don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 23 Aprile 2020 – Gv 3, 31-36

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<<lnfatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura>>.

Gesù non è colui che ci spiega le cose, ma è colui che ci introduce dentro le cose stesse. È la grande differenza che c’è tra la teoria e l’esperienza. La fede cristiana non riguarda le teorie.

Quando il cristianesimo si limita ad essere solo teologia o dottrina, tradisce la sua vocazione primaria. Infatti il ruolo preminente della fede è entrare in un’esperienza qualitativamente diversa di vita. Le parole di Gesù sono parole che donano lo Spirito. Una madre che ascolta le parole di Cristo entra in una qualità di maternità completamente diversa.

Allo stesso modo un malato, o un innamorato, un prete o una consacrata, un medico o un povero. È il dono che Gesù ci fa dello Spirito attraverso la sua parola che cambia completamente la qualità della nostra esperienza.

E importa poco se non troviamo tutte le parole necessarie per saperlo spiegare. Ciò che conta è poterlo vivere. Avevano ragione i grandi santi quando dicevano: <<Che cosa ce ne facciamo di una persona che sa spiegare la preghiera ma non prega? Non è forse l’esperienza superiore a ogni spiegazione?>>.

Ecco perché la teologia che più accettiamo è quella della vita dei santi. Nel vedere la loro esperienza capiamo di più il grande mistero di Dio e la bellezza del Vangelo. <<Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui>>.

E l’ira non consiste in una serie di sfortunati eventi, ma nel vedere che i nostri ragionamenti girano a vuoto, che le nostre scelte non portano frutto, e che la nostra vita non approda mai a nulla di significativo. L’ira di Dio non è la sfiga umana.

L’ira di Dio consiste nella stessa esperienza che faccio io quando mi ostino a voler arrivare da qualche parte senza domandare indicazioni a nessuno: in pratica mi perdo sempre.