Riconoscere che Gesù è l’inviato di Dio, il Figlio suo… Non basta. Bisogna andare oltre questa affermazione di fede. Bisogna credere e comprendere che Dio si rivela nella debolezza, nell’impotenza, nel fallimento.
Che la via della resurrezione è preceduta da quella della sofferenza e della morte. Se non entriamo in quest’ottica non pensiamo secondo Dio ma secondo Satana. Gesù rimprovera Pietro dal quale è stato rimproverato perché la sua professione di fede subito era stata infangata dal maligno.
Lo chiama Satana, infatti, subito dopo che gli aveva affidato la sua chiesa. Quel Pietro che lo rinnegherà e che dopo Pentecoste darà la vita per Lui. Quando vogliamo edulcorare il vangelo o togliere la croce dalla nostra vita noi facciamo le veci di Satana il quale aveva tentato già Gesù sul modo di sottrarsi alla sofferenza.
Ma è il morire per risorgere che ci libera e ci rende figli. Chi pensa alla maniera mondana cioè del maligno, né è schiavo. Chi si mette dietro a Gesù per seguirlo in tutto è libero e fa della morte e della sofferenza, della sua fragilità e impotenza il suo vessillo di vittoria.
La mentalità mondana è impastata di potere e fugge ogni fragilità… Quella di Dio è impastata di fragilità e fugge ogni potere. Io in quale mi ritrovo?
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
