“In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio.”
Nel Prologo di Giovanni non c’è poesia: c’è rivelazione. Gesù non è semplicemente un maestro, un profeta, un modello etico. In Lui Dio prende un volto. Un volto che guarda, che tocca, che piange, che ama.
Troppo spesso cerchiamo Dio lontano, astratto, spiritualizzato. Giovanni oggi ci costringe invece a una verità scomoda:
se vuoi conoscere Dio, guarda Gesù.
Non un Dio che giudica dall’alto, ma un Dio che si avvicina senza paura alle nostre oscurità. Incontrare davvero Cristo significa entrare in contatto con il Dio che è amore concreto, amore che si fa carne, che si sporca le mani, che non ama “dal cielo” ma nel quotidiano.
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E chi Lo incontra nel profondo — non a parole, non per abitudine — non resta mai come prima.
Giovanni dice che il Verbo è Luce, e chi accoglie quella luce non può continuare a camminare nelle tenebre interiori che spesso ci siamo abituati a chiamare “carattere”, “situazioni”, “destino”.
La vera provocazione oggi è questa:
Se Cristo è la Luce, allora perché viviamo ancora come se fossimo al buio?
Forse perché non ci lasciamo davvero toccare, vedere, trasformare.
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Accogliere Gesù significa permettergli di illuminare ciò che evitavamo, di rischiarare ciò che teniamo nascosto, di rendere luminoso ciò che pensavamo perduto.
E allora, lentamente ma davvero, diventiamo luce anche noi, una luce che non abbaglia ma che scalda, che non mette in ombra ma che rivela, che non domina ma che accompagna.
Il mondo non ha bisogno di cristiani perfetti, ma di cristiani luminosi: uomini e donne che, avendo incontrato il volto di Dio in Gesù, diventano un riflesso credibile di quell’amore.
Oggi il Vangelo ci chiede:
La Luce è venuta nel mondo. Tu la stai lasciando entrare davvero?
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
