Commento al Vangelo del 25 Novembre 2018 – d. Giacomo Falco Brini

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LIBERO E VERO, CIOÈ RE

Della solennità di Cristo Re (che mi piace tantissimo) devo tuttavia ammettere che non ho mai sentito molta sintonia su come la si celebrava in passato o come la si celebra talvolta ancora oggi. Troni, statue di Cristo coronate d’oro, addobbi regali moltiplicati, paramenti ultradecorati e grandi fasti liturgici, non mi sembra si addicano alla regalità manifestatasi in Gesù; che peraltro si rivela pienamente, al tramonto della sua vita, nel lavare i piedi dei suoi e morendo con una corona di spine in testa come un delinquente qualificato. E se da un lato è umanamente comprensibile che si celebri la festa in questo modo anche solo per voler dimostrare il nostro affetto, dall’altro, ci fa bene guardare come la regalità del Signore cresca in modo del tutto opposto e inatteso nel racconto dei vangeli. In Giovanni il tema della regalità di Cristo domina la scena del processo davanti a Pilato. Siamo nel vivo della passione. Dopo la discussione con i giudei circa la necessità o meno del suo giudizio, il procuratore romano si fa condurre Gesù per interrogarlo sulla sua identità e sul suo operato. La genialità dell’evangelista fa sì che la narrazione di quel processo inviti noi lettori a scoprire cosa esso rappresenta realmente. E’ il processo che attraversa tutta la storia umana: quello che vede di fronte il mondo e Gesù, il mondo e il discepolo, l’ipocrisia e la verità, il potere e l’amore. Così anche i personaggi storici del racconto diventano profondamente simbolici. I giudei incarnano l’incredulità religiosa quale primo esempio di rifiuto che continuerà a manifestarsi in tante forme nel mondo, Pilato invece il potere politico che si oppone alla verità, perché mette in pericolo la sua stabilità. Perciò, il racconto va letto su due piani, quello storico e quello della fede che legge la storia. Quello che ne esce è, come sempre, sorprendente. Gesù, da persona sotto interrogatorio diventa colui che interroga, da uomo sottoposto a giudizio diventa giudice, da arrestato come malfattore diventa ai nostri occhi l’unico uomo autenticamente libero tra tutti i protagonisti della scena.

Pilato domanda a Gesù se Lui è il re dei giudei (Gv 18,33). Il Signore risponde con un’altra domanda (Gv 18,34) che ha più o meno questo senso: “me lo stai chiedendo perché la domanda è proprio tua, cioè nasce da te, da un tuo interesse sulla mia persona, oppure la tua domanda nasce da qualcos’altro, per esempio da quello che gli altri ti propinano, magari dalla paura di quello che altri ti stanno dicendo sul mio conto?” La prima reazione di Pilato è di difesa. Egli rivolge a Gesù altrettanti interrogativi: sono forse io giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti…cosa hai fatto? (Gv 18,35) Sono parole già degne di quel gesto che compirà a conclusione del processo: lui se ne laverà le mani. A volte capita di incontrare persone che vengono a sottopormi questioni che apparentemente si presentano come interrogativi personali. In realtà, appena il dialogo rischia di coinvolgere la loro libertà o posizione di fronte al problema, trovano mille giustificazioni per non affrontarlo nella sua verità, giustificazioni che di solito riguardano la paura di assumere una responsabilità o di essere messi in discussione. Gesù rispose: il mio regno non è di questo mondo…(Gv 18,36). Il Signore, cercando il dialogo anche con il procuratore romano, afferma la totale estraneità del suo regno al modo di regnare dei poteri terreni. La sua parola incuriosisce nuovamente Pilato e lo muove a una ulteriore domanda sulla sua regalità (Gv 18,37a). E qui Gesù la afferma senza indugio, collegandola al mistero della sua persona e alla verità (Gv 18,37b).

Alcuni anni fa l’attore e regista americano Mel Gibson ha offerto nel film La passione di Cristo (2004) qualche spunto interessante circa la figura controversa di Ponzio Pilato. Nel film lo vediamo in un crescendo di indecisione e di paura davanti all’odio che i capi e il popolo manifestano verso Gesù. Lo troviamo poi in un vero e proprio tormento quando la moglie gli suggerisce di lasciarlo libero a motivo di un inquietante sogno fatto su di Lui. Dopo aver interrogato Gesù, Pilato rientra a casa sua e ripete alla moglie la stessa domanda con cui si conclude l’interrogatorio: “quid est veritas Claudia?” Colpisce quello che il regista pone sulla bocca della donna come risposta: “Pilato, la verità nessuno te la può dire se tu non l’ascolti”. Eh già! Quale verità si può far largo in una persona che non si mette in autentico ascolto dell’altro? Quale verità può entrare nel cuore di chi mette al centro di un dialogo non l’altro da ascoltare, ma il proprio interesse da proteggere?

Il prosieguo del racconto evangelico lo conosciamo. Il processo a Gesù fa uscire il vero volto del potere di questo mondo, religioso o politico che sia, e il vero volto di Dio e del suo regno. Mette a nudo i mezzi che il potere usa per far valere le proprie ragioni, ossia per mantenere al sicuro i propri interessi (che poi sono proprio i mezzi che il Signore scarta); e così la verità viene offesa e sacrificata sull’altare di quegli stessi interessi. Tutta la storia della salvezza si contraddistingue nella Bibbia per un costante scontro tra Dio (sempre dalla parte degli oppressi) e il potere che in genere non cerca la verità, ma il proprio tornaconto a spese del popolo. Gesù davanti a Pilato ci ricorda poi che la verità è tale perché disarmata. E non potrebbe essere diversamente.

In tutta la sua vita Gesù, nostra via, verità e vita, ci ha mostrato fino alla fine che Dio conosce un solo potere, che è l’unica forma del suo essere Re: il potere dell’amore che si fa servizio per gli altri fino al dono della vita. Nel volto di Gesù non soltanto risplende la verità di Dio ma anche quella dell’uomo; ecco allora che ogni uomo che voglia davvero essere libero, ascolterà la voce del Signore spiegarci che la sua libertà e regalità è un dono condiviso con chi rimane fermo (e rischia) sulla sua parola: chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce (Gv 18,37b). E ancora: se rimanete nella mia parola sarete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8,31-32). Per questo io sono nato (Gv 18,37b), dice Gesù a proposito del suo essere Re. E noi, facendo eco alle sue parole, possiamo dire che per questo siamo nati: per condividere, come figli e fratelli suoi, la sua regalità e libertà. Quale potente di questo mondo lo farebbe? Signore Gesù, davvero tu ci hai portato il regno di un altro mondo!

Fonte

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B
NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Solennità

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 25 Novembre 2018 anche qui.

Tu lo dici: io sono re.

Gv 18, 33-37
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 25 Novembre – 01 Dicembre 2018
  • Tempo Ordinario XXXIV
  • Colore Bianco
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 2

Fonte: LaSacraBibbia.net

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