don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 10 Aprile 2022

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Cosa dice la Parola/Gesù

Siamo giunti alla domenica della Passione, più conosciuta come domenica delle Palme, celebra- zione nella quale ricordiamo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto dalla gente festante con rami di palme e di ulivo. Benedetto XVI, commentando questa Domenica ebbe a dire: “la domenica della Passione è il grande portale che ci introduce nella Settimana Santa, la settimana nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena… per portare a compimento le Scritture e per essere appeso sul legno della croce, il trono da cui regnerà per sempre”.

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Passione, nel nostro contesto significa “patire-soffrire” e indica la condizione di passività, l’essere cioè sottoposto all’azione di un altro.; si contrappone ad “azione”, dove il soggetto è protagonista di quanto fa. Gesù, obbediente al Padre fino alla fine, ha vissuto la sua Passione per amore dell’umanità. Una Passione che portava dentro di sé tutto l’amore, tutta la “passione/amore” per gli uomini: vediamo così un secondo significato del termine, ossia il fare qualcosa con partecipazione profonda, con intensità di sentimento, con totale dedizione di sé. In Gesù troviamo questi due “significati” uniti: Gesù aveva una tale passione per gli uomini, che ha accettato di subire la Passione (di dolore) inflitta dagli uomini, pur di liberare l’umanità dalla schiavitù del peccato e della morte. Oggi questa esperienza di vita che Gesù ci ha lasciato si fa scuola per noi, si fa cattedra dalla quale imparare a vivere “con passione” l’impegno della vita, forti della Passione che Gesù ha subito per noi pur di renderci liberi e felici. In fondo, non si dice spesso che “non fai le cose con passione?”, “Non metti passione in quello che fai?”. Vorrei così introdurmi nel significato dei giorni che ci stanno davanti a partire da questo dato, cercando di vivere questo tempo per capire Gesù, e imparare da questo tempo per vivere con passione, come Gesù. Tanti possono essere gli approcci alle letture della Domenica della Passione: io ho scelto come filo conduttore il tema della “preghiera”.

DOMENICA DELLE PALME

Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31ss).

Gesù ha appena celebrato l’Ultima Cena, segnalando che qualcuno lo tradirà. Poco dopo, in modo paterno, si rivolge a Simone, assicurandogli d’aver già pregato per Lui perché non venga meno nel momento della prova. Gesù è consapevole che Simone rimane pur sempre quel semplice pescatore che con entusiasmo ha scelto di gettare le reti della sua vita in Lui (cfr Lc 5,1-11). Ma sa bene che tanto dovrà ancora crescere. “Simone, Simone”, dice Gesù, chiamandolo col suo vecchio nome, e non con “Pietro”, a sottolineare che seppur debole e fragile – “Simone” rimanda alla sua umanità – Gesù mantiene la sua fiducia in Lui. E in quella solenne chia- mata (espressa citando due volte il nome), fa capire agli altri discepoli che Simon Pietro manterrà il ruolo di guida, anche se a breve il canto del gallo segnalerà il suo rinnegamento. Ciò che rende forte Simon Pietro è la pre- ghiera che Gesù ha innalzato per lui: “Ho pregato per te”. Come a dire: sono con te, sto dalla tua parte, ti sono e sarò vicino, ti aiuterò e, se servirà, ti rialzerò. La preghiera previene, accompagna e segue Simone: questa è la sua garanzia e la sua forza. Anche nell’errore, nel rinnegamento. “E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”: una volta fatta esperienza della vicinanza di Dio, del suo abbraccio benedicente, del suo sguardo pacifico e misericordioso… fai anche tu lo stesso (cfr 10,25-37).

Quanto Gesù ha fatto per Simone, così continua a farlo per ciascuno di noi, perché non sono i ruoli o le responsabilità a garantire stabilità (cfr Rm 7,28ss). Vivere la vita “con passione” chiede di appoggiarsi in Chi tutto rende possibile (cfr Fil 4,13): Gesù. Ed è Lui a fare il primo passo, a portarci nella sua preghiera, a farsi per noi intercessore e garante presso il Padre, perché sa bene quanto il dono della vita, della fede… è custodito in vasi di creta (cfr 2Cor 4,7); sa quanto siamo fragili, quanto è facile lasciarci deviare dalle tante tentazioni. Quello di Gesù non è un atto isolato: siamo immersi nella sua preghiera non una volta sola, ma costante- mente, è un continuum, perché sa che senza di Lui non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5): “Padre io prego per loro… Padre, custodiscili nel tuo nome… perché siano una sola cosa, come noi… Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno… Consacrali nella verità” (Gv 17). La preghiera di Gesù ci precede, ci accompagna e ci sostiene lungo l’intero corso della vita. Solo così vivremo la vita “con passione”, forti della “sua Passione”. Una fortezza che nasce e si nutre dal costato aperto di Gesù in croce, da dove sgorgano san- gue ed acqua, simboli dei sacramenti ma altresì dono dello Spirito santo (cfr Gv 19,31-37).

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Pregate, per non entrare in tentazione(Lc 22,39ss).

Nell’orto degli ulivi torna il tema della preghiera come richiesta ai discepoli – “pregate…” – e vissuta da Gesù

– “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà… Entrato nella lotta, pregava più intensamente” (v. 42-44). Una preghiera – dice il testo – che arriva a farsi “lotta”, che trova il suo apice al momento fissato, in Croce (“Il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato”, I domenica di quaresima, Lc 4,13). Non è una sorpresa, perché con decisione Gesù si è incamminato verso quest’Ora (cfr Gv 2,4: “Non è ancora la mia ora”; “Si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Lc 9,51ss). E in quest’Ora riecheggia l’ultima tentazione vissuta nel de- serto, quella di illudersi di fare senza il Padre: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio..:” (Lc 23,35ss). Ma Gesù non è venuto per salvare se stesso, ma per salvare tutti noi, per questo non scende, perché rimane obbediente al Padre fino alla fine, pur di salvarci. Fedele al Padre, fedele a noi peccatori (cfr 1Tm 1,15). In tutto questo dramma, i discepoli “dormono”. Gesù aveva chiesto di “vegliare”, di “pregare”… di coltivare quell’esperienza che loro stessi chiesero di imparare quando videro Gesù radioso: “Signore, insegnaci a pre- gare” (cfr Lc 11,1). Oggi il volto di Gesù non è così radioso e attraente, e i discepoli lo evitano. Ora dormono, poi scapperanno. Ma mentre i discepoli “dormono”, Giuda “è vigile”: “Il diavolo come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede” (cfr 1Pt 5,8).

Se è vero che la preghiera di Gesù precede, accompagna e sostiene la nostra vita, è altrettanto vero che Gesù attende la nostra collaborazione, la nostra libera adesione a Lui: “pregate, per non entrare in tenta- zione”. Lui sa bene che il sonno può prendere il sopravvento: il sonno dovuto alla stanchezza, che ti porta a dire “pregherò…vigilerò domani”, dimenticando che a Gesù non interessa se siamo svegli e pimpanti o stan- chi: importante è comunque restare con Lui, tra le sue braccia, dicendogli con semplicità: Gesù, sono stanco, oggi accoglimi così (cfr Sal 131). Ma anche il “sonno” di una vita superficiale o banale, il sonno dello smarrimento e della paura, il sonno del pessimismo, dell’insensibilità dell’anima, delle tentazioni… intontisce, distoglie da Dio e dalla sua volontà. E per vincere questo sonno anche noi, come Gesù, siamo chiamati a volte a “lottare” con Dio, soprattutto quando i progetti di Dio non corrispondono ai nostri, e anziché vegliare e pregare, anzi- ché custodire la Parola nel cuore nell’attesa che si svelino i percorsi da intraprendere, come fece la Vergine Maria (cfr Lc 2,19 “Maria custodiva queste cose nel cuore”), preferiamo addormentarci, sognando una realtà altra: ab- bandonarci a una vita più facile, come il figliol prodigo (cfr Lc 15), dimenticando che “il Giuda” del momento è sempre vigile per tramare contro di noi. Sempre pronto a convincerci che la libertà è fare quello che si vuole, facendoci dimenticare che la vita è obbedienza (cfr Gal 5,13); sempre pronto a farci credere che ciò che conta è pensare ai fatti nostri, facendoci dimenticare che la vita è costruire legami con gli altri (cfr Gv 15,12-15); sempre pronti a preferire di sprofondare nel divano per starsene in santa pace, quando invece Gesù si alzò da tavola, si tolse le vesti e si mise a servire (cfr 13); sempre pronti a ricordarci che la vita è rincorsa a possedere di più, facendoci dimenticare che se il chicco di grano non cade e muore non porta frutto (cfr Gv 12,24-26). E quanto si potrebbe andare avanti per cogliere i trucchi del diavolo di turno, del Giuda di turno!

Vivere la vita con passione chiede il coraggio di imparare che la vita è fatta di letizia ma anche di lotte, e

questo lo possiamo imparare solo conoscendoci in Gesù, unica proposta di Verità. Solo in questo modo sa- premo restare saldi e appassionati anche nelle piccole o grandi “passioni” che la vita ci farà incontrare, sa- pendo altresì farci piccoli samaritani, prendendoci a cuore la sorte di quanti camminano con noi lungo la Via che ci conduce alla Vita del cielo (cfr Lc 10,25ss).

La preghiera in Croce. «“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34) e “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo morì» (Lc 23,44-46).

Il dialogo con il Padre del cielo trova il suo momento culminante in croce, quando Gesù “perdona” e “conse- gna se stesso”. Due atti che portano a compimento lo stile che Gesù ha condotto lungo tutto il cammino della sua vita: “Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5,30) “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). È proprio il suo essere una cosa col Padre che lo porta ad essere coerente con Lui e quindi a perdonare, perché Dio non può che perdonare, perché è Misericordia, come Gesù stesso aveva insegnato ai suoi discepoli: “…amate i nemici” (Lc 6,27ss). Ma c’è un dettaglio che merita di essere notato: Gesù perdona i suoi uccisori perché “non sanno quello fanno” o, con altre parole, “fuori di sè”, come il discepolo prodigo che necessita di “rientrare in se stesso” (Lc 15,17).

In secondo luogo, la fiducia totale nel Padre, porta Gesù a mettersi totalmente nelle sue mani, a “consegnare” ciò che non è suo, la vita. “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso… Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre” (Gv 10,17).

Fino all’ultimo Gesù si è pre-occupato delle “cose del Padre”, non si è mai occupato delle “sue” cose, ma ha sempre messo davanti le cose del Padre del cielo, dei suoi discepoli, di quanti lo hanno seguito per amore e di quanti lo hanno seguito per vederlo in croce. Fino all’ultimo è rimasto fedele e fino all’ultimo si è preso cura di tutti.

Se vogliamo vivere la vita con autentica passione, dobbiamo necessariamente metterci alla scuola della Passione di Gesù. In questo modo ciò che può apparire solo dolore – la via Crucis – si svela come vita d’amore: “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici…e voi siete miei amici” (Gv 15,13-14). Ma l’essere amico è dono e impegno: Gesù si è già fatto dono accettando di vivere per noi la Passione pur di donarci una vita libera: ora spetta a noi impegnarci a custodire e alimentare con passione il dono ricevuto. Spetta a noi “rimanere in Lui” (cfr Gv 15,15) e la via privilegiata, come Gesù ci ha insegnato, è la preghiera, che in fondo è un affidare a Dio la nostra vita: “Nelle tue mani consegno il mio spirito”. Questo stare a tu per Tu con Lui, questo essere cuore abitato da Dio, parafrasando Pascal, si muove convinto che il cuore ha ragioni che la ragione degli uomini non conosce. E’ amore: passione della vita nutrita della Passione di Gesù.

TRIDUO PASQUALE

Con la domenica della Passione ha inizio la Settimana Santa che culmina nel Triduo Pasquale: la Cena del Signore (gio- vedì), la Morte (venerdì), la Risurrezione (sabato notte). È il cuore della nostra fede, la ragion d’essere del nostro essere credenti.

Giovedì santo, è giorno in cui si fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia, quando Gesù prese il pane, il vino… offrendoceli come Corpo e Sangue, lasciandoci se stesso, Pane del cammino verso il cielo. Ma accanto alle “parole” da ripetersi lungo i secoli (la formula di consacrazione), ci ha lasciato una “parola” che rivela la verità delle “parole” pronun- ciate: la lavanda dei piedi. Quel Gesù che ha detto “Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue” è lo stesso Gesù che in quella stessa Ultima Cena ha detto: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come ho fatto a voi (Gv 13,14-15); e in Matteo: “Ogni volta che avete fatto questo cose a un fratello più piccolo lo avete fatto a me” (Mt 25,45). Colui che ha detto che l’Eucarestia è il suo Corpo, è lo stesso che ha detto che c’è Lui nel corpo dei più piccoli, in ogni persona. Che senso ha, lo ricordava san Giovanni Crisostomo: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio corpo”, confermando il fatto con la parola, ha detto anche: “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare” e “ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli fra questi, non l’avete fatto neppure a me”. Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura. Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito, che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare, è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi. Che van- taggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai una calice d’oro e non gli darai in bicchiere d’acqua? che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? che guadagno ne ricava egli?…Perciò, mentre adorni l’ambiente per il culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questo è il tempio vivo più prezioso di quello”.

Concludendo, segnalo che in questa stessa notte, Gesù ha istituito anche il Sacerdozio, i primi che dovranno “ripetere” le parole della consacrazione, i primi che, per essere credibili nel loro “dire”, dovranno dare l’esempio di amare i poveri e gli ultimi. Tutti. In questa sera preghiamo per i sacerdoti, pregate anche per me perché il mio essere sacerdote si può reggere solo sulla preghiera.

Venerdì santo. Gesù in croce dialoga col Padre per realizzare la “sua volontà”. Deve accettare di morire e non di continuare a vivere. Gesù sente tutto l’abisso della morte, il terrore del dopo, la minaccia della sofferenza. È il mo- mento più alto del suo essere “Uomo” come noi, eccetto il peccato. La paura di bere il calice della sofferenza del mondo intero, per liberare il mondo. E da questa lotta Gesù uscirà vincitore ri-mettendo tutto se stesso nel Padre, obbediente fino alla fine. Se il diavolo puntava, già nelle tentazioni, a sganciare Gesù dal Padre illudendolo di poter farne senza, qui Gesù vince la sua lotta, affidandosi tutto, fino in fondo, al Padre. E Insegnando a noi oggi che la lotta si vince non allon- tanandosi da Dio, come il figlio minore (Lc 15), ma restando saldi in Dio, perché sarò, saremo veramente liberi, veramente autonomi nella misura che resteremo ancorati in Dio, vera libertà. Solo così vivrò/vivremo la vita con e per amore, perché veri, “in me stesso” e non “fuori di sé”/ “non sanno quello che fanno…” (Lc 23,33-34), non sanno che la vera vita è Dio. “Chinato il capo, spirò” (Gv 19,30): il chicco di grano caduto in terra ha portato a noi il frutto di una vita che non tramonterà. (Gesù risorge il 3° giorno: questo è il 1° giorno. Dal tramonto, con la prima stella, ha inizio il sabato, quindi il 2° giorno).

Sabato Santo. Tutto tace. Le campane non suonato, le chiese sono spoglie. Tutto tace. C’è silenzio. Per noi è giorno di silenzio, di raccoglimento. Giorno per rimettere ordine ogni cosa e cercare di capire dove sono (cfr Gn 3: “Adamo dove sei?), cosa voglio veramente dalla vita. Non è un giorno vuoto, ma è un giorno nel quale devo educarmi a sapere Chi attendo per una vita veramente riuscita. (Gesù risorte il 3° giorno: siamo nel pieno del 2° giorno: a sera, dopo il tramonto, termina il sabato e inizia il nuovo giorno, il 3°, per noi la domenica).

Pasqua. Il grande annuncio di Pasqua. La solenne celebrazione, la più importante dell’anno, si svolge dopo il tramonto del sole (inizio del 3° giorno): non si può spiegare, va vissuta. Dalla benedizione del fuoco, all’accensione del cero, al riascol- tare le grandi opere compiute da Dio fino a Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi. E in questo clima di gioia, le parole del vangelo fanno vibrare i cuori: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!” (Lc 24,1-12: il vangelo della notte di Pasqua). E la vita si fa passione.

La domenica di Passione e il Triduo pasquale cuore della nostra fede, sono occasione per rivedere a ritroso il cammino compiuto e coglierne tutta sua logica:

  • agli occhi di Dio noi siamo sempre amati (cfr adultera, V domenica di quaresima);
  • possiamo sempre tornare sui nostri passi perché Dio è Misericordia (cfr Padre misericordioso, IV di quaresima);
  • nel piano di Dio nulla mai è fuori posto, spetta a me capire cosa Dio vuole dirmi (III di quaresima);
  • capendo la logica di Dio, scoprirò il capolavoro che c’è in me (trasfigurazione II domenica);
  • la vita è più bella e più grande delle tentazioni (I domenica).
  • sarò anche cenere, ma Dio muore in croce per me (le ceneri).

Cosa rispondo io oggi alla Parola/Gesù

Signore Gesù, prima acclamato

e poi deriso dalle folle, abbandonato dagli amici e insultato dagli avversari. E io?

Kyrie eleison.

Signore Gesù,

ti sei donato nel tuo corpo e nel tuo sangue,

col tuo esempio di servo. “Fate questo in memoria di me” E io?

Kyrie eleison.

Signore Gesù,

ti sei lasciato crocifiggere

per inchiodare il peccato e la morte.

Sei morto per amore

perché io viva del tuo amore.

E io?

Kyrie eleison.

Signore Gesù, hai vinto la morte con la vita.

Hai vinto il peccato con il perdono.

E io?…

Non temere, tu

Va’, e dì ai miei fratelli…:

sono risorto”.

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Il commento al Vangelo di domenica 10 aprile 2022 curato da don Andrea Vena. Canale YouTube.

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