella vita, anche in quella spiritale, molte volte รจ indispensabile il discernimento per intravedere il meglio possibile da compiere in una situazione ben concreta, in vista di proseguire un percorso positivo giร iniziato verso una giusta (e per i credenti, evangelica) autorealizzazione. Il discernimento e la correzione fraterna, in ambito familiare, amicale, di comunitร religiosa e parrocchiale richiede fra gli altri elementi un amore di fondo (o anche del suo grado minore, lโempatia), la condivisione del cammino e della sua meta, lโassenza di pregiudizi o di giudizi tranciantiโฆ
Il giudizio blocca una parola definitiva sullโinterno dellโuomo, sul suo โcuoreโ, identificando il valore della sua persona con le sue eventuali mancanze commesse, finendo per appiattirla su di esse. Il giudizio come tale spetta solo a Dio, che conosce il cuore dellโuomo e le sue intenzioni profonde.
Il discernimento invece non giudica, ma valuta comportamenti, parole, risultati confrontandoli col desiderio di felicitร che alberga profonda nel cuore dellโuomo, col suo progetto esistenziale di fondo e aiuta a fare veritร fra i propri desideri di felicitร e le vie intraprese, le scelte compiute, gli atteggiamenti coltivati, alcuni risultati parziali piรน o meno raggiuntiโฆ
Chi vuole aiutare nel discernimento o chi vuole porsi in un atteggiamento di correzione fraterna deve evidentemente essere dapprima in pace con se stesso, nella veritร del proprio cammino, nellโaccoglienza di fondo dellโinterlocutoreโฆ Tutti hanno almeno qualche pagliuzza nel proprio occhio, vizi e comportamenti sbagliati, scelte immature e inappropriate, bersagli mancati (in linguaggio biblico questi sono i โpeccatiโ).
Per aiutarsi veramente nella correzione fraterna, molto difficile persino in ambienti ben predisposti, occorre essere consapevoli della propria fragilitร personale, aver un cuore grande e misericordioso, un rispetto e una stima di fondo delle persone, delle quale si vuole unicamente il loro bene. Medicati dal vangelo, dalla preghiera, dalla vita fraterna, gli occhi del credente sono consapevoli delle proprie travi e delle proprie pagliuzze, ma troveranno la modalitร concreta di una fede che si rende dinamica nella caritร (Gal 5,6), di ยซuna veritร che si realizza nella caritร ยป (cf. Ef 4,15) per poter aiutare gli altri a proseguire e a crescere nel proprio cammino.
Nessuno puรฒ crescere bene โ cioรจ nella veritร , nella bontร e nella bellezza โ senza lโaiuto del discernimento fraterno attuato da amici veri.
Alberi e frutti
Con degli esempi parabolici, che non contengono una vera e propria storia e la richiesta di un giudizio su di essa da applicare successivamente alla propria vita, Gesรน riprende gli esempi sapienziali conosciuti nella sua cultura e in quella universale.
Non ci sono che alberi โbuoni (kalon)โ e โcattiviโ (sapron, โmarcio/putrido/inutilizzabile/cattivo), con i loro corrispettivi frutti. Lโesempio ha di mira lโuomo e le conseguenze delle sue scelte, delle sue azioni, dei valori/disvalori che guidano le sue vie. Cโรจ una corrispondenza sequenziale innegabile, comunque, tra albero โbuonoโ e frutto โbuonoโ, cosรฌ come per lโalbero โcattivoโ. In ordine inverso, cโรจ corrispondenza incontrovertibile, a livello sapienziale, tra un frutto โbuonoโ e la โbontร โ dellโalbero da cui รจ stato prodotto. La natura di ogni albero/uomo la si puรฒ riconoscere dai frutti che genera.
Gesรน dimostra le proprie affermazioni con la negazione del suo contrario. Propone due esempi di consequenzialitร impossibile: รจ impossibile che i fichi siano prodotti dalle spine e che si vendemmi uva dai rovi. Le diavolerie dellโingegneria genetica applicate alla botanica e allโagricoltura riserveranno delle sorprese in futuro, certamente, ma si dovranno poi cercare gli acquirenti di simile prodotti โdi plastica da laboratorioโโฆ
Sono โlโuomo buonoโ (ho agathos antrลpos) e โil cattivoโ (ho ponฤros, colui che si identifica completamente col suo โmaleโ) quelli che Gesรน ha di mira con i suoi esempi parabolici.
Dal tesoro del loro cuore โ cioรจ dalla loro mente, intelligenza, volontร e coscienza โ essi producono (propherei) โil beneโ o โil maleโ. Questo perchรฉ il loro โcuoreโ รจ un caveau, un deposito prezioso, uno scrigno, la parte piรน intima e profonda da dove una persona รจ diretta nelle sue scelte e nei propri atteggiamenti. Cโรจ una linea diretta che collega lโintimo con lโesterno, il pensiero con la parola, le scelte morali con le azioni corrispondenti a valori e disvaloriโฆ
Gesรน conclude le sue osservazioni sapienziali ricollegandosi a quelle presenti nel brano del Siracide, insistendo sulla parola. Essa รจ lo strumento principe, nobile, insuperabile a disposizione dellโuomo per potersi ex-premere, premere cioรจ sul proprio intimo per far uscire la ricchezza dellโinterioritร , di ciรฒ che lo muove nel profondo, di ciรฒ che lo emoziona e lo affascina, di ciรฒ che lo impaurisce e che lo blocca.
Coltiva bio
La bocca parla dellโabbondanza di ciรฒ che cโรจ nel cuore. La parola deve essere sempre collegata โ nel sentire biblico โ alla sede dellโintelligenza, della coscienza e della volontร , e mai solamente alle passioni, alle emozioni pure, men che meno alle nude pulsioni del momento, piรน o meno solleticate e sovrastimolate da agenti esterni.
Lโuomo รจ anche sentimento, certamente, e la Bibbia onora e loda lโamore paterno e materno di Dio, sorgente e modello di quello dellโuomo e della donna. Ma intriga certamente sottolineare come nellโuniverso biblico la parola sia collegata principalmente con la sede che guida coscientemente e volontariamente lโuomo, nel bene e, purtroppo, anche nel male.
Tenerlo presente in tempi calamitosi di slogan urlati nei social, di urla sorde e monodirezionali dei talk show, di spettacoli penosi esibiti nei parlamenti di democrazie di lunga data (se non proprio bimillenarieโฆ) รจ igiene mentale che non puรฒ far che bene.
Si cerca quasi da maniaci i pasti vegetariani, vegani, i prodotti biologici, e poi ci si avvelena il fegato con quel che si sente e si dice. Si sviluppa lโintelligenza artificiale, mentre ancora si razzola a livello di abbaiamenti e grugniti animaleschi. Cโรจ poi chi, per distinguersi, trimbula come il coccodrillo, landisce come la giraffa, gruga come il piccione, pulpa come un avvoltoio, guaiola come la volpe, polpotta come il furetto, gloglotta come il tacchino, bomba come il bombo, ziga come il coniglio, crocida e gracchia come una cornacchia, zirla come un tordo, ciarla come il codirosso, garrisce come la rondine o addirittura paupula come il pavone sperando di farsi notare per lโelevatezza dellโeloquioโฆ
Coltiva bio, pensa bio, parla bio.
Tutta igiene mentale.
Ne guadagneremo tutti.
Commento a cura di padre Roberto Mela scj
Fonte del commento: Settimana News
