don Francesco Pedrazzi – Commento al Vangelo del 29 Agosto 2021

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DIVINO SILENZIO

Non saranno le nostre parole, il nostro clamore, il nostro sdegno a risolvere i problemi della Chiesa e del mondo. Sarà Dio stesso, se lo amiamo veramente, creando nelle nostre giornate spazi di silenzio per poterlo incontrare ed ascoltare.

Nel cristianesimo, come in tutte le religioni, ci sono tradizioni, norme morali e rituali e contenuti dottrinali. Per questo, apparentemente il cristianesimo è una religione come tutte le altre. C’è chi ritiene che per essere buoni cristiani basti osservare determinate norme morali, partecipare ad alcuni riti e credere ad alcune dottrine. Ma è davvero così? Davvero essere cristiani vuol dire semplicemente osservare delle norme e credere a una dottrina?

È chiaro che questi elementi sono presenti nella fede cristiana, eppure la Parola di oggi mette in discussione questa visione del cristianesimo, che è purtroppo molto diffusa.

San Francesco di Sales scriveva: «Alcuni fanno consistere la loro perfezione nell’austerità della vita, altri nell’orazione, altri nella frequenza ai sacramenti, altri nelle elemosine; ma s’ingannano: la perfezione sta nell’amar Dio di tutto cuore» (citato da S. Alfonso Maria de’ Liguori, in Pratica di amar Gesù Cristo, 1).

Ecco ciò che fa la differenza tra la fede cristiana e tutte le altre religioni. La fede cristiana può essere ridotta a un solo comandamento: «Amare Dio con tutto il cuore», cioè amarlo con tutta la propria persona. Questo è il primo e più grande dei comandamenti, come dice lo stesso Gesù. Il comandamento: «Ama il prossimo tuo come te stesso» è un corollario del primo. È, per così dire, il banco di prova del primo comandamento perché, come scrive San Giovanni «chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).


Lo stesso san Giovanni ricorda che noi possiamo amare Dio perché ci amati per primo in Gesù Cristo. Il comandamento dell’amore di Dio in realtà non è un vero comandamento, ma un atto di ringraziamento gioioso a Dio poiché ci ha donato tutto in Gesù Cristo suo Figlio unigenito. Ecco perché Gesù dice, quando parla del suo comandamento, il comandamento nuovo: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi».

E sappiamo bene “come” Gesù ci ha amati! È contemplando incessantemente il Sacrificio d’amore di Cristo, il suo Corpo e il suo Sangue donati per noi sulla croce, che siamo infiammati dal fuoco del suo Amore (lo Spirito Santo) che ci rende capaci di amare Dio e di amare il prossimo. Di conseguenza, siamo in grado anche di osservare i comandamenti. Perché, come lo stesso San Giovanni precisa, chi dice di conoscere Gesù e non osserva i comandamenti è «un bugiardo e in lui non c’è la verità».

Se abbiamo chiaro che amare Gesù Cristo è tutto per il cristiano allora anche le norme rituali e morali trovano senso solo in rapporto a questo fine. Nei riti ci è donato uno spazio in cui incontrare e amare Gesù. Ad esempio, la santa Messa è il momento più alto della contemplazione del Sacrificio d’amore di Cristo, che si rende presente nel mistero celebrato. Nelle norme morali riconosciamo il modo concreto con cui consegniamo a Dio la nostra volontà dimostrandogli che lo amiamo non solo a parole ma con la vita.


Rimane, tuttavia, un interrogativo importantissimo: che cosa vuol dire amare Gesù Cristo e amare Dio con tutto cuore?

Non è facile rispondere in poche parole, ma certamente la Sacra scrittura ci insegna che noi amiamo Dio prima di tutto se ci mettiamo dinanzi a lui in un atteggiamento di ASCOLTO. Nelle letture di oggi troviamo questo verbo in forma di esortazione: «Ascolta, Israele!», dice il Signore tramite Mosè. «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!», dice Gesù. E san Giacomo scrive: «Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza».

Ascoltare Dio vuol dire accoglierlo nel nostro cuore e nella nostra vita. Dio non può fare nulla nella nostra vita se non lo ascoltiamo! San Paolo scrive che la fede nasce dall’ascolto (cf. Rm 10,17), quindi senza ascolto non c’è fede e pertanto neanche vera carità. Noi crediamo in un Dio che ha parlato all’uomo e che continua a parlarci, grazie alla Sacra scrittura e alla Tradizione vivente della Chiesa. Amare Dio, in quanto cristiani, è quindi prima di tutto ascoltarlo, accogliendo con grande docilità la Parola di Dio, fissata nella Bibbia e interpretata autorevolmente dal Magistero della Chiesa.

Amiamo Dio quando imitiamo Maria che nel silenzio accoglie e medita la Parola di Dio, in modo che questa Parola ci trasformi interiormente e sia formato in noi Gesù Cristo. L’ascolto, quando è sincero e profondo, si traduce in vita, in OBBEDIENZA. Infatti, la parola “obbedire” – dal latino ob-audire – significa proprio “ascoltare in profondità”, ascoltare mettendo in pratica ciò che si ascolta, come scrive San Giacomo nella seconda lettura: «Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi».

Gesù ci ricorda oggi che non siamo contaminati da ciò che viene dall’esterno. I veri veleni di cui ci dobbiamo preoccupare non vengono da fuori di noi ma dall’interno, dal nostro cuore! Non vengono dagli uomini ma dal tentatore! Sono i propositi di male che avvelenano il cuore! E chi lo può guarire? È proprio l’ascolto della parola di Dio che può purificare il nostro cuore in modo che da esso possano scaturire soltanto propositi di bene. Infatti, Gesù, dice suoi discepoli: «Voi siete puri, a causa della Parola che vi ho annunciato («Gv 15,3). La Parola di Dio è come un fuoco ardente che purifica le nostre labbra e il nostro cuore (cf Is 6,4-6).

Come si diceva, il banco di prova dell’amore verso Dio e della vera obbedienza ai suoi comandamenti sono le opere di carità. Infatti, San Giacomo, subito dopo aver invitato a un ascolto obbediente della Parola afferma: «Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze». Nel Salmo odierno si proclama che abiterà nella tenda del Signore colui che «non fa danno al suo prossimo e non lancia insulti al suo vicino».

Purtroppo, ai tempi di Gesù, come ai nostri tempi, c’è chi ritiene che per essere buoni cristiani sia sufficiente un’osservanza esteriore e scrupolosa dei riti e delle norme e una volta fatto questo ci si possa permettere di denigrare e ferire fratelli, di gettare fango su chi non la pensa come noi, di giudicare in modo arrogante il prossimo, proprio come facevano gli scribi e i farisei. Guardiamoci dal fare anche noi come gli scribi e i farisei! Dal trasgredire il comandamento di Dio e della sua Chiesa, il comandamento dell’amore, per trovare una falsa sicurezza in tradizioni che – per quanto possano apparire “sante” – non sono prescritte da Dio.

In conclusione: se il cristianesimo consiste essenzialmente nell’amare Dio, se possiamo amare Dio soltanto ascoltandolo e obbedendo, oggi più che mai è importante che nelle nostre giornate ci siano degli spazi di vero e profondo silenzio. Non saranno le nostre parole, il nostro clamore, il nostro sdegno a risolvere i problemi della Chiesa e del mondo. Sarà Dio stesso, se lo amiamo veramente, creando nelle nostre giornate spazi di silenzio per poterlo incontrare ed ascoltare.

Il silenzio fa fiorire l’anima, come una margherita che si apre alla luce del sole, mentre il rumore, le chiacchiere, i vaniloqui la chiudono all’amore di Dio.  

Il filosofo danese Sören Kierkegaard ha scritto che se fosse un medico e gli venisse chiesto un consiglio su come guarire il mondo attuale, risponderebbe: «Create il silenzio! Conducete gli uomini al silenzio!». Santa Teresa di Calcutta, volendo riassumere il percorso che porta alla vera carità che può salvare noi stessi e le persone che abbiamo accanto, disse: «Il frutto del silenzio è la preghiera. Il frutto della preghiera è la fede. Il frutto della fede è l’amore. Il frutto dell’amore è il servizio. Il frutto del servizio è la pace».

Maria Santissima, Vergine dell’ascolto e del silenzio, insegnaci ad accogliere in noi la Parola di Dio perché essa purifichi nostri cuori e impedisca ai pensieri e ai sentimenti malvagi di contaminarli. Amen. 

Fonte

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