Noi siamo abituati a pensare a un Dio che dobbiamo servire, onorare, pregare, al quale dobbiamo rendere conto della nostra vita. E invece Gesù, oggi, ci consegna un’immagine sconvolgente: quando il padrone ritorna e trova i suoi servi svegli, si cinge le vesti, li fa sedere a tavola e passa a servirli!
Un capovolgimento epocale. Il padrone diventa servo. Dio si mette a tavola con noi e ci serve. Non è l’immagine di un Dio che pretende, ma di un Dio che ama fino a rovesciare ogni gerarchia. È il volto di un amore che non cerca di essere servito, ma desidera donarsi.
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Ma c’è una condizione: essere svegli!
Che cosa significa essere svegli mentre aspettiamo il Signore? Non significa vivere con la paura della morte o contare i giorni che ci separano dalla fine. Significa abitare il presente senza addormentarci nell’indifferenza, nella mediocrità, nelle abitudini che spengono il desiderio. Significa tenere accesa la lampada del cuore, continuare ad amare, servire, generare vita, anche quando è notte e sembra che Dio sia lontano.
Gesù parla del suo ritorno, ma questa attesa riguarda anche la fine della nostra piccola vita. Non sappiamo quando arriverà la nostra ultima notte. Sappiamo, però, che possiamo scegliere come attraversarla: addormentati spiritualmente oppure vivi, operosi, capaci ancora di attendere con gioia.
Pensiamoci: io preparo con amore la casa soltanto per chi amo e so che mi ama. Se attendo una persona importante per me, non considero una fatica tenermi sveglio. La sua venuta dà senso alla mia veglia.
E se colui che attendo è il Signore, colui che mi ama come nessun altro può amarmi, perché dovrei vivere la sua venuta come una minaccia?
Forse abbiamo trasformato la fede in un dovere da assolvere, invece che in un’attesa d’amore. Abbiamo paura dell’incontro con Dio, mentre Gesù ci rivela che quell’incontro sarà una festa in cui Dio stesso ci farà sedere alla sua tavola.
La provocazione di oggi è questa: se dici di amare il Signore, la tua vita assomiglia a quella di chi aspetta con gioia una persona amata oppure a quella di chi teme che arrivi?
Perché la santità non consiste soltanto nel fare tante cose per Dio, ma nel vivere ogni giorno preparando la casa del cuore a Colui che viene. E quando finalmente arriverà, non sarà uno sconosciuto a varcare la soglia, ma l’Amato che abbiamo atteso per tutta la vita.
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E allora la nostra piccola esistenza, con tutte le sue notti e le sue fatiche, si trasfigurerà nell’eternità di Dio.
La vita cristiana è questo: restare svegli nell’amore, finché l’Amore verrà a servirci alla sua tavola.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
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