Ancora Giovanni evangelista ci sta accompagnando verso la settimana santa. La diatriba con i farisei è sempre la stessa: non credono che Egli sia stato inviato da Dio e che è il Figlio di Dio.
Gesù replica loro dicendo che moriranno nei loro peccati se non credono. Gesù e il Padre sono una cosa sola. Questo era incomprensibile ai farisei.
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E Gesù lascia loro il segno della croce dove si rivelerà la potenza di Dio. La croce, strumento di tortura e morte, rivela la vittoria della vita. Gesù risorge e vive unito al Padre.
E allora solo il mistero pasquale ci fa conoscere Dio in profondità. Ci fa uscire dal tunnel del nostro peccato, cioè delle nostre mancanze d’amore che derivano tutte dalla scarsa conoscenza che abbiamo di Dio, che è Amore.
Morire per risorgere ora, qui in questo mondo, ci consente di abbandonare uno stile di vita superficiale, mediocre o meschino per essere veri figli di Dio.
Morire nei propri peccati invece significa rimanere quaggiù, non raggiungere la metà che è lassù, insieme a Dio. Una vita inutile e senza senso.
Gesù ci sprona oggi a guardare in alto verso il cielo, dove si staglia la croce di salvezza della nostra vita. Guardiamo ai tanti momenti o occasioni che abbiamo per morire a noi stessi e risorgere nella nostra quotidianità e comprenderemo chi è Dio, dove ci conduce e quanto ci ama.
Se rimaniamo impantanati nella nostra mediocrità non potremo andare dove Egli è. Come i farisei ipocriti e meschini.
Sr Palmarita Guida
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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