Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 6 marzo 2026

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La parabola dei vignaioli omicidi (Mt 21,33-43) è una delle pagine più scomode del Vangelo. Non parla solo di altri: parla di noi.

Dio affida la sua vigna – il mondo, la Chiesa, la nostra stessa vita – a dei vignaioli. Non ne siamo i padroni, siamo solo custodi. Eppure dentro il cuore umano si nasconde sempre la stessa tentazione: prendere il posto di Dio.

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Per questo i vignaioli della parabola non vogliono consegnare i frutti. Prima respingono i servi, poi li maltrattano, infine li uccidono. E quando arriva il figlio pensano: “Uccidiamolo e avremo noi l’eredità.” È la logica antica del peccato: eliminare Dio per diventare padroni della vigna.

Ma attenzione: noi non uccidiamo Gesù con le pietre. Lo uccidiamo ogni volta che addomestichiamo il Vangelo, quando lo pieghiamo ai nostri interessi, quando lo svuotiamo con una religiosità di facciata. Una fede che parla di Dio ma cerca il potere, il prestigio, il consenso. È quella che Papa Francesco chiama mondanità spirituale: una malattia sottile, perché usa il linguaggio di Dio ma cerca la gloria degli uomini.

Allora la parabola diventa una domanda che ci inquieta: siamo custodi della vigna o padroni? Servi del Vangelo o proprietari della religione?

Il Vangelo non è nostro. La Chiesa non è nostra. La vigna è di Dio.

E forse la conversione comincia proprio qui: quando smettiamo di difendere il nostro posto e ricominciamo a portare frutti per il Regno. Perché alla fine della parabola Dio non distrugge la vigna. Cambia i vignaioli. E la affida a chi è disposto a vivere non da padrone, ma da servo.

Sr Palmarita Guida fvt

A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade