C’è un particolare interessante in questo Vangelo: Gesù è ancora una volta a pranzo in casa di un fariseo. Lo hanno invitato, ma non per accoglierlo: lo osservano, lo scrutano, aspettano di coglierlo in fallo. Eppure, questa volta, è Gesù che osserva loro. Guarda i loro comportamenti, nota come scelgono i primi posti, quanto tengono a stare vicino al padrone di casa. La situazione si capovolge: gli osservatori diventano osservati!
Attraverso una parabola, Gesù smaschera una superbia che spesso si nasconde dietro le buone maniere e le apparenze religiose. Perché anche nella vita di fede possiamo trasformare tutto in una gara: chi conta di più, chi ha più visibilità, chi riceve più riconoscimenti, chi occupa il posto più importante.
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Ma la provocazione di Gesù è un’altra: tu sai davvero stare all’ultimo posto?
Attenzione, perché l’umiltà non è fingere di valere poco, sminuirsi o rinunciare alla propria dignità. È sapere chi siamo senza avere continuamente bisogno che gli altri ce lo confermino. È non dover dimostrare di essere migliori, più importanti o più meritevoli degli altri.
E soprattutto è lasciare a Dio la libertà di farci avanzare nella vita secondo i suoi criteri, non secondo le nostre ambizioni.
Noi invece quante energie spendiamo per emergere? Quante volte ci affanniamo per conquistare un ruolo, ottenere un riconoscimento, essere considerati, occupare un posto che pensiamo ci spetti?
Gesù ci ricorda che non siamo quello che gli altri pensano di noi, né il posto che occupiamo nella società o nella Chiesa. Siamo quello che siamo davanti a Dio. Nulla di più e nulla di meno.
L’umiltà è questa libertà interiore: non avere bisogno del primo posto per sentirsi qualcuno.
E allora una domanda scomoda: se domani nessuno si accorgesse di noi, nessuno ci cercasse, nessuno ci desse un riconoscimento, continueremmo a sentirci preziosi?
Perché chi ha bisogno sempre di salire per sentirsi importante non ha ancora imparato a stare in piedi davanti a Dio.
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L’ultimo posto non è una strategia per arrivare al primo. È il luogo in cui impariamo ad amare senza dover essere ammirati.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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