Vangelo del Giorno – 10 Maggio 2020 – don Luigi Epicoco

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“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. È sempre facile dire a parole di non avere paura, ma la paura non la si disfa a forza di parole ma attraverso la vertigine della fiducia. Essa infatti ha il potere di vincere ogni turbamento perché trova forza nello stringere la mano e affidarsi. “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto”.

Gesù vuole quasi spiegare il motivo per cui “deve” andare. La sua partenza è funzionale a preparare un posto a noi, a preparare una strada, anzi a rendere possibile una strada. Senza il suo precederci non ci sarebbe nemmeno il nostro incedere. “Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?»”. Tommaso fa sempre discorsi concreti e fa bene, perché tutti noi abbiamo bisogno di capire in concreto e non in astratto le cose che contano. Ma c’è un difetto nei suoi ragionamenti: la fede/fiducia.

C’è come sempre un retrogusto di paura, la paura che niente sia davvero vero dell’esperienza cristiana. Toccare non per fede ma per incredulità. Domandare non per sapere ma per paura di non rivedere più Gesù. Sembra quasi che Tommaso abbia qualche ferita d’abbandono e costantemente essa riemerge nel suo rapporto con Cristo. Vuole conferme. E Gesù gliele dà sempre. “Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me»”.

Che tradotto significa: “Stai tranquillo perché ci sono io, e questo per te è meglio di una direzione, di una strada, di una spiegazione, di una verità teorica, di una vita da solo”. Non ci sono altre strade. L’unica cura per uno che ha paura di essere abbandonato è abbandonarsi, cioè fidarsi. Gesù con la sua partenza ci mette di fronte il dramma dell’abbandono ma per guarirci. È proprio nello spazio che si viene a creare con la sua assenza che può accadere l’incontro con ciò che tira fuori da ciascuno di noi la libertà necessaria. Chi ci ama sa anche fare un passo indietro per farci fare un passo in avanti.

La direzione, il motivo, la meta

Commento del 2017

Leggere il Vangelo di Giovanni a volte è un’esperienza faticosa. Ti ritrovi davanti a paesaggi che non riesci ad addomesticare con le parole, a renderli pratici, utili per la vita di ogni giorno. Ma essendo Parola di Dio, essa non rimane mai senza frutto, senza conseguenze, anche quando non dissipa immediatamente la confusione che crea nella testa. Ma nel Vangelo di oggi non si parla di testa ma di cuore. “Non sia turbato il vostro cuore”, dice Gesù ai discepoli che intuendo che Gesù sta per lasciarli, affogano nella tristezza, nella nostalgia, nella confusione. La vita, a volte, cambia. E cambiando ci mette in crisi perchè non è più come l’abbiamo vissuta per anni, per giorni, per mesi. E quando cambia sembra che in qualche maniera ci tradisca. A volte cambia perchè muore qualcuno che ami, perchè perdi il lavoro, perchè ti accorgi che è finita l’infanzia, o la giovinezza. O perchè è finita una stagione della tua storia. Di certo essa cambia. Ma c’è una cosa che non cambia mai: Chi ci ha fatto fare questo viaggio così imprevedibile della vita, cioè Dio.

“Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Che tradotto significa : “fidatevi”. Fidatevi di ciò che non comprendete fino in fondo (Dio Padre), e fidatevi di ciò che avete davanti ai vostri occhi (Gesù), cioè la realtà che vi sta davanti. Una doppia dose di fiducia nel mistero della vita e in ciò che vediamo e che molto spesso si mostra contraddittorio, non risolutivo, troppo umano.

“Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Gesù rispondendo all’interrogativo infuocato di Tommaso indica davvero una strada. La casa del Padre la si raggiunge non nel distacco dalla realtà ma attraverso la realtà. Il cristianesimo non è una via ascetica di presa di distanza dal reale, da ciò che esiste davanti a noi. Ma è un cammino che ti chiede di passare seriamente, appassionatamente, totalmente nelle cose che hai davanti, con la continua consapevolezza che prendendo sul serio la realtà, prenderai sul serio Dio. Chi vive cercando di non scappare dalla sua vita, da ciò che è a volte è costretto a vivere, ma affrontando, allora sperimenta la Verità, sperimenta veramente la Vita, e percorre una Via di senso che lo conduce verso un destino buono.

Seguire Gesù non significa fuggire dal mondo. Non significa rinchiudersi nella propria testa. Non significa semplicemente sopportare la vita. Seguire Gesù significa entrare nel mondo, immergersi dentro la realtà che ci circonda e fare una cosa che solo noi possiamo fare: amare. E chi ama lascia il segno, non lascia mai il mondo come l’ha trovato, lo lascia migliore. Questo è il motivo per cui si fraintende la vita contemplativa o di clausura dei monaci e delle monache, perchè pochi riescono a capire che la distanza apparente che creano da ciò che li circonda non è una via di fuga ma un’immersione ancora più profonda nel cuore della realtà.

Non basta desiderare di arrivare da qualche parte, bisogna trovare il coraggio di percorrere la strada che ci porta fin lì, altrimenti il viaggio altro non è che un sogno vuoto dentro la nostra testa. E non saranno certo i sogni a renderci felici, ma bensì i tentativi di realizzarli.

don Luigi Epicoco