p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 20 Settembre 2020

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La piazza del mercato

La piazza del mercato potrebbe essere facilmente l’immagine della piazza della vita. Ci ritroviamo lì aspettando qualcuno che dia senso alla nostra giornata. E mentre si fa buio sulla piazza del mercato, aumenta l’angoscia e ci prende la delusione. Perché sono rimasto solo? Perché nessuno mi ha voluto bene?

Ma stare sulla piazza del mercato significa anche, lo sappiamo bene, esporsi al rischio di essere sfruttati, di essere offesi e ingannati. Chi ci prende a lavorare, molte volte ha solo l’intenzione di manipolare e gestire la nostra vita. Lo sanno bene i lavoratori a giornata che per lo più fanno l’esperienza di ritrovarsi schiavi, costretti a soddisfare l’insaziabile brama di ricchezza del padrone.

Storie diverse

È vero, a volte alcuni sono rimasti sulla piazza del mercato senza essere stati scelti solo perché ci sono arrivati tardi, forse la vita li ha portati altrove, o forse semplicemente non avevano il coraggio e si vergognavano di chiedere un po’ di attenzione.

Nella parabola raccontata da Gesù questi motivi restano volutamente nel mistero. Ci sono semplicemente alcuni che non sono stati scelti e che perciò non sono riusciti ancora a dare senso alla loro vita.

La buona notizia del Vangelo però è che c’è un padrone che ha un comportamento insolito, un padrone che sovverte le attese. È un padrone che non pensa al proprio guadagno, ma pensa prima di tutto agli operai: il suo desiderio è che ciascuno si senta realizzato, valorizzato, che ciascuno trovi un modo per essere utile nella sua vigna, che è molto simile al mondo dentro il quale ci ritroviamo e nel quale siamo chiamati a dare il nostro contributo.

Gli orari del padrone

Questo padrone è così desideroso di trovare operai che esce continuamente: non rimane chiuso nella sua proprietà, non manda altri a cercare gli operai, ma esce in prima persona e va sulla piazza del mercato. È un padrone che non si rassegna davanti alla delusione e alla disperazione dell’uomo. È persino capace di spezzare il ritmo delle sue incursioni pur di tentare fino alla fine di salvare qualcuno: esce ogni tre ore, ma alla fine, prima che la giornata di lavoro termini, si anticipa di un’ora, c’è ancora una possibilità.

Dentro la comunità

A fronte della generosità e dell’impegno del padrone, c’è poi l’invidia che segna le relazioni all’interno della comunità. Gli operai non pensano al valore del proprio lavoro, non godono della possibilità che hanno avuto di dare senso alla loro giornata, guardano invece agli altri, fanno confronti, quantificano il tempo che hanno dedicato alla vigna, non si interrogano ovviamente su quello che c’è dietro la storia degli operai arrivati all’ultimo momento. In realtà sappiamo bene che si può stare anche da molto tempo nella vigna, ma la questione è come ci siamo stati: quegli operai giunti fin dal mattino, avranno davvero lavorato con onestà e impegno?

Ognuno ha la sua storia e la sua dignità. Il padrone non ragiona secondo un’aritmetica della giustizia, ma desidera che tutti trovino il proprio bene. Come diceva don Milani, «non c’è peggior ingiustizia che far parti uguali tra diseguali». Il padrone svela allora il suo vero volto: non è un padrone, ma un padre, perché non ci tratta da servi, ma da figli. Il problema è che gli operai continuano a guardarsi tra loro come rivali e non come fratelli.

Leggersi dentro

  • Sei riuscito a dare un senso alla tua vita o stai ancora cercando?
  • Qual è il tuo sguardo su coloro che lavorano con te?

P. Gaetano Piccolo S.I.
Compagnia di Gesù (Societas Iesu)Fonte