don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 10 Febbraio 2022

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AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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Vale davvero la pena sostare per un istante sul dettaglio con cui inizia la narrazione del Vangelo di oggi: “Poi Gesù partì di là e se ne andò verso la regione di Tiro. Entrò in una casa e non voleva farlo sapere a nessuno; ma non poté restare nascosto(…)”.

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Ci fa molto bene leggere il Vangelo e recuperare nel suo racconto tutto ciò che è l’umanità di Cristo. Non perché ne vogliamo occultare la divinità, ma perché l’evento cristiano sussiste esattamente in questo paradosso: tutto ciò che di divino c’è in Cristo lo troviamo nell’umanità di Gesù. E l’umanità è fatta anche di desiderio di starsene un po’ da soli.

Gesù è veramente uomo, e ci si accorge di questo dall’umanissimo desiderio che a volte ha di recuperare le forze, di starsene con i suoi migliori amici, di cercarsi spazi e tempi di preghiera. È sbagliata l’idea del supereroe. Gesù non è un “super uomo”, è “veramente uomo”, e proprio per questo è “veramente Dio”.

Ma la protagonista principale di questo Vangelo in realtà è una donna che mette subito in discussione il desiderio di Gesù di starsene nascosto: “ma non poté restare nascosto, anzi subito, una donna la cui bambina aveva uno spirito immondo, avendo udito parlare di lui, venne e gli si gettò ai piedi”.

La precisazione sulle sue origini giustifica in un certo senso la durezza con cui Gesù si rapporta a lei. Non correva buon sangue tra queste due etnie, e Gesù partendo proprio da questa difficoltà ci costruisce un miracolo. Per potersi relazionare c’è bisogno che ognuno rinunci a una chiusura.

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Questa donna parla per prima, e si umilia nel domandare. Gesù, dopo aver rincarato la dose sulla non opportunità di questa richiesta, in realtà spinge questa donna a fare una professione di fede sui generis. Non vuole non ascoltarla, sta solo purificando le intenzioni. L’ostinazione di questa donna è l’immagine più bella di uno che crede.

Credere è non fidarsi della sensazione di sentirsi dei cani davanti a Lui, ma saper restare e domandare con fiducia nonostante le sensazioni contrarie.

Un altro commento dopo il video.


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Due cose colpiscono del Vangelo di oggi: il primo è il desiderio di Gesù di prendersi una pausa, di trovare un po’ di tempo senza le folle che lo seguivano ovunque: “Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto”.

L’umiltà è sapere che tutti abbiamo bisogno di prenderci un respiro, persino Gesù Cristo. E tirare eccessivamente la corda non è segno di dedizione ma di superbia. La seconda cosa che mi colpisce è l’immensa fede di questa donna straniera che prega Gesù con ostinazione, mostrando che si può ottenere tutto quando si è umili: “Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia.

Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli»”. Chi di noi avrebbe accettato una simile umiliazione? A nessuno piace rinunciare al proprio orgoglio. Ma farsi umile significa capire che c’è qualcosa che conta di più persino del proprio orgoglio ed è ciò che ci sta a cuore.

Anche Gesù davanti ai suoi accusatori, e a Pilato stesso si mostra disarmato, consegnato, completamente umile. San Paolo dirà che a partire proprio da questa obbedienza che lo ha condotto fino alla Croce, Dio lo ha esaudito resuscitandolo. L’umiltà può tutto.

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