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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 22 agosto 2026

Questa Parola è molto scomoda, perché Gesù non sta semplicemente criticando gli scribi e i farisei di duemila anni fa: sta mettendo davanti allo specchio ogni forma di autorità religiosa, compresa la nostra.

La provocazione più forte, secondo me, è questa: si può parlare di Dio, insegnare il Vangelo, guidare una comunità, avere un ruolo nella Chiesa e, nello stesso tempo, mettere se stessi al posto di Dio. Quando il servizio diventa potere, quando il ruolo diventa prestigio, quando l’autorità diventa dominio, allora non stiamo più annunciando Cristo: stiamo annunciando noi stessi.

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Gesù denuncia una religiosità fatta di apparenza: persone che dicono e non fanno, che impongono agli altri pesi che loro non sono disposti a portare, che cercano i primi posti, i riconoscimenti, i titoli, gli onori. È l’ipocrisia di chi usa persino Dio per costruire la propria immagine.

E qui il Vangelo diventa davvero provocatorio: quanto di questa ipocrisia abita anche dentro di noi?

Perché è facile riconoscere il fariseo negli altri. Molto più difficile riconoscerlo dentro di noi.

Ogni volta che cerchiamo di essere ammirati per il bene che facciamo; ogni volta che abbiamo bisogno di essere riconosciuti; ogni volta che usiamo il nostro ruolo per sentirci superiori; ogni volta che pretendiamo dagli altri ciò che noi non viviamo; ogni volta che vogliamo avere l’ultima parola perché pensiamo che il nostro ruolo ce ne dia il diritto… stiamo già occupando uno spazio che appartiene a Cristo.

Gesù non ci chiede di diventare grandi agli occhi degli uomini. Ci chiede di diventare piccoli davanti a Dio.

E la piccolezza evangelica non significa essere insignificanti. Significa non avere bisogno di possedere gli altri per sentirsi qualcuno. Significa servire senza dominare, guidare senza sostituirsi a Cristo, amare senza appropriarsi delle persone.

Il vero capo, nel Vangelo, non è quello che sta sopra gli altri, ma quello che si mette sotto, per sollevare gli altri.

Per questo la vera conversione non consiste soltanto nel cambiare qualche comportamento esteriore. È molto più radicale: sconfiggere la propria ipocrisia, smascherare le motivazioni nascoste del cuore e lasciare che Cristo torni ad essere l’unico Maestro, l’unica Guida, l’unico Signore.

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Alla fine rimane una domanda che non possiamo evitare:

Quando servo Dio, sto davvero servendo Lui… oppure sto usando Dio per servire me stesso?

È qui che si misura la nostra grandezza.

Perché nel Vangelo chi vuole essere grande deve imparare a servire. E chi si mette al posto di Dio, prima o poi, scopre di essere diventato piccolo.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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