Nel Vangelo di oggi a Gesù viene decretata la morte. Non perché colpevole, ma perché “scomodo”. Caifa pronuncia una frase terribile e profetica allo stesso tempo: “È meglio che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione.”
Politica pura. Calcolo. Strategia.
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Ma proprio lì, dentro un ragionamento distorto, Dio inserisce la Sua logica di salvezza.
È sconvolgente: Dio non aspetta che i nostri piani siano santi per agire. Entra nelle nostre trame sbagliate, nei compromessi, nelle paure, persino nelle ingiustizie. E lì dentro fa nascere un bene che supera il male.
La morte che gli infliggono diventa vita per tutti.
Quante volte anche noi viviamo momenti in cui sembriamo “pagare” al posto di altri:
– quando subiamo incomprensioni,
– quando veniamo giudicati senza colpa,
– quando portiamo pesi che non ci appartengono,
– quando siamo il bersaglio di tensioni che non abbiamo creato.
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Non è forse una forma quotidiana di “capro espiatorio”?
Una piccola partecipazione al mistero di Cristo?
La provocazione è questa:
Se Dio sa trasformare il male più ingiusto nella salvezza più grande, perché temere ciò che soffriamo per il bene degli altri?
Non siamo chiamati a cercare il dolore, ma a lasciarci usare da Dio come strumenti di luce proprio lì dove il mondo vede solo fallimento.
Forse, senza accorgercene, le nostre ferite stanno salvando qualcuno.
E i nostri “perché” non sono inutili: stanno diventando Pasqua.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
