Nessuno ci ama capello per capello come Dio

Padre Ermes Ronchi commenta il brano del Vangelo di domenica 21 Giugno 2020.

Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore. Per tre volte Gesù si oppone alla paura, in questo tempo di paura che mangia la vita, «che non passa per decreto-legge» (C.M. Martini), che come suo contrario non ha il coraggio ma la fede. Lo assicura il Maestro, una notte di tempesta: perché avete paura, non avete ancora fede? (Mc 4,40).

Noi non siamo eroi, noi siamo credenti e ciò che opponiamo alla paura è la fede. E Gesù che oggi inanella per noi bellissime immagini di fede: neppure un passero cadrà a terra senza il volere del Padre. Ma allora i passeri cadono per volontà di Dio? È lui che spezza il volo delle creature, di mia madre o di mio figlio?

Il Vangelo non dice questo, in verità è scritto altro: neppure un uccellino cadrà “senza il Padre”, al di fuori della sua presenza, e non come superficialmente abbiamo letto “senza che Dio lo voglia”. Nessuno muore fuori dalle mani di Dio, senza che il Padre non sia coinvolto. Al punto che nel fratello crocifisso è Cristo a essere ancora inchiodato alla stessa croce.

Al punto che lo Spirito, alito divino, intreccia il suo respiro con il nostro; e quando un uomo non può respirare perché un altro uomo gli preme il ginocchio sul collo, è lo Spirito, il respiro di Dio, che non può respirare. Dio non spezza ali, le guarisce, le rafforza, le allunga.    […]

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PIUME E CAPELLI

Non abbiate paura, voi valete di più! La sua tenerezza, che si prende cura dei passeri come dei miei capelli, è l’impensato di Dio, che fa per me ciò che nessuno ha mai fatto, ciò che nessuno mai farà: mi prepara il nido con le mani, e con le mani conta i miei capelli.
Eppure ho paura, perché i passeri continuano a cadere a terra, come i bambini. Bambini che cadono a migliaia, in guerra. Venduti per poco più di un soldo o gettati via appena spiccato il loro breve volo.
E lui lo sa. Ma ripete per tre volte: Non temete, non abbiate paura. Il Vangelo assicura che nulla cadrà a terra senza che Dio ne sia coinvolto, nessuno cadrà fuori dal nido delle sue mani. Dio sarà lì, con le dita aperte.

Ma allora è Lui che spezza il volo? No. La parola evangelica (in greco: aneu) è tradotta male, e non evoca il volere di Dio, ma ”la presenza di Dio; nulla senza che lui ne sia coinvolto”. E allora il dramma non è solo nostro, “esso è anche di Dio” (Turoldo), Dio che non si colloca tra salute e malattia, ma tra sconforto e fiducia. Suo paese sono le fibre della paura, dove si annida quella che i salmi chiamano “la bestia del canneto”. Dio sta nel riflesso ultimo delle lacrime, per moltiplicare il coraggio, a raccontarci che qualcosa vale più del corpo, perché la vita non è lì.
Tu non sei il tuo corpo, eppure lo ritroverai: neanche un tuo capello andrà perduto.
Io che desidero essere salvato, lo sarò, perché tutto l’umano che c’è in me trova eco nel cuore di Dio.
Verranno notti e reti di cacciatori, verrà anche la morte, ma: nulla ci potrà separare dall’Amore, né spada, né morte, né angeli, né demoni (Rom 8,39).
Sì, è vero i passeri e i capelli contati hanno da attraversare la morte. Ma Gesù mi insegna il diritto a rivendicare fino all’ultima fibra di quel mio corpo che ha testimoniato la vita.

“Temete piuttosto chi ha potere sull’anima”. L’anima può morire! Mortali sono l’indifferenza e l’ipocrisia, il togliere coraggio e innocenza, deridere gli ideali e gli innamorati. “Di un peccatore si può fare un santo, ma di coloro che non sono né cristiani, né pagani, né appassionati né freddi, né santi né peccatori, di loro, le anime morte, che cosa ne faremo? (Charles Peguy)”.
L’immagine di passeri e capelli contati mi riporta ai più fragili tra noi, depressi, anziani, ammalati. Ai poveri di beni e relazioni, ai tanti che non hanno più un lavoro e si sentono inutili.

Signore, ho combinato poco nella vita e ora non riesco più a fare niente. E lui risponde: tu vali di più, non perché produci, lavori o hai successo, ma perché esisti, gratuitamente come i passeri, debolmente come i tuoi capelli, nelle mani mie.
Su te è la sua cura, in te il suo respiro. Dove finisci tu, perché non ce la fai, comincia lui, con le sue mani.

AUTORE: p. Ermes Ronchi FONTE: AvvenirePAGINA FACEBOOK