Novena di Natale – 21 Dicembre

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Ct 2,8-14: la sposa cerca lo sposo.

Il Ct 2,8-14 รจ lโ€™inno della sposa e la risposta dello sposo. La Liturgia legge lโ€™amore dello sposo, cioรจ il Figlio di Dio, per lโ€™umanitร , vista come sposa. รˆ proprio amore che induce il Figlio di Dio a Incarnarsi, prendendo Carne, Sarx (cf. II dom Avv anno C: Lc 3,6)

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Saron รจ il nome della pianura costiera della Palestina, che si estende tra la cittร  di Giaffa e il monte

Carmelo. Territorio fertile, Saron รจ evocato come simbolo di prosperitร  e di abbondanza. Sharon, in ebraico, traduce pianura

Le focacce dโ€™uva (2,5). Questo particolare alimento era legato, nellโ€™antico Oriente, ai culti delle divinitร  dellโ€™amore e della feconditร . Focacce dโ€™uva vengono menzionate dai profeti in relazione ai culti idolatrici (Osea 3,1). Alle focacce era popolarmente riconosciuto un potere afrodisiaco. In Cantico 2,5 sono un simbolo della passione amorosa, lโ€™unica forza che puรฒ davvero guarire la โ€œmalattiaโ€ della donna, rendendola felice.

Prosegue il dialogo tra i due innamorati, sempre nella cornice della natura (la natura nel Cantico riveste una funzione di grande rilievo: ha quasi lo scopo di riflettere le emozioni che i due protagonisti stanno vivendo) che offre anche le immagini per dipingere il profilo dei due. Lei si paragona a un narciso della pianura costiera di Saron o a un giglio palestinese, che di solito รจ di colore rosso, un fiore evocato anche da Lui, che รจ, invece, comparato a un โ€œmeloโ€ possente, alla cui ombra la donna puรฒ assidersi per riposare (ma il termine ebraico tappuah, ยซalbero che spira profumoยป, puรฒ riferirsi anche al cedro e ad altre piante). Si passa, poi, con libertร , a simboli di cibo: frutti, vino, focacce dโ€™uva, che erano forse un alimento considerato afrodisiaco e sostanzioso. Nel Cantico si usano, infatti, i luoghi comuni caratteristici del genere delle poesie dโ€™amore, che erano diffuse in tutto lโ€™antico Vicino Oriente.

Il brano del duetto dโ€™amore, iniziato in 1,9, ha come mรฉta un abbraccio. La sinistra dellโ€™uomo รจ sotto il capo della donna โ€œmalata dโ€™amoreโ€, mentre la destra la stringe a sรฉ in un gesto che esprime tenerezza e protezione. รˆ interessante la definizione che la donna dร  del suo uomo rivolgendosi alle โ€œfiglie di Gerusalemmeโ€ del coro: egli รจ ha-ahabah, cioรจ lโ€™Amore per eccellenza. Cala il sipario su questa scena di riposo e di silenzio; รจ una storia di ricerca e di incontro, di assenza superata e di presenza cristallina.

La quarta scena del Cantico (2,8-17) รจ un piccolo capolavoro lirico. Lโ€™amato sta per giungere alla casa della ragazza verso lโ€™alba. Alle spalle cโ€™รจ un inverno uggioso, sta per sbocciare la primavera, la stagione che fa da fondale costante dellโ€™opera. Il giovane, che รจ corso come un cerbiatto per raggiungere la sua amata, occhieggia dietro i graticci delle finestre che riparano dal caldo e dal vento del deserto. Egli lancia alla donna un invito particolarmente intenso a immergersi nella natura che sta rinascendo. Appare un simbolo caro al Cantico, quello della colomba, un animale lodato per la sua fedeltร  e feconditร , per la sua tenerezza e per essere (nellโ€™antico Vicino Oriente) un segno della dea dellโ€™amore e della fertilitร .

Lui, invece, รจ raffigurato come una gazzella, mobile ed elegante, che corre per prati e saltella sui colli, soprattutto su quei misteriosi monti di Beter (2,17), da alcuni intesi come luoghi dei balsami o di piantagioni profumate, da altri come un simbolo del corpo inebriante della donna. รˆ noto che nel Cantico il corpo รจ esaltato nella sua bellezza e nel suo essere espressione di una comunione di passione e dโ€™amore. Un cenno particolare merita lโ€™oscuro versetto 15 dedicato alla cattura delle โ€œpiccole volpiโ€ che devastano le vigne. Probabilmente si tratta di un altro simbolo animale, per rappresentare lโ€™attacco che puรฒ essere sferrato da forze ostili allโ€™amore e alla sua purezza. La vigna, infatti, รจ unโ€™immagine della donna stessa (vedi anche 1,6). Si insinua, quindi, unโ€™ombra nella scena luminosa finora descritta.

NB: Il 21 dicembre per noi รจ lโ€™ingresso dellโ€™inverno. Lo sposo del Cantico invece invita la sposa a uscire, perchรฉ รจ terminato lโ€™inverno, รจ arrivato il tepore della luce di primavera. Letto in chiave cristiana il testo รจ particolarmente provocatorio e ironico: arriva Cristo, Sole di giustizia, che tutto trasforma e illumina.

opp. Sof 3,14-18a: Sofonia annuncia la Gioia.

Il Re dโ€™Israele รจ il Signore in mezzo al suo popolo (lโ€™Emmanuele)โ€ฆIl Signore รจ un salvatore potente. Egli esulterร  di gioia per Israele, lo rinnova con il suo amore e si rallegra del popolo con grida di gioia (inclusione).

3,14-18a. In due canti, Sion รจ invitata alla gioia, perchรฉ, vinti i nemici, Dio assicura la sua presenza in mezzo ad essa. Il Signore stesso si rallegra, perchรฉ viene in soccorso e rinnova il suo amore. Abbondano i sinonimi della gioia e si notano affinitร  Isaia (cf. Is 12,1-6; 52,7-10). Questi canti liturgici sono tra i brani piรน brillanti e fecondi dellโ€™AT.

  1. Figlia di Sion e figlia di Gerusalemme: sono espressioni poetiche che indicano gli abitanti della capitale, in quanto rappresentano tutto il popolo eletto (cf. Is 54,1; Zc 9,9).
  2. ha disperso il tuo nemico: lโ€™immagine รจ presa dallโ€™assedio di una cittร  liberata. Solenne proclamazione della regalitร  del Signore, che procura la gioia e la
  3. Il Signore prende parte al giubilo della capitale salvata. Non manca unโ€™allusione al tempo del deserto, in cui avvenne il fidanzamento con il popolo liberato dallโ€™Egitto. Lโ€™espressione dellโ€™amore di Dio รจ ora riproposta, come in Os 2.

18-20. Testo oscuro che suppone il contesto della dispersione degli Israeliti. Forse รจ unโ€™aggiunta posteriore. Dio stesso parla della sua opera salvatrice in favore della diaspora. Zoppicanti e dispersi: sono espressioni metaforiche prese dalla vita pastorale, indicanti coloroย  che furono colpiti dalle sventure. Ristabilirรฒ le vostre sorti: si puรฒ tradurre anche: farรฒ ritornare i vostri prigionieri (cf. Is 35,10; 48,21; 60,6-16).

Lc 1,39-45: Maria incontra Elisabetta e Gesรน Giovanni.

Il mistero della Visitazione (terza scena del I trittico lucano, detto giustamente dai Greci il mistero dellโ€™Aspasmos, cioรจ del Saluto): Maria, Arca dellโ€™Alleanza, incontra Elisabetta, incinta di Giovanni, cioรจ lโ€™ultimo del grandi profeti. Il Battista รจ santificato e si muove nel grembo di Elisabetta, perchรฉ santificato dal Verbo, nel grembo di Maria. La Visitazione lega il NT allโ€™AT. Elisabetta, oltre alle parole su Maria, esclama: Benedetto il frutto del tuo gremboโ€ฆla Madre del mio Signoreโ€ฆ

Nel racconto successivo della visita di Maria a Elisabetta si ha quasi il nodo che unisce le due annunciazioni e le due nascite. Infatti, le due madri portano in grembo il Messia e il suo precursore. Entrambe descrivono ciรฒ che si sta compiendo con un canto. Inizia Elisabetta che, attraverso una benedizione e una beatitudine, esalta la missione e la fede di Maria, madre del Signore. Questโ€™ultima, invece, canterร  lโ€™azione di Dio con un inno, chiamato Magnificat.

Lo Sposo del Cantico in realtร  con Luca arriva giร  nel grembo di Maria.

Rispetto a Sofonia il Signore รจ in mezzo al suo popolo a partire giร  dal grembo di Maria.

Potremmo dire che lโ€™Incarnazione รจ lโ€™accompagnamento di Dio nel Figlio suo Gesรน Cristo, fin dal grembo materno. Un โ€œcompagniaโ€ di vita: quotidiana, reale, domesticaโ€ฆ

Dio desidera, per puro Amore, restare in mezzo al suo popolo:

Egli abita/dimora in mezzo a noi.

A cura di P. ERNESTO DELLA CORTE biblistaFile PDF completo

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