Commento al Vangelo di domenica 16 Giugno 2019 – d. Giacomo Falco Brini

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UNO IN TRE, TRE PER TUTTI

Sono in tre a condividere il nome e la natura di Dio. E questo lo sappiamo perché ce lo ha raccontato con la sua vita uno di loro, che è diventato uno di noi. In ciò, il cristianesimo, pur rimanendo in dialogo con le altre religioni, si “stacca” da esse. Ma anche per noi, che poniamo sempre con un segno di croce sulle nostre liturgie il sigillo della ss.ma Trinità, resta un mistero inesauribile.

Per questo il Signore Gesù dice che deve parlarci ancora di tante altre cose (Gv 16,12a). Non che non ci abbia detto tutto quello che dovevamo sapere su Dio, tutt’altro: vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi (Gv 15,15). Il fatto è che l’uomo non può contenere tutta la realtà di Dio in una volta sola; non è in grado di accoglierlo in tutta la sua portata: per il momento non siete capaci di portarne il peso (Gv 16,12b).

L’occhio di un uomo che è stato a lungo nella oscurità di una stanza, se si apre improvvisamente una finestra, non può sopportare la luce naturale che vi irrompe. Si deve abituare poco a poco a guardare verso la luce, se non vuole far danni alla propria vista. Un papà e una mamma saggi, pur volendo comunicare, per amore, tutto ciò che sono e che hanno ai propri figli, si guardano bene dal farlo quando sono a una certa età. Quando mia madre mi raccontò certe cose della storia di mio padre, avevo circa 23 anni. Le chiesi subito perché non me l’aveva detto prima. “Perché non era ancora arrivato il momento” – fu la sua semplice risposta. Dunque nella nostra umana esperienza possiamo intuire qual è l’opera di uno dei tre, lo Spirito. Egli è detto “l’amore del Padre e del Figlio”: è infatti Lui, l’amore, che ci guida alla verità tutta intera (Gv 16,13a). Solo chi si lascia guidare dall’amore, cioè dallo Spirito, comprende questo linguaggio di Gesù. Tocca allo Spirito, al momento opportuno che solo Lui sa, introdurci sempre più nel mistero di Dio. A noi imparare a lasciarci guidare da Lui, a farci trovare disponibili. E’ una grazia da chiedere, oltre che un impegno da offrire. Come diceva Agostino, solo chi ama può dire la verità. La verità non può essere colta senza l’amore e viceversa.

Ma non è tutto. Ci vuole lo Spirito affinché le cose che Gesù ci ha detto vengano comprese per quello che dicono. Le sue parole parlano di futuro: vi annuncerà le cose future (Gv 16,13b). Gesù è il nostro futuro, perché Egli viene dal futuro! Lo Spirito attualizza la sua parola nella nostra storia (se glielo permettiamo) perché è in questo modo che ci prepara a tornare verso il nostro destino: Dio. Per chi se lo ricorda, il titolo di un celebre “cult” cinematografico di anni fa, può rendere l’idea di questa realtà: “Ritorno al futuro”. Ecco, il credente in Cristo è un uomo che cammina per ritornare al futuro.

Inoltre, in questo compito, lo Spirito glorifica Gesù, perché sappiamo che le cose che ci spiega sono le parole e i gesti che Gesù ha detto/fatto: prenderà del mio e ve lo annuncerà (Gv 16,14). Ma noi, pregando diciamo giustamente: “Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo”, perché sappiamo che non c’è niente che uno di loro possiede che non sia anche degli altri (Gv 16,15). Nel vangelo di oggi c’è questo ultimo, implicito messaggio. Nel seno della Trinità si vive per dar gloria all’altro, non per cercare la propria. Per questo anche noi, la chiesa, se viviamo da credenti, prima o poi diventiamo davvero luce del mondo e sacramento di Dio: amandoci gli uni gli altri, manifestiamo una gloria che non ci appartiene, ma che ci è donata senza alcuna riserva: e la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro perché siano anch’essi, come noi, un cosa sola (Gv 17,22).

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