“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.”
Il linguaggio di Gesù è sconvolgente. Non dice: “Chi ammira la mia dottrina”, “chi apprezza i miei insegnamenti” o “chi prova simpatia per me”. Dice: “Chi mangia me.”
- Pubblicità -
L’Eucaristia è lo scandalo di un Dio che non si limita a parlarci, ma vuole entrare dentro di noi. Vuole mescolarsi alla nostra vita, abitare le nostre ferite, trasformare i nostri pensieri, guarire il nostro cuore.
Eppure molti cristiani vivono come se l’Eucaristia fosse un dettaglio facoltativo della fede. Si può rinunciare facilmente alla Messa, si può passare davanti a una chiesa senza fermarsi un momento ad adorare, si può restare settimane o mesi senza Comunione. Eppure diciamo di amare Gesù.
Se una persona amata ci invitasse a cena, troveremmo il tempo. Se ricevessimo una proposta importante, correremmo. Davanti a Gesù che si fa Pane, invece, spesso troviamo solo scuse.
Forse perché non abbiamo ancora compreso che l’Eucaristia non è il premio dei perfetti, ma il pane dei peccatori. Non è la ricompensa di chi è già santo, ma la medicina di chi ha bisogno di guarire. Non è il traguardo dei forti, ma il sostegno dei deboli.
Quanti pensano: “Prima devo sistemare la mia vita, poi mi avvicinerò a Dio”. Gesù dice il contrario: vieni a me perché io possa aiutarti a cambiare vita.
Naturalmente, questo non significa ricevere l’Eucaristia senza conversione o senza rispetto per ciò che essa è. Significa però riconoscere che nessuno di noi sarà mai degno per meriti propri. Ci accostiamo all’altare non perché siamo perfetti, ma perché abbiamo bisogno di Lui.
La vera domanda del Corpus Domini allora non è: “Credo che Gesù sia presente nell’Eucaristia?” La domanda più scomoda è un’altra: se credo davvero che lì c’è il Signore della vita, perché non corro da Lui più spesso? Perché non lo adoro? Perché non lo desidero come il pane quando ho fame?
L’Eucaristia celebrata e l’Eucaristia adorata sono un’unica realtà: Gesù che continua a donarsi a tutti, senza escludere nessuno. Un Dio che si lascia mangiare per amore e che resta ad aspettarci nel silenzio del tabernacolo.
- Pubblicità -
Chi ha capito questo non vive la Messa come un obbligo e l’adorazione come una devozione per pochi. Le vive come un incontro vitale, necessario, irrinunciabile.
Perché quando si scopre che nel Pane consacrato c’è davvero Cristo, non si corre più dietro a tante cose: si corre da Lui.
Oggi e sempre nutriti di Lui perché come dice a S. Agostino: “Più mangio Te più divento Te”.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
