Simeone e Anna non sono due vecchietti pii e devoti: sono due sentinelle della Luce, due profeti ostinati che non hanno ceduto alla tentazione più pericolosa della vita spirituale: quella di smettere di aspettare.
Hanno attraversato anni, silenzi, ritardi, promesse non ancora compiute…
Eppure non si sono arresi. Non hanno ceduto allo scoraggiamento, alla rassegnazione, alla logica del “non cambia mai nulla”.
Sono rimasti in piedi, in ascolto, con gli occhi aperti e il cuore vigile.
E quando il Bambino entra nel Tempio, loro Lo riconoscono.
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Perché la vera fede fa questo: vede ciò che gli altri non vedono.
E lo riconoscono perché avevano un unico amore, una sola passione: Dio.
Chi vive per Dio, riconosce Dio.Un messaggio provocatorio per noi consacrati.
Oggi la Chiesa ci mostra Simeone e Anna come icona dei consacrati.
Ma non per dirci: “Siate buoni e devoti”…
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Bensì per dirci: Siate profeti!
La consacrazione non è una scelta per “fare del bene”.
Non è una vita comoda e ordinata.
È un fuoco, un’urgenza, un’inquietudine santa.
Il consacrato è uno che ha deciso che solo Dio basta.
Non cerca applausi, non costruisce carriere, non difende recinti.
Sta nel mondo come Simeone nel Tempio:
in attesa della Luce, e pronto a gridarla quando appare. Simeone prende in braccio Gesù: atto di coraggio!
Prendere tra le braccia il Cristo significa assumersi la responsabilità del Vangelo:
metterlo al centro, lasciarlo pesare sulla vita, lasciarlo cambiare la vita.
Quanti invece tengono il Vangelo a distanza, come fosse fragile…
No: è forte, è spada, è fuoco che brucia le mezze misure.
Simeone, con un gesto, ci dice:
“O lo prendi in braccio o non lo conosci. Anna, profetessa del quotidiano.
Anna non predica nel culto:
predica nelle relazioni, parlando a tutti di quel Bambino.
È la profezia della vita reale, dei corridoi, degli incontri, del quotidiano.
Oggi la Chiesa festeggia anche questa profezia “domestica”:
quella delle comunità religiose, delle fraternità, delle case semplici dove la Luce viene custodita e portata ai poveri, ai feriti, agli scoraggiati.
Il mondo non ha bisogno di consacrati stanchi…
ha bisogno di sentinelle come Simeone e Anna.
La Chiesa non celebra la vita consacrata per nostalgia.
La celebra perché senza profeti la fede diventa amministrazione, la liturgia diventa rito,
la missione diventa attività.
La vita consacrata esiste per ricordare a tutti che Dio è vivo, che la Luce è venuta, che la storia è gravida di salvezza.
Simeone e Anna hanno atteso la Luce…
noi spesso ci accontentiamo del crepuscolo.
Loro hanno dato tutto per un incontro…
noi rischiamo di dare avanzi, frammenti, mezze energie.
Chi sono oggi i veri consacrati?
Quelli che vivono solo per Dio… e per raccontarlo al mondo.
Una preghiera oggi sentita e grata per ogni consacrato/a.
Sono il passaggio da una felicità fragile a una felicità che ha il nome di Dio.
E tu, sei felice?
Sr Palmarita Guida fvt
A cura di Sr Palmarita Guida della Fraternità Vincenziana Tiberiade
