Commento al Vangelo di domenica 24 Novembre 2019 – d. Giacomo Falco Brini

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Hanno appena finito di crocifiggere Gesù. Il forte trambusto diffusosi lungo tutto il calvario si tramuta in agitazione carica di attesa. Il Rabbi è appeso, sfinito e impotente, al legno maledetto (cfr. Dt 21,23), in un mare di sofferenza. Il Benefattore è stato messo nel posto del malfattore: è condannato al supplizio più ignominioso che si conoscesse allora. Dirà o farà qualcosa da lì?

Il popolo stava a vedere (v.35). Che cosa vedeva? Come vedeva? Come tutti coloro che, guardinghi, vivono osservando gli altri dai balconi sicuri delle proprie idee. Come tutti quelli che son sempre a sbirciare dalla tendina di una finestra, guardando cosa stanno dicendo e facendo gli altri, come lo stanno dicendo e come lo stanno facendo, sempre attenti a non sporcarsi le mani, ma piuttosto attendendo il momento propizio per criticare a oltranza. Come tutti quelli che spiano il parlare e l’agire altrui, per coglierli in fallo, guardandosi però dall’uscire per primi allo scoperto. Come tutti quelli che si aspettano sempre una prova in più per potersi fidare di qualcuno, perché si fidano solo di se stessi. O come tutti quelli che si accomodano opportunisticamente su interpretazioni della realtà offerte da altri, in genere di persone che contano, ossia quando “salire sul carro con tutti è più rassicurante e da meno responsabilità”. Oppure, come tutti quelli che oggi assistono alla morte atroce di migliaia e migliaia di esseri umani inghiottiti dal mare o dalla guerra, senza essere minimamente toccati dal loro dramma e anzi prodigandosi a chiudere i propri e gli altrui occhi, a caccia di nuove giustificazioni. Come…

I capi invece deridevano Gesù dicendo: “ha salvato gli altri! Salvi se stesso se è lui il Cristo di Dio, l’eletto” (v.36). Le autorità religiose, non contente dell’improvvisato e falso processo contro di Lui, non sono sfiorate da alcun dubbio. Anzi, raggiungono il colmo: lo scherniscono anche nel suo orribile supplizio. Se Gesù è veramente quello che tutti aspettiamo, scenderà dalla croce e dimostrerà a tutti chi veramente è. Perché il messia, se è tale, non può che essere uno che sbaraglia i suoi nemici lasciando tutti a bocca aperta. L’eletto di Dio, o è così, o non lo è. Se si salverà la pelle, gli crederemo! Gesù ode un misterioso ritorno di parole: se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti “ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano, essi ti sosterranno con le mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra” (Lc 4,9b.10-11). Ma Gesù non parla. Non scende. E nemmeno gli angeli scendono dal Cielo a soccorrerlo.

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: “se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso” (vv.36-37). I soldati, presenza dell’autorità politica dominante, aggiungono altra derisione a quella dei capi religiosi. Vediamo se veramente è un re, come dice quella scritta appesa in cima alla croce (v.38). Se lo è, si salverà la pelle, come fanno tutti i re e i dominatori di questo mondo. Infatti, quando le cose si mettono male, non sono forse i primi a darsela a gambe? Non sono forse i primi a mettere al sicuro se stessi e la propria famiglia con le proprie ricchezze? Bene, allora se questo Gesù è un re, non può continuare a star lì, ma scenderà da lì. I veri re, sanno sempre come cavarsela; avranno sempre con loro mezzi, sudditi e territori su cui contare. A Gesù ritornano all’orecchio altre parole: ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo (Lc 4,6-7). Ma il Signore rimane lì. Non parla e non scende. Nessun potere, nessuna gloria, nessuna guardia del corpo, nessun possesso da difendere e mettere al sicuro.

Il malfattore alla sinistra prende affannosamente la parola. Anche lui lo insulta: non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi! (v.39). La voce del malfattore esplicita il pensiero del popolo pusillanime e sordo che sta guardare, riecheggiando quella dei capi e dei soldati. Se Gesù è il messia, adesso deve salvarsi e deve salvare anche noi. Perché crederemo (e vorremo) solo un Dio che ci salvi da tutte le esperienze di morte: dalla malattia e dal terremoto, dall’incidente stradale e dalla morte casuale, dalla cattiveria dei violenti come da quella dei politici ladri e ingiusti, da ogni delusione d’amore e da qualsiasi tracollo della salute e dell’economia, da ogni dolorosa perdita e da tutto ciò che ci fa soffrire. Perché se Dio esiste, deve fare questo mestiere: farci scansare la sofferenza. Altrimenti non è Dio! Altrimenti quell’uomo lì che pende dal legno, che dice di essere il figlio inviato da Dio, è un impostore! Ma Gesù non parla. Non scende dalla croce. Non mette in salvo la sua vita. Eppure, sta salvando la nostra: mors mea vita vestra.

Ecco, anche il malfattore alla destra ha qualcosa da dire. L’atroce sofferenza che l’avvolge non gli ha impedito di ascoltare le parole sprezzanti rivolte a Gesù: perché così tanto accanimento? Sente provenire gli insulti anche dall’altro messo in croce, ora non riesce più a trattenersi: non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; Egli invece non ha fatto nulla di male (vv.40-41). Finalmente, il Figlio di Dio ha trovato un difensore! Tardi, ma l’ha trovato. Quel giorno, non si trovò una voce che lo difendesse al di fuori di un delinquente! Sembra che Dimas* intraveda qualcosa che gli altri non vedono. Dalla bocca di Gesù nessuna parola offensiva, nessuna maledizione. Come mai? Gesù resta lì con loro, nella tortura di quel supplizio, e non cerca di salvarsi. C’è qualcosa che non quadra. Perché tutti lo hanno abbandonato? Perché patisce quell’inferno insieme a loro due? Non dovrebbe essere lì! Qualcosa sul volto sfigurato del Signore si trasfigura agli occhi del ladrone. Ora Dimas vede l’Invisibile ed è pronto a udire l’Inaudito. Ora, dopo aver proferito l’innocenza del Signore e la propria colpevolezza nel male, Dimas vede quelle cose che occhio mai vide e che orecchio umano mai udì, quelle cose che mai entrarono in cuore di uomo e che Dio ha preparato per quelli che lo amano (1Cor 2,9). Dalle profondità del suo cuore sorge la misteriosa sapienza che s’impara solo sul legno della croce. Ora Dimas vede chiaramente, accanto a sé, un Re:

Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno (v.42) 

E gli chiede una sola cosa, una soltanto: di non essere dimenticato. Perché non c’è nulla che fa soffrire maggiormente l’animo umano più del sentire di non essere nel cuore di nessuno. Il buon “ladrone” si slancia verso Gesù con fiducia, lo chiama per nome, è sicuro che quel suo regno esiste: forse ci sarà un posticino anche per lui. Ricordo ancora (dicembre 2008) la prima volta che lasciai la popolazione peruviana, dopo quasi 6 anni tra loro; ricordo il volto e le parole di quei poveri che salutavano benedicendomi: “padre Giacomo… per favore, non dimenticarti di noi!”. E come dimenticare? Se io che sono solo un peccatore non posso dimenticarli, può forse Dio dimenticarsi di chi gli chiede con fiducia di ricordarsi? Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se esistessero donne così, io invece, non ti dimenticherò mai (Is 49,15). E Gesù gli rispose:

In verità io ti dico: oggi stesso sarai con me nel paradiso (v.43) 

Dimas, il “buon ladrone”, che ho scelto come mio santo protettore, ha un messaggio perenne da dare anche a te che hai letto oggi il vangelo; a te che hai avuto la pazienza di leggere questo mio lungo e povero commento: non aver paura, il Re si ricorda di te.

(*Dimas o Dismas, è il nome tradizionalmente attribuito nella chiesa al “buon ladrone” del vangelo di Luca)

Fonte

Letture della
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – ANNO C – Solennità

Prima Lettura

Unsero Davide re d’Israele.Dal secondo libro di Samuèle

2 Sam 5,1-3

In quei giorni. vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».

Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Seconda Lettura

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Col 1,12-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre

e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,

per mezzo del quale abbiamo la redenzione,

il perdono dei peccati.

Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio

Vangelo

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore