Il Vangelo di oggi rovescia le nostre sicurezze religiose. Gesù ci ricorda che Dio non ha creato la legge per complicare la vita dell’uomo, ma per liberarla. E ogni volta che le nostre regole, le nostre abitudini “sacre”, le nostre tradizioni diventano barriere invece che ponti, siamo già fuori dal Vangelo.
La verità è che dentro di noi c’è sempre un istinto giustizialista, una voglia di giudicare, di controllare, di decidere chi è dentro e chi è fuori. È la tentazione di difendere la legge più che la persona; di difendere il rito più che l’incontro; di difendere la forma più che la grazia.
Ma Gesù non sopporta questo. E lo dice chiaramente: “Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato.”
Cioè: L’amore viene prima di tutto. L’uomo viene prima di tutto. Il bene reale della persona è più grande di qualunque norma.
Se una regola ci impedisce di amare, è una regola sbagliata.
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Se un precetto ci allontana dal fratello, non viene da Dio.
Se una tradizione ci chiude al nuovo di Dio, è solo un idolo ben mascherato.
Il Vangelo ci provoca a guardarci dentro: quante volte usiamo la legge per non cambiare?
Quante volte ci rifugiamo nelle norme per non lasciarci convertire?
Quante volte preferiamo avere ragione invece che salvare una vita?
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Il sabato — cioè tutto ciò che riteniamo intoccabile — è davvero “per l’uomo”?
O abbiamo costruito un mondo in cui l’uomo deve adattarsi alle nostre regole, alla nostra misura, alle nostre pretese?
Il Vangelo oggi ci smaschera e ci libera: non siamo chiamati a custodire il sabato, ma a custodire il cuore dell’uomo, dove Dio desidera abitare.
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
