Commento al Vangelo del 18 Marzo 2020 – Servizio Pastorale Giovanile di Pompei

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«Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento».

Gesù non è venuto ad abolire i comandamenti dati a Mosè, così come descritto nell’Antico Testamento e, in particolare, nel libro dell’Esodo. Non può avere rilievo solo l’osservanza della disciplina e la condotta esteriore, ma occorre andare alla radice stessa della Legge senza mai dimenticare che Dio va al cuore dell’uomo, la fonte di ogni sua azione buona o cattiva. Non bastano le norme giuridiche, applicate alla lettera, per dirsi buoni cristiani.

Dio è amore che pretende l’amore e non una semplice obbedienza alle sue leggi. È l’amore che spinge ad accogliere i comandamenti, non la paura o una comune osservanza esteriore, costruita sul “così mi hanno insegnato” o sul “si è fatto sempre così”. D’altra parte, San Marco ci racconta come, un giorno, uno scriba chiese a Gesù quale fosse il primo comandamento.

E Gesù rispose: «“Ascolta, Israele: Il Signore Dio nostro è l’unico Signore”, e “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Questo è il primo comandamento. E il secondo è simile a questo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”» (Mc 12, 29-31).

Diventerà un uomo buono il bambino che ascolta i genitori per paura o il bambino che ne segue gli insegnamenti perché sa di essere amato e che la mamma e il papà vogliono solo il suo bene?


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