Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 13 Dicembre 2020

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Anche la terza domenica d’Avvento, come la seconda, ci invita a meditare sulla figura grandiosa di Giovanni il Battista. La scorsa settimana era stato il prologo del Vangelo di Marco a guidarci in questa contemplazione, oggi è un altro Prologo, quello del Vangelo di Giovanni, a presentarci il ritratto del Battista. Chi è costui? Semplicemente un uomo mandato da Dio, con una vocazione e una missione ben precise, senza velleità personali, né autocandidature o sponsor di cordate.

Il motore della sua missione è fuori di lui, viene dall’Alto, è tutta opera di Dio. Giovanni è un testimone, chiamato a certificare una Verità più grande di lui, la Luce delle genti, Cristo Signore. La sua trasparenza permette a questa Luce di illuminare, senza essere opacizzata, adombrata o schermata. Essa non trova in lui un ostacolo, ma piuttosto una perfetta rifrazione, perché gli uomini possano esserne illuminati e credere, affidarsi totalmente a Lui in una relazione onnicomprensiva.

La testimonianza di Giovanni passa attraverso la sua piccolezza e il suo ridimensionarsi di fronte a Gesù: alle domande sulla sua identità, egli risponde sempre in maniera negativa: “non lo sono”. Quanto è diverso il nostro modo di vedere e di agire dal suo! Noi, pronti a consegnare i nostri biglietti da visita, ad elencare titoli, ruoli e referenze, rimaniamo spiazzati davanti a questa profonda povertà di spirito. Se qualcuno ci mette in secondo piano, anche inavvertitamente, siamo immediatamente pronti a difenderci: “lei non sa chi sono io!”. Giovanni sa che non è il Cristo, non è Elia, non è il profeta.

È solo una voce, un suono, lo strumento di una Parola che non è la sua, come ci ricorda Sant’Agostino, che acutamente commenta: “Ma siccome è difficile distinguere la parola dalla voce, lo stesso Giovanni fu ritenuto il Cristo. La voce fu creduta la Parola; ma la voce si riconobbe tale per non recare danno alla Parola. Non sono io, disse Giovanni, non sono io il Cristo, né Elia, né il profeta” (Discorso 293,3). Di fronte a questa presentazione in negativo, la domanda dei farisei è calzante: con quale autorità Giovanni poteva allora battezzare? Ancora una volta lui cambia l’obiettivo della ricerca.

Non è a lui che devono guardare, perché il suo è solo un battesimo d’acqua, una preparazione strumentale al vero incontro. Si dovrà guardare in mezzo alla loro stessa mischia, dove si nasconde uno Sconosciuto, che non tarderà a rivelare la sua presenza. Sorge anche per noi una domanda: dove cerchiamo Gesù? Sappiamo che, come ai tempi del Battista, siamo chiamati a guardare in mezzo a noi stessi, a scovarlo nelle pieghe a volte disordinate delle nostre comunità, delle nostre vite e delle nostre esperienze gioiose e dolorose?

Lui, il Cristo, ci è più vicino di quanto possiamo pensare, è solo che a volte non lo riconosciamo!


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