Commento al Vangelo di domenica 11 Ottobre 2020 – d. Giacomo Falco Brini

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Riassunto delle puntate precedenti. Il proprietario del terreno che chiama a collaborare, nonché padre di collaboratori che gli sono figli, si aspettava frutti buoni dalla coltivazione della sua vigna, ma non ne ha ricevuti. Sappiamo come è andata a finire con i servi inviati per la riscossione. Non abbiamo avuto rispetto nemmeno dell’emissario più importante, suo Figlio, anzi, l’abbiamo ucciso; ma proprio all’apice delle nostre cattiverie, il misfatto viene sorprendentemente assunto, come opera propria, dal misterioso Dio nascosto dietro le parabole: questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi (Mt 21,42). La parabola di questa domenica richiama i temi trattati dai racconti precedenti gettandovi una luce nuova.

Qui infatti si paragona ad un re che offre un banchetto per le nozze di suo figlio; solo che anche ai ripetuti inviti di questo re, corrispondono continui rifiuti. Qualche osservazione. Intanto, umanamente parlando, l’indignazione dovrebbe nascere ben prima nel suo cuore. Invece, al primo rifiuto il re incarica i suoi messaggeri di convincere gli invitati ad accettare, sottolineando la gratuità del banchetto: ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto: venite alle nozze! (Mt 22,4) Pazienza e bontà infinita del nostro Dio. Ma nemmeno davanti a questa realtà gli invitati cambiano parere. Alcuni sono indifferenti, altri maltrattano fino ad uccidere i messaggeri (Mt 22,5-6). Cosa può far nascere in loro una tale opposizione? Come mai non accolgono un dono siffatto? Cosa può portarli a preferire altre azioni e occupazioni, se in ballo c’è una festa per cui non si deve pagare nulla?

Altra cosa interessante. L’indignazione del re, anche se si traduce dapprima in una punizione esemplare (Mt 22,7), non si ferma qui. Diventa piuttosto una spinta ancora più tenace a prolungare gli inviti. Sembra proprio che questo re non sopporti assenza di invitati e di festa in casa sua. Se i primi invitati erano ben conosciuti e da sé stessi si sono squalificati (Mt 22,8), adesso il re estende l’invito anche agli sconosciuti: andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze (Mt 22,9). Se qualcuno avesse ancora dubbi circa la gratuità dell’invito a festa, vedrà svanire le sue riserve: quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi (Mt 22,10). Dunque anche chi non è in regola può entrare nella festa. E finalmente il re vede riempirsi la sala delle nozze. Ma c’è qualcosa che non va. C’è un ultimo insegnamento da cogliere.

Il re ha offerto e aperto a tutti il festoso banchetto, segno di un cuore veramente magnanimo nell’amore la cui felicità sta tutta nel condividere la sua gioia. Egli trova nella sala un tale senza l’abito appropriato (Mt 22,11-12). Nessuno andrebbe mai a una festa di nozze mal vestito, eppure c’è qualcuno che lo ha fatto. La domanda del re è opportuna. È evidente che l’intento di Matteo è farci concentrare sull’abito nuziale: cosa c’è dietro questa parola dall’alta carica simbolica? Un giorno Gesù, a chi gli faceva osservare che i suoi discepoli non digiunavano, rispose: possono forse gli invitati alle nozze digiunare mentre lo Sposo è con loro? …Nessuno mette un pezzo di stoffa nuovo su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore (Mt 9,15-16) Questo episodio è illuminante. Se lo Sposo è qui con noi nel suo Spirito, se vive oggi nella chiesa sua sposa, allora il segno distintivo del cristiano non può che essere la gioia di vivere con Lui, novità assoluta che comincia già qui in terra e si prolunga fino al Cielo. Il re dei re è morto nudo, per amore, sulla nuda croce che gli abbiamo fabbricato. Solo chi è disposto a vedere e farsi vedere nella propria nudità, può conoscere il mistero dell’abito nuziale. La veste nuziale è propria di chi, scopertosi peccatore davanti a quella croce, accoglie l’invito a convertirsi, cioè a cambiare abito. Perché solo chi si riconosce sterile di buoni frutti può ricevere il dono di far frutti buoni, solo chi si riconosce omicida del Figlio diventa erede come Lui, solo chi si sa nudo può venire rivestito. Chi vuole entrare nel regno dei Cieli con un altro vestito, presto o tardi dovrà decidere se spogliarsi o meno. Avrà ancora l’occasione di farsi rivestire, altrimenti andrà al destino che si è scelto (Mt 22,13).


AUTORE: d. Giacomo Falco Brini
FONTE: PREDICATELO SUI TETTI
SITO WEB: https://predicatelosuitetti.com