Il Vangelo di oggi ci mette davanti a un paradosso divino: Gesù dona tutto… e continua a donarsi. Il suo “fino alla fine” non è un ricordo del passato, ma un’azione presente, viva, concreta.
Nell’Eucaristia il dono non è celebrato, è rinnovato. È qui, ora, per me e per te.
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Il problema allora non è sapere che Gesù si dona, ma se lo capiamo davvero.
Perché chi lo comprende, non resta spettatore di un rito:
– lava i piedi di chi ha accanto, anche quando non lo merita;
– spezza il proprio tempo, le proprie energie, il proprio cuore;
– non fa della fede una fortezza, ma una mensola di pane condiviso;
– smette di lamentarsi della fatica del servizio e comincia a viverla come risposta d’amore.
Il dono di Cristo diventa così una forma di vita, non un’emozione liturgica.
E se davvero riconosci che Lui si consegna a te ogni giorno nell’Eucaristia, allora la domanda è inevitabile:
Tu, oggi, a chi ti stai donando?
Chi riceve qualcosa di Dio attraverso le tue mani?
Chi sente Dio vicino attraverso il tuo modo di servire?
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Giovedì Santo non è “commemorazione”.
È esame di coscienza: se Cristo resta sull’altare e non passa nella tua vita, la Messa non è finita, è mancata.
A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade
