don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 21 Marzo 2021 – Gv 12, 20-33

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«In verità, in verità dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto».

C’è una verità vera, una verità profonda nel buio delle parole che Gesù pronuncia nel Vangelo di questa V domenica di Quaresima. Infatti finché non accettiamo che dobbiamo imparare a morire, allora non porteremo nemmeno frutto. E imparare a morire significa che non possiamo passare la vita solo a difenderci dalla vita. Delle volte dobbiamo permettere alla vita di aiutarci a morire a noi stessi, di metterci in crisi, in discussione.

Dobbiamo lasciare che la vita ci ferisca fino a tirare fuori il capolavoro che è nascosto dentro ognuno di noi. A nessuno piace morire. Nessuno di noi vorrebbe uccidere il proprio orgoglio, infatti tante volte per difenderlo lo chiamiamo dignità. A nessuno di noi piace rinunciare ai propri ragionamenti e per questo molto spesso le chiamiamo convinzioni profonde.

A nessuno di noi piace mettersi contro il proprio apparato emotivo, contro ciò che sente, contro la propria pancia, per questo tante volte noi diciamo: «Io sono questo».

Ma solo quando capiamo che noi non siamo la nostra storia, non siamo i nostri ragionamenti, non siamo le nostre emozioni e proprio per questo lasciamo che esse possano morire per far emergere una verità più vera, solo allora cominciamo a capire ciò che fino a un attimo prima non riuscivamo a comprendere.

«Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna».

Che tradotto significa: chi vive un rapporto possessivo con la propria vita non riesce a goderne nulla, ma chi la rischia per un motivo valido allora ne sente tutta l’ampiezza.

«Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo».

La grande domanda per un cristiano allora è: «Dove è Gesù?».

Solo quando individuiamo la sua geografia allora possiamo anche seguirlo. Per questo molti santi hanno scelto i poveri, gli ultimi, gli scartati perché sapevano bene che lì c’era e c’è Gesù.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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