FREQUENTIAMO LE CHIESE, MA SIAMO ANCORA PAGANI?
C’è una donna nella sinagoga. È curva da diciotto anni. Non riesce più a guardare in alto, a sollevare lo sguardo, a contemplare il cielo. Vive guardando la terra, schiacciata da un peso che le impedisce di stare in piedi.
Gesù la vede. Non aspetta che sia lei a chiedere aiuto. La chiama, la tocca e la libera. Per Gesù, quella donna viene prima della legge, prima del sabato, prima di qualsiasi prescrizione religiosa. Perché Dio non ha bisogno che difendiamo le sue regole: desidera che difendiamo la vita!
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Ma il capo della sinagoga si scandalizza. Una donna è stata guarita, e lui riesce a vedere soltanto una trasgressione del sabato. Ha davanti agli occhi un miracolo e non riesce a gioire. La sua religione gli ha indurito il cuore al punto da fargli considerare più importante una regola che una persona liberata dalla sofferenza.
E qui il Vangelo diventa provocazione per noi.
Possiamo frequentare le chiese, pregare, partecipare alle celebrazioni e continuare a vivere da pagani! Possiamo conoscere le Scritture e non conoscere il cuore di Dio. Possiamo difendere la verità e calpestare le persone. Possiamo essere fedeli alle pratiche religiose e rimanere prigionieri dell’orgoglio, della gelosia, del rancore, del bisogno di giudicare e di avere sempre ragione.
Quanti cristiani sono ancora curvi sotto il peso delle proprie schiavitù! Curvi per il bisogno di apparire, per la dipendenza dall’approvazione degli altri, per l’attaccamento al denaro, per il desiderio di controllare tutto e tutti. Curvi sotto il peso di un passato che non riescono a perdonare, di ferite che trasformano in armi, di una fede che non cambia il loro modo di amare.
E il problema più grande è che ci siamo abituati a stare curvi! Abbiamo imparato a convivere con ciò che ci toglie la libertà, fino a scambiare le nostre schiavitù per il nostro modo di essere.
Gesù, invece, non si rassegna alla nostra schiavitù. Ci vuole in piedi, liberi, capaci di guardare Dio e di riconoscere il fratello. Non è venuto a renderci più religiosi, ma a restituirci la vita. Perché il Signore è sempre dalla parte della vita, mai della morte; della liberazione, mai della schiavitù.
Ecco la domanda scomoda di oggi: se il Vangelo non ci rende più liberi e più umani, a che cosa serve la nostra religiosità?
Se dopo anni di preghiere continuiamo a umiliare chi ci sta accanto, se celebriamo l’Eucaristia ma non sappiamo perdonare, se adoriamo Cristo sull’altare ma ignoriamo Cristo ferito nelle persone, forse dobbiamo chiederci se abbiamo davvero incontrato il Signore o se ci siamo soltanto abituati a frequentare i suoi luoghi.
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La donna del Vangelo, una volta guarita, glorifica Dio. Il capo della sinagoga, invece, si vergogna. La prima ritrova la libertà; il secondo rimane prigioniero della sua mentalità.
Oggi possiamo scegliere da che parte stare: dalla parte di chi libera o dalla parte di chi tiene prigioniero. Anche con le nostre parole, i nostri giudizi e le nostre rigidità possiamo rialzare una persona oppure schiacciarla ancora di più.
Non basta entrare in chiesa per incontrare Dio. Bisogna permettere a Dio di entrare nelle nostre schiavitù e liberarci.
La vera conversione comincia quando smettiamo di chiedere a Dio di confermare le nostre convinzioni e gli permettiamo di cambiare il nostro cuore.
E tu, oggi, sei una persona che rialza gli altri o una persona che, in nome della propria religiosità, li tiene ancora curvi?
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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