don Antonello Iapicca – Commento al Vangelo del 28 Agosto 2019

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IL SEPOLCRO IMBIANCATO TRASFORMATO IN SANTO SEPOLCRO

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Secondo la Torah, che etimologicamente esprime il concetto di “mostrare” una condotta di vita, la “santità” è il principio e il germe di ogni comportamento: “Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo”. Al principio di ogni agire morale vi è l’Alleanza con la quale Dio ha accolto Israele nella sua “santità” (“l’agire segue l’essere” afferma San Tommaso d’Aquino). Per questo esso è un popolo diverso da tutti gli altri, è “santo”, “separato” dalle Nazioni e dai loro costumi civili e religiosi. E guarda caso, “fariseo” significa proprio “separato”. Allora, con i suoi “guai” Gesù sta dicendo ai farisei e agli scribi che erano un gruppo colto all’interno di essi: “Siate voi stessi! Siate santi, siate farisei, siate quello che dite e mostrate di essere!”. Ma dice “guai” come in un lamento funebre, pieno di commozione e compassione di fronte alla morte della loro elezione! Così si comprende meglio perché Gesù li paragona a dei “sepolcri imbiancati”. 

Questa definizione allude all’usanza di cospargere di calce, un mese prima della Pasqua, i sepolcri di Gerusalemme più vicini alle strade perché non diventassero occasione di contatto involontario per quanti si recavano in pellegrinaggio nella Città Santa; calpestandoli, infatti, sarebbero diventati ritualmente impuri per sette giorni, con la conseguenza di non poter avvicinarsi al Tempio. La “giustizia” che “appare davanti alla gente” è, agli occhi di Gesù, come la “calce” che segnala il pericolo di contrarre l’impurità. La “bellezza” di una vita apparentemente pia può dunque essere il segno di “anomia”, ovvero di iniquità, che significa “senza legge”. Ecco il cuore delle parole di Gesù: “Guai a voi ipocriti” perché indossate la maschera della “giustizia” – “sedeq” in ebraico, che nel linguaggio biblico significa rettitudine morale, conformità alla volontà di Dio, “essere amico di Dio” – illudendovi che questo basti per essere “farisei e scribi”; “guai a voi” perché proprio questo vostro apparire è il segno che siete morti, perché “dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità”. Non a caso Gesù dice che essi “assomigliano” a dei sepolcri; “separati” dal mondo dovrebbero essere nel mondo “immagine e somiglianza” del Dio “separato”, invece “assomigliano” a quanto è da Lui più distante, la morte. “Dio”, infatti, “non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi… perché la giustizia è immortale”. Il loro cuore pieno di iniquità corrompeva cioè la loro “giustizia”, rendendola appunto “iniqua”.

La “giustizia iniqua”, relativa alla sua amministrazione nei tribunali, è spesso definita nell’Antico Testamento come una “perversione” del giudizio, che si realizza essenzialmente con la “parzialità” e la “corruzione”. Quando nel giudizio si fanno preferenze di persone o si accettano regali in cambio di favori si “torce” il cammino della “giustizia”. Gesù dunque, definendo “sepolcri imbiancati” quei farisei e quegli scribi sta mettendo in guardia tutti dalla loro ipocrisia, a non farci attirare e sedurre dalla falsa bellezza di una vita apparentemente giusta, perché finiremmo con il calpestare quei “sepolcri imbiancati” che ci renderebbero impuri. Attenti all’ipocrisia ci dice oggi il Signore, perché per quanto ci si sforzi per apparire “giusti”, se non si è “santi” ogni atteggiamento, parola, pensiero è uno “scandalo” sul cammino verso il compimento della nostra vita. Chi non è fedele all’Alleanza con cui Dio lo ha accolto nella sua intimità, chi cioè non ha il cuore nel cuore di Cristo ma continua ad amare il mondo, usando mondanamente e pervertendo addirittura la “giustizia” di Dio che lo ha “giustificato”, precipita nel sepolcro di ipocrisia e iniquità che lo “separa” da Colui che proprio da quelle lo aveva “separato”.

La “giustizia” di Dio, infatti, ha anche il senso di “innocenza” e “vittoria”. Essa è scesa sul Sinai come il sigillo dell’Alleanza di Dio con il popolo che aveva liberato dalla schiavitù per “separarlo” dall’Egitto e dal Faraone. La “giustizia” del popolo è dunque il permanere nell’intimità con Dio, il modo concreto di proteggere la propria “santità” partecipando alla “vittoria” e all’ “innocenza” di Dio su questa terra. Insomma, oggi Gesù ci chiama di nuovo a sé, a restare uniti a Lui per non entrare in contatto con il peccato e la morte che sono l’impurità che ci impedisce di vivere la nostra vita come una liturgia, rendendo vano il nostro pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste.

Ma è pur vero che tutti abbiamo un “esterno bello a vedersi” così come abbiamo un “interno” pieno di “ossa di morti e di ogni putridume”. E’ quello che, splendidamente, afferma Chesterton: “certe volte credo che i criminali abbiano inventato l’igiene. O forse i riformatori dell’igiene hanno inventato il crimine. Tutti parlano di stanzette puzzolenti e sudici tuguri in cui si può scatenare il crimine, ma è proprio il contrario. Sono definite luride non perché vengono commessi delitti, ma perché i crimini vengono scoperti. E’ nei luoghi netti, candidi, ordinati, puliti, che il delitto può scatenarsi: non c’è fango per trattenere le orme”. Quanti delitti senza impronte, nelle nostre famiglie senza fango per trattenere le orme… Non si contano i cadaveri putrefatti delle persone che da anni abbiamo cancellato, e ora giacciono in un angolo del cuore, apparentemente dimenticati, rimossi. 

Fratelli, viviamo in un cimitero di quelli dei paesi di montagna. Belli, non c’è che dire: i cipressi a dare pace, le tombe curate, i fiori sempre freschi, e ogni domenica, all’uscita della messa una visita e una preghiera. A destra è sepolta mia madre, insopportabile; a sinistra mio padre, evanescente e sempre al lavoro, non mi ha mai capito; un po’ più indietro mia sorella, sempre brava a scuola, il fisico da favola e… beh lasciamo perdere, tanto insieme a lei ci ho sepolto pure quel ragazzo che mi ci aveva fatto credere, e alla fine si è sposato con lei. Poi, dietro il campanile quell’anno di seconda media, che incubo, tutti a prendermi in giro. E poi, amici, parenti, e fatti, tanti fatti dolorosi, sono tutti sepolti qui, sotto questi cipressi. Ma il vero problema che affligge la nostra vita non è neppure che lavoriamo da anni in un’impresa funebre. Il problema è che, avendo “innalzato i sepolcri e adornate le tombe” proprio a ridosso della Chiesa, ci illudiamo di aver esorcizzato e risolto le situazioni. Crediamo di aver condotto il matrimonio in una posizione di equilibrio, certo la passione è svanita ma già è tanto se stiamo ancora insieme… Siamo convinti d’essere dei bravi preti, dentro quell’immagine così curata, e tutti gli impegni assolti…

Insomma, occhio non vede, cuore non duole. Siamo purtroppo convinti d’essere a posto, a parte certo qualche peccatuccio, che so’, una bugia, una parolaccia, ma furti, imbrogli, omicidi, scherziamo? Siamo così “correct” che non perdiamo occasione per onorare la memoria dei “profeti”, sottolineando come noi mai e poi mai li avremmo uccisi. Noi siamo diversi! Gli altri invece, sempre loro, quelli del passato come quelli del futuro, ne hanno fatte e ne fanno di tutti i colori. Noi preghiamo, curiamo le tombe, ci sforziamo, non come l’inquilino di fronte, o come mia cognata che “Dio come tratta mio fratello”… E così “colmiamo la misura” dei peccati, proprio dentro a quell’indignazione così trendy, così cool e così perversa… Ma poi – ed è l’amore indomito del Signore – avvengono fatti apparentemente insignificanti che ci scuotono come in un attacco epilettico. Allora investiamo i figli con lo tsunami della nostra ira, assaliamo il coniuge coprendolo con ingiurie tra le più turpi, e tutto il candore ipocrita se ne va a carte e quarantotto tra un eccesso di ira e fughe alienanti. La nostra “giustizia” identica a quella “iniqua” dei “sepolcri imbiancati”.

Ti stupisci allora perché tuo figlio sia diventato “impuro” e sia scappato dalla Chiesa? Si è contaminato con la tua tomba fratello! E così tua moglie e tuo marito, come anche tanti pagani che si avvicinano a te sedotti dalla tua ipocrisia… Sì, perché il problema di ogni uomo è l’ipocrisia, non l’iniquità; la menzogna e non il putridume. I peccati Dio li perdona, ma l’ipocrisia impedisce a Cristo di avvicinarsi al sepolcro e di entrarvi. E’ la corazza nella quale ci infiliamo per difenderci dalla verità, gelosi come siamo della tomba nella quale l’inganno del demonio ci ha fatto scendere. Come il figlio prodigo sei scappato di casa con la tua eredità; ma, lontano dalla “santità della casa di Dio” hai potuto solo dilapidare le Grazie con le quali, come i farisei e gli scribi ipocriti, ti illudevi di poter vivere secondo “giustizia”. Ma, avendo tagliato con la  santità di Dio, hai chiuso la fonte della giustizia, e il tuo cuore si è “colmato” di iniquità. E’ così? Accettalo e coraggio! Un “tribunale iniquo”, composto proprio da quei “sepolcri imbiancati” ha giudicato Cristo, e lo ha condannato! A che cosa? A morte, per scendere così proprio nei loro sepolcri! Lo ha condannato anche la tua ipocrisia vero? Ma il Signore si è fatto condannare da te proprio per scendere anche oggi a prenderti per mano e farti risorgere nella vita nuova e “santa” in virtù della quale puoi camminare nella “giustizia” autentica. Il suo sepolcro è il nostro, e lì dentro Lui ha vinto davvero la morte! 

Sì, Lui ha, oggi, il potere di strappare dalla tomba il nostro matrimonio, e di donargli una vita “santa” che nella “giustizia” che compie la volontà di Dio è immortale, più forte cioè del peccato. Lui può fare del nostro matrimonio un segno così potente da attirare tutti a contemplare in esso la “vittoria” e l'”innocenza” di Dio fatte carne in noi, poveri e deboli peccatori. . Lui può trasformare un sepolcro imbiancato in una tomba vuota avvolta di luce pasquale, la tua vita come il Santo Sepolcro di Gerusalemme, il luogo più “santo” della terra: un sepolcro che per il mondo dice morte, ma che in Cristo afferma la “santità” di Dio, che cioè la morte non ha avuto potere su chi vi è stato deposto, perché Dio lo ha “separato” da essa in virtù del suo amore. 

Fonte e approfondimenti

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Siete figli di chi uccise i profeti.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23, 27-32

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Parola del Signore

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