Commento al Vangelo di domenica 26 Luglio 2020 – d. Giacomo Falco Brini

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Il tesoro nascosto nel campo, acquarello di Maria Cavazzini Fortini, giugno 2019

Avete capito tutte queste cose? – dice il Signore Gesù ai suoi discepoli dopo aver esposto loro 3 parabole (Mt 13,51). Dopo averle ascoltate, gli rispondereste allo stesso modo? È importante che ce lo chiediamo, per verificare se stiamo davvero camminando dietro di Lui. Perché Dio parla per farsi comprendere, non certo per fare l’enigmista. Però, qualche settimana fa, abbiamo anche udito dirgli che i misteri del Regno possono risultare incomprensibili. Il rischio di diventare insensibili a Dio c’è sempre, ma non è certo Lui a negarsi, il problema è in noi (cfr. Mt 13,14-15). Se però qualcuno ha bisogno di spiegazione, basta chiederglielo. Perciò, eccomi a voi anche oggi, per cercare di servire il Signore nell’interpretazione delle sue parabole.

Il Regno dei cieli si può incontrare fortuitamente o al culmine di una accurata ricerca. Traduzione: Dio si fa trovare da chi lo cerca e anche da chi non lo cerca. Presto o tardi che sia, questo evento, anche se sfugge al nostro controllo, è certo. È un primissimo significato che accomuna le prime due parabole. Il primo uomo infatti non si aspetta e nemmeno sospetta di trovare un bel tesoro nel campo in cui sta camminando. La sorpresa è totale, ed è tale da fargli subito pensare di nasconderlo per timore di perderlo. Il secondo invece è un intenditore che sa quello che cerca, ha fiuto, sa intuire gli affari (è un mercante), e quando giunge sotto i suoi occhi qualcosa di prezioso sa riconoscerlo e mettere a segno il colpo. Importante soffermarsi a meditare: 1) in primo luogo sulla gioia di cui parla la prima parabola, unico movente della decisione di vendere tutto per comprare il campo dove si trova il tesoro; 2) poi il discernimento a cui implicitamente rimanda la seconda parabola, che permette al mercante di distinguere la perla di grande valore, dato che sul mercato della vita abbondano le contraffazioni: non è oro tutto ciò che luccica; 3) inoltre, entrambi gli uomini sono disposti a perdere quanto possiedono per conseguire quel che hanno trovato. Chi opera una scelta autentica non può realizzarla senza escluderne altre.

Gesù è il tesoro nascosto che si trova nel campo di Dio che siamo noi (1Cor 3,9). Gesù è la perla preziosa che si trova cercando al mercato delle innumerevoli relazioni umane, dove bisogna imparare a distinguere per riconoscerlo. Comunque, chi ha incontrato Gesù è capace di una grande passione d’amore che rende progressivamente indifferenti al resto, non perché il resto sia qualcosa da buttar via, ma perché trova solo nel Signore il suo vero senso: attorno a Don Bosco, Padre Pio, Madre Teresa di Calcutta e altri santi si muoveva una quantità incredibile di denaro, eppure il loro cuore ne fu sempre staccato, mettendolo sempre e solo al servizio del Regno. Nella terza parabola Gesù sottolinea la dimensione storica e comunitaria in cui “leggere” il grande evento del suo incontro. Infatti, Egli è come uno che getta una rete che pesca gli uomini dagli oscuri abissi della loro vita. La rete rappresenta la sua chiesa, chiamata ad accogliere tutti incondizionatamente, luogo dove si sperimenta la bontà misericordiosa di Dio. Ma è bontà che fa camminare per rispondere al suo amore, non alibi per i nostri peccati. Si sappia che alla fine della storia si tireranno i conti, e allora ci sarà la separazione/identificazione tra buoni e cattivi, con una sorte assolutamente differente (Mt 13,48-50). Questo giudizio finale è sempre riservato a Dio, ma lo scrivo qui ed ora io. Se davvero ho sperimentato la sua misericordia, mi troverò impegnato ad essere misericordioso con gli altri.

La parabola finale è la presentazione della responsabilità del discepolo, tenuto ad essere simile a un padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche (Mt 13,52). Qual è il significato? Il discepolo si senta responsabile di capire tutte queste cose, senza trascurare nulla. Cioè si deve occupare di capire e trasmettere fedelmente tutto quello che il Signore ci ha insegnato, con una particolare attenzione a muoversi, nell’interpretazione, tra antico e nuovo testamento, tra promessa e compimento, sempre ben agganciato alla viva tradizione della chiesa: le Sacre Scritture sono il tesoro da cui attingere per alimentare la vita dei fratelli nella fede. E lì infatti il luogo in cui abita e parla Cristo. Le cose antiche si comprendono solo con gli occhi fissi su Gesù, nostro futuro. Il tesoro è sempre antico nella sua novità e sempre nuovo nella sua radice antica. Insomma, se uno sta diventando discepolo di Cristo, è una persona nelle cui parole si avverte la intima unità del nuovo e dell’antico, del passato, del presente e del futuro. In lui si comincia a intravedere quanto S. Agostino disse di Dio, sospirando e rammaricandosi dei suoi ritardi: bellezza sempre antica e sempre nuova.


AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
SITO WEB: https://predicatelosuitetti.com