Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 20 Dicembre 2020

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La quarta domenica di Avvento in questo anno liturgico ci ripropone il racconto della chiamata di Maria ad essere la Madre del Signore. Non c’è modo migliore di prepararsi alla celebrazione della venuta del Verbo nella carne umana, se non quello di lasciarsi provocare dall’esperienza della più perfetta discepola. Dio per scrivere le pagine della storia della salvezza non guarda ai centri del potere e ai luoghi popolari, ma alle periferie nascoste, dove vivono la loro ordinaria quotidianità i poveri in spirito, con i loro cuori semplici e capaci di ascoltare la voce del Cielo.

Nazaret era uno di quei luoghi, fatto di gente semplice, fuori dalle influenze politico-religiose dell’epoca, ma vicina al cuore di Dio. E Maria, la promessa sposa di Giuseppe, era esattamente parte di questo popolo semplice. Dio la sceglie per un progetto grandioso, rendendola partecipe della gioia del Messia e ricolmandola dei favori del cielo, in maniera piena e gratuita. L’irruzione di Dio nella vita di una persona, specialmente quando essa ne percepisce la portata, è qualcosa di sconvolgente e invita a porsi molte domande, proprio come accadde per la Vergine. Perchè proprio a me? Cosa mi sta chiedendo Dio?

Di fronte al saluto così insolito da parte dell’angelo, che l’ha definita “ricolmata di ogni grazia e favore divino” (kecharitomene), Maria si interroga profondamente, ne rimane turbata. Dio stesso, però, non tarda a far arrivare le sue rassicurazioni: in quel “non temere”, una sorta di litania che occupa molte pagine della Scrittura, Egli la invita a non avere paura, perchè questa vocazione e missione non la soffocherà. La veridicità di ogni chiamata alla piena comunione con Dio, a prescindere dalla sua specifica declinazione, porta sempre in sè questo senso di inadeguatezza. Chi è troppo sicuro di sè e non si pone mai domande rischia di essere vittima di un’autocandidatura che può rivelarsi totalmente infruttuosa, o peggio, anche pericolosa per il Regno di Dio.

Accogliendo le rassicurazioni dell’angelo, che le offrono la consapevolezza di essere in un disegno più grande di Lei, in cui sarà lo Spirito ad essere il vero protagonista, Maria può finalmente esprimere il suo sì, con umiltà e convinzione. La Vergine, al contrario di quanto si vede qualche versetto prima nello stesso capitolo di Luca dall’esperienza di Zaccaria, non viene vinta dal dubbio. Le sue domande, invece, derivando piuttosto dalla sorpresa e dal senso di piccolezza di fronte al Mistero e sono il segno della ricerca sincera della volontà di Dio su di Lei.

Di fronte a questo grande progetto, Ella si arrende totalmente, offre tutta la sua libertà e la pone a disposizione del disegno del Cielo, spalancando la porta alle nozze fra Dio e l’umanità. Sarà il suo grembo purissimo, infatti, il talamo nuziale di questo incontro misterioso e sconvolgente, dove con l’Incarnazione, il Verbo divino si unirà definitivamente alla natura umana, l’Eterno potrà entrare nel tempo, il Creatore nella creatura, il Tutto nel frammento, conducendo la storia in una fase nuova e definitiva.


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