don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 22 Agosto 2021

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

La Parola da gustare, l’Amore da vivere

«Volete andarvene anche voi?». La domanda di Gesù ai Dodici li interpella affinché facciano una scelta. L’interrogativo ricalca quello che Giosuè rivolge ad Israele: «Sceglietevi oggi chi servire» (Gs 24, 17). Il popolo risponde che non vuole abbandonare il Signore per servire altri dei perché ha sperimentato la sua bontà. Il Sal 33 è una professione di fede mediante un inno di benedizione che canta la misericordia di Dio. Il salmista invita i poveri ad ascoltare e ad unirsi al canto di ringraziamento gustando e vedendo quanto è buono il Signore. Israele sceglie di servire il Signore e di essere unito a Lui perché legge la sua storia come Storia della salvezza.

Gli eventi confermano l’affidabilità della Parola di Dio ed Essa a sua volta diviene chiave interpretativa della vita. Gustare la Parola di Dio permette di leggere la propria vita alla luce dell’amore di Dio il cui cuore non è duro, come quello degli uomini avidi di potere e indifferenti ai bisogni del povero, ma ricco di misericordia verso i miseri che gridano verso di Lui. La storia del peccato delle origini insegna che, se la realtà è vista con gli occhi iniettati di diffidenza e di avidità, la si approccia con il desiderio di prendere e possedere come un bene di consumo. È il nostro cuore ad indurirsi se non gusta la Parola di Dio. Essa invece, come dice s. Paolo, è un lavacro che ci purifica, ovvero ci permette di vedere, e dunque pensare, non secondo i ragionamenti umani ma con i sentimenti di Dio. Gesù ha chiesto di «mangiare» la sua carne e il suo sangue, cioè di gustare e assimilare la sapienza dell’amore che ha la sua origine nel cuore di Dio.

Gustare è mangiare non solo per soddisfare la fame ma per fare comunione con Gesù, unirsi a lui in maniera sponsale e lasciarsi conformare allo Sposo. Gesù ama noi come ama sé stesso. Questo significa che come chiunque che ha senno non odia la sua carne ma la nutre e la cura, così fa Cristo con noi che considera come sue membra. A monte dell’abbandono c’è il rifiuto a lasciarsi amare da Dio, ovvero di farsi educare, nutrire e accudire da Lui. La parola di Gesù appare dura perché il cuore dell’uomo, anche di quello che si dice credente, è refrattario al dono dello Spirito che conforma a Cristo colui che lo riceve. L’equivoco si crea perché, pensando alla maniera umana, si travisa il senso del dono. Nella logica commerciale i doni si scambiano viaggiando in senso unico alternato. Nella logica dell’amore il dono è grazia, non solo perché è gratuito ma anche perché è capace di fecondare e generare ancora dono.

Il dono non si ferma a chi lo riceve, ma diventa in lui sorgente di altro dono. In tal modo il dono si moltiplica e si diffonde. Questa è la dinamica della fede che se non è generativa di carità, non può chiamarsi tale. Gesù vuole educare alla mentalità del dono inteso come servizio di amore, il quale non è tanto finalizzato all’autorealizzazione di chi ama, ma alla felicità di chi ne è il destinatario, proprio come Cristo Sposo fa con la sua Chiesa. Pietro, replicando alla domanda di Gesù, sostituisce ai verbi «gustare e vedere» i verbi «credere e conoscere». Credere significa proprio gustare la parola di Gesù e così riconoscere che in essa viene comunicata la vita eterna, ovvero lo Spirito Santo grazie al quale si può veramente amare fedelmente e vivere per sempre. 

Signore Gesù, roccia della nostra salvezza e volto misericordioso del Padre, spezza ancora il Pane della Parola perché possa gustarne la sapienza e i miei occhi, illuminati dalla Grazia, ti riconoscano come Cristo Sposo che ama la sua Chiesa dando sé stesso per la sua Sposa. La tua Parola purifichi il mio cuore dall’avidità e dall’autosufficienza che lo indurisce e lo rende refrattario all’azione dello Spirito. Il Padre mi attiri continuamente a Te affinché le mie scelte di servizio, ispirate dalla gratitudine e mosse dalla fiducia, mi facciano rimanere sul sentiero della vita eterna che hai inaugurato con il sacrificio della Croce. 

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