Commento al Vangelo del 23 ottobre 2017 – don Silvio Longobardi

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“Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede” (12,15).

Il brano evangelico propone la questione, antica e sempre nuova, del rapporto con i beni materiali. Luca manifesta una forte attenzione verso questo tema perché è intimamente convinto che l’adesione al Vangelo libera l’uomo da ogni forma di attaccamento alle cose fino al punto da lasciare tutto (Lc 5,11). L’insegnamento di Gesù offre una regola che va considerata come uno dei pilastri fondamentali della casa: il valore della vita non si misura e non dipende in alcun modo dai beni che l’uomo possiede.

Questa parola appare oggi più attuale che mai. Avere o essere? A porre questa domanda negli anni ’70 era Erich Fromm, uno psicologo ateo. Non dobbiamo confondere il benessere con l’accumulo dei beni materiali. Tra il bene e i beni spesso e volentieri s’instaura un insanabile conflitto: la ricerca dei beni materiali impedisce di pensare e di cercare il bene, ciò che veramente conta, ciò di cui abbiamo assolutamente bisogno. Non è un pericolo remoto ma una realtà sempre più diffusa, soprattutto nel mondo occidentale. Cerchiamo una sazietà che spesso ci riempie di vuoto. L’abbondanza dei beni materiali coincide con una preoccupante scarsità di beni spirituali. Lo sviluppo tecnologico avviene secondo ritmi impressionanti ma non è affatto accompagnato da un’adeguata crescita della coscienza morale, anzi sembra talvolta che quanto più l’uomo è pieno di cose, tanto più è privo di quei valori che danno senso e dignità alla sua vita e a quella dell’intera società.

A metà degli anni ’90 l’abbé Pierre, fondatore del movimento Emmaus, lanciava questo ammonimento: “Se ci ostiniamo a voler vivere sprecando tempo, risorse, energie, intelligenze per produrre e consumare beni che non sono essenziali, quando non pericolosi, allora, la crisi sociale si estenderà e coinvolgerà anche noi”. È la carità l’unico Bene che non perde mai valore e dà valore infinito alla nostra vita.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

Lc 12, 13-21
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

A cura di don Silvio Longobardi per Punto Famiglia

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