Commento al Vangelo di domenica 13 Ottobre 2019 – d. Giacomo Falco Brini

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Peccato che la liturgia della parola non riporti l’intero racconto della guarigione di Naaman il Siro (1a lettura). Un capolavoro anche letterario che sostiene efficacemente il senso del vangelo di oggi. Il Signore Gesù all’ingresso di un villaggio si vede venire incontro dieci lebbrosi. Pur mantenendo una debita distanza (Lc 17,12), la dolorosissima condizione che sale dal loro grido tocca subito il suo cuore: Dio ha sempre compassione. Ma questa volta Gesù non impone le mani come operava in tante guarigioni. Si limita a ordinare loro quanto già il libro del Levitico ordinava ai lebbrosi, cioè di presentarsi ai sacerdoti per una verifica del loro status di salute (Lv 14,2ss.). Quei lebbrosi obbediscono e guariscono ancor prima di incontrarli. Principio di guarigione è dunque l’ascolto e l’obbedienza alla parola di Dio.

Quei dieci infatti, all’invito di Gesù, avrebbero potuto replicare: “ma come? Non sei tu il taumaturgo di cui abbiamo sentito parlare? Non hai guarito in Galilea toccando uno come noi? (Mc 1,40-45) Perché non ci hai imposto le tue mani? Come mai ci mandi dai sacerdoti prima ancora di essere guariti? In altre parole, avrebbero potuto fare molte obiezioni, proprio come Naaman prima della sua guarigione. Se infatti andate a leggervi il racconto, troverete che il generale lebbroso del re di Aram accetta il suggerimento di una giovinetta ebrea messa al servizio di sua moglie: per trattare la sua malattia, lo invita a recarsi dal profeta Eliseo. Naaman accetta con la mediazione del re di Aram che intercede presso il re di Israele. Quest’ultimo sta per mandare tutto all’aria, quando Eliseo viene a saperlo e interviene invitando il re a mandargli senza indugio il generale pagano. Soltanto che, mentre questi si dirige verso di lui, Eliseo gli manda incontro un messaggero con la ricetta medica già pronta: bagnarsi per 7 volte nel fiume Giordano. Però Naaman si indigna e dice: ecco, io pensavo che certo verrà fuori, si fermerà, invocherà il nome del Signore suo Dio toccando con la mano la parte malata e sparirà la lebbra. Forse che l’Abana e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito? E se ne va senza incontrare Eliseo, ancora più adirato (2Re 5,11-12).

Per sua fortuna, aveva tra i suoi servi qualcuno che lo fece ragionare, adducendo la semplicità della richiesta di Eliseo. Allora il generale torna sui suoi passi, s’immerge 7 volte nel Giordano e guarisce. Forse molte volte, di fronte a problemi e malattie, siamo come Naaman. Cerchiamo interventi divini in segnali particolari, ci aspettiamo che il tal santo, prete o profeta dai carismi speciali a cui ricorriamo, proferisca il suo oracolo, compia o ci faccia compiere un gesto clamoroso. E fatichiamo a fidarci della parola di Dio quando essa invece ci chiede cose troppo “elementari”. In realtà ci comportiamo da perfetti increduli, perché pensiamo che l’azione divina debba essere sempre intercettata dalla nostra intelligenza o debba sempre rispettare un certo “cliché” religioso. Ma la lezione del vangelo non si ferma qui. Bisogna chiedersi come mai il Signore rimane così stupito (forse non senza una punta di amarezza) vedendo che solo uno dei dieci ritorna da Lui per ringraziare e dar gloria a Dio (Lc 17,17-18).

Costui era un samaritano, uno straniero, cioè un estraneo all’ortodossia religiosa di Israele. Lo stupore di Gesù non può certo rientrare nell’animo di chi non si vede riconosciuto nei suoi meriti, oppure di chi si sofferma ad osservare pessimisticamente che non c’è più gratitudine in questo mondo. C’è ben di più sotto. Quel samaritano (un eretico!) è l’unico entrato nel senso più profondo di quanto ha ricevuto. La guarigione dalla lebbra è stata un dono. Ma ricevere un dono senza riconoscere il donatore, cioè senza stabilire con lui una relazione, è come un bambino che riceve sempre tutto dai genitori, senza imparare a riconoscere da dove e attraverso chi proviene tutto. Alla lunga, chi vive così finirà per accampare sempre diritti verso gli altri, ma non vivrà in pace e non lascerà in pace nessuno. Perciò Gesù dice solo a quel samaritano che la salvezza lo ha raggiunto (Lc 17,19). Ci salva una relazione personale e grata con Gesù, non una salute ristabilita e l’offerta che ricambio per questa!

Probabilmente gli altri nove erano tra coloro che se la cavavano in questo modo. Dio ci ha fatto questa cosa? Bene, la legge prescrive che dobbiamo offrire qualcosa in cambio al sacerdote, siamo a posto così. Di chi vive con questa pseudo-fede, dove tutto è dovuto e si può scambiare, ne abbiamo piene le chiese. Ma invece di generare a un rapporto personale di fiducia, mantiene in piedi un mercato! C’è una lebbra molto più difficile da cui guarire: la religione d’interesse che chiede e rilascia favori. Chi si insabbia in questa “religione”, non conosce Dio, tuttalpiù cerca di usarlo. Ha dimenticato o non sa chi è Colui che domenica scorsa ha esortato ad essere “servi inutili”, cioè gente che ha imparato da Dio a vivere grati e a non cercare vantaggi dalla propria fede. Se vi pare, e se pensate che queste mie parole non siano solo farina del mio sacco, andate a leggervi il finale del racconto di Naaman guarito (2Re 5,20-27). È la triste vicenda di Ghecazi, uomo “credente” al servizio di Eliseo, che voleva approfittarsene di ciò che il profeta aveva invece rifiutato. Quella è la vera e più pericolosa lebbra da cui guarire, con la grazia di Dio.

Fonte

Letture della
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re
2 Re 5,14-17

 
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
 
Tornò con tutto il seguito  da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
 
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 97 (98)
R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R.
 
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.
 
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

Seconda Lettura

Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 2,8-13

 
Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide, come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
 
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 11-19

 
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore

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